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Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

February 4, 2012 – 6:41 pm No Comment | 14 views

Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

Maurizio Boni vuole comunque iniziare i lavori sulla proprietà che lui e suo zio Sandro Boni hanno …

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Gli esecutori della frode

Sebastiano Puliga, Alessandro Lozzi, Roberto Scialdone, Sandro Boni, Franco Marcucci, Ernesto Cudia, Maurizio Boni, Antonio Tangocci.

Fallimentopoli

Udienze processuali e notizie sul caso ‘fallimentopoli fiorentina’, nato dal comportamento delittuoso di Sebastiano Puliga ed altri pubblici ufficiali nel Tribunale di Firenze

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Udienza del 02.02.2009

Submitted by on February 2, 2009 – 10:54 pmNo Comment | 1,698 views

Udienza del 02.02.2009

Sono stati sentiti i testi Castaldi, Morini, de Bruno, Colucci, Michellotti, Della Tommasina.

Si è parlato principalmente delle procedure ICIET SIME e ORCAGNA COSTRUZIONI.

Si è di nuovo affrontata la questione della lettera della commercialista Lucia Figini di rinuncia agli incarichi presso il Tribunale in quanto compagna del giudice Sebastiano Puliga. La lettera fu inviata al Presidente del Tribunale, al giudice delegato che era Sebastiano Puliga e all’Ordine dei Dottori Commercialisti.

È emerso che la macchina intestata a Lucia Figini era in realtà usata da Puliga. Il test riferiva che questo particolare l’aveva saputo dai giudici dott. Raffaele d’Amora e dott. Andrea Riccucci. La difesa chiede per tanto la citazione articolo ex.Art.195 dei due magistrati d’Amora e Riccucci per essere sentiti sul fatto. (L’Art. 195 c.p.p. dispone, a pena di inutilizzabilità della dichiarazione, che siano chiamate a deporre la persona o le persone che avevano riferito il fatto, ndr).

PROCEDURA ICIET-SIME

Sulla procedura Iciet-Sime furono sentiti i testi dr. Sandro de Bruno dirigente di società del gruppo Materi; dr. Giampietro Castaldi incaricato di presentare la domanda di ammissione al concordato preventivo della Iciet-Sime; Carlo Angelo Morini professionista presso la IN.GL.EN spa controllante della Iciet-Sime;

Nel 1996 la Iciet-Sime ebbe difficoltà economiche dovute a crediti non pagati; i rappresentanti della società parlarono con il presidente facente funzioni dott. Andrea Riccucci per la domanda di concordato preventivo raccomandandogli la velocità in quanto c’erano pesanti problemi intorno alla crisi della Iciet-Sime che, data l’importanza della ditta, era molto pubblicizzata sui giornali. La società aveva chiuso per mancanza di liquidità perche molte delle aziende debitrici (Pontello, Maltavolo, Ipergiro, ecc.) erano reduci dalle vicende di tangentopoli e quindi non avevano liquidità pero la Iciet-Sime non aveva mai avuto una contestazioni e quindi i crediti erano tutti buoni ed esigibili.

Il concordato preventivo venne omologato per le garanzie immobiliari presentate dalla famiglia Materi tramite una loro società. Il giudice designato per il concordato era Sebastiano Puliga e gli ausiliari Angelo Garcea, Gabriele Beghé e Lucia Figini. Era noto agli amministratori e titolari dell’impresa che Lucia Figini era la compagna del giudice delegato alla procedura Sebastiano Puliga.

Geniale: spolpare la ditta con incarichi inutili.

Per valutare l’ammissibilità della domanda di concordato preventivo presentata dalla Iciet-Sime Sebastiano Puliga incaricò Angelo Garcea il quale a sua volta nominò Lucia Figini per fare una perizia che gli sarebbe servita appunto per la valutazione dell’ammissibilità al concordato (!!).

Per svolgere il suo lavoro Lucia Figini venne soltanto una volta alla Iciet-Sime, vi rimase per pochi minuti e non chiese mai né dati né documenti. Sicché non si sapeva che tipo di verifiche avesse fatto. Angelo Garcea raccolse dei dati che però non aveva mai riferito che servissero per fare una valutazione; alcuni dichiararono di non avere mai visto la perizia della Figini e che non si sapeva a cosa servisse.

Ma il fatto è che Angelo Garcea non utilizzò neanche la perizia di Lucia Figini per dare il suo parere sull’ammissibilità, tant’è che la perizia della Figini fu depositata dopo l’ammissione della Iciet-Sime al concordato preventivo, come risulta dalla relazione dello stesso Angelo Garcea che scriveva che la valutazione di Lucia Figini non era ancora pronta.

Angelo Garcea non poteva conferire un incarico ufficiale che spettava al Tribunale, ed era irregolare porre a carico dei creditori l’onere della perizia di Lucia Figini, visto che era un suo coadiutore nominata da lui. Ma il giudice Sebastiano Puliga ratificò l’operato di Angelo Garcea accogliendo una sua istanza dove autorizzava il pagamento dei 20.000 euro alla sua compagna Lucia Figini.

All’inizio della procedura il commissario era Angelo Garcea e Gabriele Beghé il suo coadiutore; dopo l’omologazione del concordato si invertirono i ruoli e Garcea diventa coadiutore di Beghé. I loro compensi furono sommati in un’unica fattura che poi si divisero a metà per uno. Ma, come la Figini, Gabriele Beghé non svolse alcun lavoro per la procedura, egli si limitò a fare “molte passeggiate, non fece niente”.

Inoltre Angelo Garcea mise i compensi di Lucia Figini e Gabriele Beghé a carico dei creditori, quando erano stati suoi coadiutori, da lui nominati, e quindi era lui che doveva pagarli.

Ma, al Cesare quel che è di Cesare: un teste ha riferito che Angelo Garcea si era molto impegnato nel lavoro e che era molto preparato (peccato che tutta quella preparazione sia usata per delinquere, ndr)

Costretto a pagare un terreno venduto ad altri: o paghi o faccio fallire la società

Angelo Garcea e Gabriele Beghé chiesero al dott. Sandro de Bruno -dirigente della Iciet-Sime e della IN.GLEN società controllante la Iciet-Sime- di versare 700 milioni. A tale scopo gli venne suggerito di presentare un’offerta di acquisto di  un terreno. Il dirigente inoltrò l’offerta ma successivamente il terreno fu venduto ad altri. A quel punto “pensavo che questa offerta irrevocabile fosse caduta non essendoci più un bene d’acquistare.  Ma mi telefona il Beghé e mi dice che devo versare i 700 milioni, dico ma come faccio se il terreno non c’è io devo giustificare la mia società” allora Beghé gli passò Angelo Garcea il quale “senza mezzi termini minacciò che se non versavo avrebbe chiesto al giudice Puliga di trasformare il concordato preventivo già omologato in fallimento“. Davanti al pericolo furono costretti “a trovare un accordo e concordare  un pagamento dilazionato mi pare di 50 milioni al mese pur di evitare che si trasformasse questa procedura in fallimento“.

PROCEDURA ORCAGNA COSTRUZIONI

Ha deposto Roberto Colucci il quale, dopo l’inizio dell’inchiesta fallimentopoli fiorentina,  fu nominato per sostituire Alessandro Lozzi. È stato sentito il teste Francesco Michellotti consulente del Pubblico Ministero.

Sul rendiconto di Alessandro Lozzi nella procedura Orcagna Costruzioni

Il nuovo curatore dott. Colucci trovò una situazione dove il giudice delegato Sebastiano Puliga aveva già approvato il rendiconto di Alessandro Lozzi e liquidato il compenso finale, ma la procedura non si era ancora conclusa, vi erano cause pendenti e adempimenti che dovevano essere ancora effettuati.

Il Tribunale della Spezia con provvedimento del 2 novembre 2004 dichiarò la nullità del provvedimento del Puliga che aveva avvallato l’operato di Alessandro Lozzi.

Alessandro Lozzi si era preso soldi in più manovrando la contabilizzazione dei dati.

È emerso che Alessandro Lozzi via via che vendeva gl’immobili chiedeva e otteneva da Sebastiano Puliga la liquidazione di compensi senza detrarre gli acconti incassati precedentemente e che contabilizzava i suoi compensi in un conto di classificazione di uscite diverso. Che solo nel terzo acconto applicò la detrazione degli acconti ricevuti. Questo aveva determinato chiaramente un elevamento dei compensi.

Vi era una differenza tra l’importo liquidato e l’importo effettivamente pagato, differenza di un milione e qualche cosa, ovvero nel decreto di liquidazione c’era una certa cifra e dalla banca era uscito un importo di un milione e rotti. Alessandro Lozzi aveva giustificato la questione al nuovo curatore dicendo che era una reintegrazione di cassa, cioè soldi che lui avrebbe anticipato per spese, ma di questo movimento non vi era traccia nel suo rendiconto. Ovviamente questa giustificazione la fa Alessandro Lozzi nel secondo rendiconto visto che il primo era stato dichiarato nullo dal Tribunale della Spezia. Il nuovo curatore dott. Colucci accettò questa giustificazione dopo che Alessandro Lozzi restituì 1.020 euro mancanti alla cassa.

Nella scheda contabile del Lozzi c’èra un realizzo di 4 miliardi e 489 milioni al netto di iva mentre il nuovo curatore aveva accertato 4 miliardi e 365 milioni sempre al netto dell’Iva.

C’era anche un problema di Iva nel senso che era stata considerata parte dell’attivo e usata per la determinazione del compenso.

C’era anche un contrasto tra l’Iva riscontrata e quella indicata dal Lozzi che faceva una differenza di 233 milioni (nel rendiconto erano indicati 880.365.000 mentre nella contabilità risultava 647.220.000).

Uno degli errori sull’iva aveva comportato soltanto lo spostamento di una somma.

Il nuovo curatore Roberto Colucci si è fatto restituire da Alessandro Lozzi le somme per ripianare il buco creato dai soldi che aveva trafugato.

La prossima udienza ci sarà il 9 febbraio 2009.

team CasoSannino

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