Udienza del 02.03.2009
Udienza 2 marzo 2009
Testimoni: Crocetti, Frosali, Costagli, Michelotti, Emma Schettini, Valentino Pezzuti.
Procedure: Europa 92, Hotel Demidoff.
Il giudice delegato alla procedura Europa 92 era Sebastiano Puliga, curatore il Rag. Stefano Crocetti e consulente era Lucia Figini e Giuseppe Ulivi.
Il patrimonio della Europa 92.
La società Europa 92, della famiglia Frosali, aveva un complesso alberghiero costituito da immobili storici che risalgono al 1568 dove si trova uno dei parchi più importanti e più belli della Toscana, nominato Demidoff, a Pratolino nel Comune di Vaglia, http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Demidoff
In un procedimento penale condotto dal dott. Pietro Suchan attraverso una perizia giurata emerse che la società aveva un patrimonio di 29 miliardi di lire.
L’Hotel Demidoff inizialmente aveva avuto dei problemi ma era riuscito sollevarsi avendo una buona clientela clienti come la Ferrari club e la Porsche.
‘Daci duecento milioni per sistemare tutto’
Il Prof. Bandettini disse al Sig. Nello Frosali che aveva saputo dei suoi problemi con la sua società Europa 92 e gli offrì aiuto in quanto “conosceva bene il giudice Puliga”
Dopo poco il Sig. Frosali ricevette una lettera dalla curatela che gli chiedeva 200 milioni “perché ci potrebbero essere delle irregolarità per appianare tutto versaci 200 milioni e sistemiamo tutto … ho offerto 140 me gli hanno rifiutati, o 200 o niente”. Il suo avvocato gli disse di denunciare ma per lui era diventato impossibile vivere “era come fare una corsa a piedi contro un treno, ho presso sono andato in banca mi sono fatto prestare 200 milioni..”
Dopo avere versato i 200 milioni alla curatela, il Bandettini gli invia la notula per la sua attività professionale (!!?).
- Quale sarebbe stata la sua attività?
- quella di mandare questa lettera e di farmi pagare duecento milioni.
La procedura andò avanti.
Il curatore Rag. Crocetti giustificava il fallimento dicendo che gli affari della Demidoff non erano deficitari ma erano “incompatibili con il piano finanziario che era stato concepito all’origine“.
La vendita dei beni del fallimento doveva realizzarsi velocemente. Il motivo di tanta fretta non era il beneficio della procedura, ma solo perché, disse il Curatore, “volevo far bella figura” davanti a giudici della sezione fallimentare. Ma di fatto sta che il fallimento, iniziato nel 1995, risulta ancora aperto. Il Rag. Crocetti, benché questo processo sia cominciato nel dicembre 2006 a ben dieci anni dalla vendita, disse che non si era ancora potuto chiudere per la pendenza di questo processo dove lui rappresenta l’Europa 92 come parte civile.
Il prezzo; la svendita
Nel fallimento il prezzo base d’asta era di 16 miliardi di lire. Il prezzo calò a 10 miliardi dopo alcune aste andate deserte.
Il curatore dott. Stefano Crocetti ha giustificato il basso prezzo di vendita affermando che non vi erano clienti interessati data la lontananza dell’albergo dal centro di Firenze. Un cliente c’èra ed era lo stesso Sig. Frosali che nel 1995, attraverso la soc. Demidoff Srl, aveva fatto una richiesta di poter recuperare l’albergo pagando 19 miliardi in 20 anni ma la sua richiesta non fu accolta e Puliga scelse di sacrificare l’azienda svendendola.
- Com’è possibile che sia stato venduto per così poco?
- questo bisogna domandarlo a quelli che l’hanno venduto, facevano due aste al mese per arrivare prima alla vendita.
Gli offerenti
Fra gli offerenti c’èra l’industriale pratese Mario Becagli, con due sue società, la Site Srl e la Binfi S.p.A. Queste società erano rappresentate dall’Avv. Nidiaci. C’èra anche Guerrino Fezia con la sua società Fga Spa rappresentata dall’Avv. Linguiti.
Il 5 maggio 1997 fu disposta una gara senza incanto con un prezzo basse ancora calato a 8 miliardi di lire. In questa gara parteciparono la Site Srl, e la Fga Spa e un altro offerente che poi si ritirò dalla gara. L’aggiudicazione fu fatta a favore della Site Srl di Beccagli che presentò una offerta di 11.260.000.000 di lire da pagarsi entro 30 messi successivi all’aggiudicazione, contro l’offerta presentata da Fezia di 9.686.000.000 milioni di lire da pagare regolarmente entro 6 mesi.
Non si era mai visto che l’aggiudicatario pagasse in 30 mesi i beni acquisiti dal fallimento, questa era una nuova modalità inventata dal Rag. Crocetti per trovare clienti velocemente, cioè, facendo una vendita senza incanto e offrendo inoltre nel bando la possibilità di un pagamento dilazionato. Fu una invenzione proveniente non da Puliga e da nessuno, ma solo dalla sua intuizione, che lui riteneva una condizione felice perché vendendo senza incanto e a pagamento dilazionato facilmente si svegliò l’interesse nell’acquisto. L’unico svantaggio per la procedura -disse il Rag. Crocetti- era che poi l’aggiudicatario volesse avvalersi del pagamento dilazionato (!!).
Le pretese dell’acquirente. I consensi del Puliga.
Dopo l’aggiudicazione, il legale rappresentate della Site Srl Avv. Nidiaci presentò alla procedura una richiesta di risarcimento per la mancata consegna dell’immobile entro i termini previsti. Accadde che, benché la procedura fosse garantita specificamente come sancito nel bando con la dicitura “la curatela non risponde di eventuali ritardi di consegna dell’immobile”, Puliga volle chiudere il contenzioso con una transazione in favore della Site Srl.
Dopo due anni circa la Site chiese un altro risarcimento alla procedura di circa 1 miliardo e mezzo contestando sta volta che alcune camere dell’albergo erano inutilizzabili. Per la vicenda erano già in corso procedure di sanatoria, inoltrate a suo tempo dalla Demidoff, e che il curatore e il Puliga stavano portando avanti. Anche questa vicenda Puliga la volle chiudere in fretta con una transazione. E questo nonostante la sussistenza di una fideiussione bancaria emessa dalla Site a garanzia della curatela. Alla domanda del pubblico ministero del perché con queste condizioni così favorevoli si dovesse fare una transazione, il Crocetti rispondeva che per evitare che si bloccasse la liquidazione. Il Pubblico Ministero ribadiva che come sarebbe stato possibile bloccare la liquidazione se vi era una fideiussione che garantiva il pagamento. A questa contestazione il teste Rag. Croccetti non sapeva rispondere.
Dunque assistiti dagli avvocati Vichy per la procedura e Nidiaci per la Site Srl, arrivarono all’accordo transattivo. Il fallimento ci rimise quattrocento milioni di lire, tutti concordi, gli avvocati, il curatore e Puliga.
- ..la site chiede a voi di 1 miliardo e mezzo di danni e voi con la site fatte una transazione rinunciando a quattrocento milioni di prezzo in sostanza?
- Si
- quindi lei era d’accordo di fare questo sconto alla Site?
- non ero d’accordo cioè …
- è uno sconto dottore, a fronte della rinuncia.
Alla domanda se era chiaro fra il Curatore, giudice, avvocati ecc, che la pretesa era infondata, il Curatore rispondeva “certo, questo era un aspetto del problema” (!!!)
In sostanza, benché lo stesso curatore Rag. Crocetti riconoscesse la assoluta infondatezza e benché fosse solidamente garantito con una fidejussione, e, come rilevato al Pubblico Ministero, senza considerare il proprio ruolo nella procedura ovvero che la sua decisione non dipende dalle decisioni né del giudice né dagli avvocati né dal collegio, ha presentato istanza di autorizzazione alla transazione facendo rimettere alla procedura ben 400 milioni.
Puliga liquidò, in danno alla procedura, anche la notula di Emma Schettini, avvocato da lui voluto per un parere sulla convenienza o meno di fare la seconda transazione. Il Pubblico Ministero chiese al teste Stefano Crocetti perché un giudice dovrebbe nominare un legale per avere un parere su una questione giuridica, il Rag. Crocetti rispondeva “capita… non è così frequente ma capita“. Precisava il curatore che per questo motivo era stata comunque prevista una richiesta di rimborso alla Site che però non ha mai rimborsato niente perché ha contestato la questione al nuovo giudice della procedura dott. Settembre.
Dunque con le due transazioni la somma spettante la Site Srl si ridusse sensibilmente in danno alla procedura. Infatti l’offerta iniziale di Becagli alla fine risultò inferiore all’offerta di Fezia di ben 630 milioni di lire (e con pagamento in 30 mesi invece che 6). Inoltre per la dilazione ci rimisero anche i creditori ipotecari, nonostante gli interessi maturati, in quanto che avendo avuto soldi subito per quello che è il mercato dei capitali avrebbero avuto un vantaggio superiore, sarebbero riusciti ad investirli meglio.
Infine a sua discolpa il curatore Rag. Crocetti diceva che si era trattato di una transazione approvata da tre giudici.
È emerso che l’Hotel Demidoff Srl aveva chiesto con un atto di citazione la nullità della intimazione al rilascio dell’immobile e che la curatela non aveva dato notizia di tale procedimento ai partecipanti alla gara. Il Rag. Crocetti a questo rispose che tacere la circostanza glielo aveva consigliato il legale della procedura Avv. Vicchy.
Su richiesta del dott. D’Amora il Rag. Crocetti aveva fatto una nuova relazione nel dicembre 2002 per verificare quanto in realtà aveva pagato la Site. È emerso che le spettanze della Site si erano ridotte dagli 11.260.000.000 che doveva pagare a 7 miliardi.
“non è andato benissimo per l’interesse la procedura..” disse il Pubblico al Rag. Crocetti e lui rispose “alla fine no”.
Puliga nomina quale consulente nella procedura la fidanzata del collega Valentino Pezzuti.
Puliga dispone: “…per la tranquillità di tutti è bene aderire alla proposta transattiva di cui si era parlato in ufficio. Ritengo opportuno acquisire un parere legale sulla convenienza della transazione per lo quale nomino l’avvocato Schettini perché faccia urgente relazione del parere” .
Dalla testimonianza dell’avvocatessa Schettini emergeva prima di tutto che non si ricordava di niente perche era passato troppo tempo, che Puliga alcune settimane prima della nomina le aveva detto che l’avrebbe nominata per un parere, che Puliga le aveva dato una settimana di tempo per fare la relazione, che benché avesse fatto un lungo discorso sulla questione delle stanze oggetto di condono edilizio non aveva esaminato i relativi documenti, che il curatore Crocetti le disse di portare la bozza del suo parere alla controparte prima di depositarlo e che per questo lei non vide nulla di strano (!!)
Emergeva inoltre che la domanda di condono riguardava le 14 camere ma la Schettini nel suo parere aveva detto invece che le camere non erano oggetto di condono. A questo l’avvocatessa si giustificava rispondendo che aveva scritto le indicazioni che le dava oralmente il curatore.
Emergeva inoltre che l’Avv. Schettini, nonostante la curatela avesse le ragioni e tutti gli elementi per poter vincere una eventuale causa, aveva espresso parere favorevole alla transazione.
L’Avv. Schettini non si ricordava neanche delle fideiussioni ne se il curatore le aveva parlato ma poi si contraddiceva affermando che il Curatore le aveva parlato dell’eventualità di escutere le fidejussioni e che aveva esaminato una relazione del Crocetti al riguardo. Poi la teste dichiarava che non aveva riportato nel suo parere l’esistenza delle fideiussioni perché non l’aveva ritenuto rilevante (!!).
A queste affermazioni il Pubblico Ministero poi contesta all’Avv. Emma Schettini che aveva dichiarato agli investigatori invece esattamente il contrario ossia che se Crocetti le avesse detto chiaro dell’esistenza delle fideiussioni la sua conclusione sarebbe stata diametralmente opposta e poi leggeva le dichiarazioni rese dal teste alla polizia “non c’è dubbio che se mi avesse detto ciò chiaramente -delle fideiussioni – la soluzione più conveniente sarebbe stata di escutere le fideiussioni ed eventualmente attendere le eventuali rivendicazioni”
- altro che non rilevante è non congruo!
- va beh.. sì io comunque non… ora che sa non me lo ricordo, io non no, ora sinceramente me lo legge lei…
Alla domanda se l’opportunità della trattazione le era stata suggerita da altri o se aveva ricevuto pressioni l’Avv. Schettini rispondeva che non aveva avuto pressioni da nessuno. Il PM poi le contestava che come faceva a dire di non avere ricevuto pressione se per tre volte aveva dichiarato che Crocetti insisteva a farle fare un parere favorevole alla transazione “queste sono pressioni!”. Poi la teste negava che Puliga le aveva chiesto di esprimere parere favorevole alla transazione, il PM contestava leggendo le sue dichiarazioni rese alla polizia “e possibile che io abbia incontrato il giudice Puliga e che anche lui mi abbia chiesto un parere favorevole“. A questo la teste Emma Schettini rispondeva con una serie di se, boh, magari, forse, e il pm precisava che, viste le contraddizioni tra quello che aveva detto al difensore e quello che ha detto a lui, che voleva capire una volta per tutte quale era la sua posizione. Alla fine la teste ha riconfermato le proprie dichiarazioni alla polizia.
Un altro affare per la convivente del giudice.
Dopo che Puliga ordinò l’aggiudicazione della gara alla Site Srl, il Becagli assunse nella Binfi (società che gestì materialmente poi l’albergo) Lucia Figini come consulente. Dall’analisi dei computer sequestrati a Lucia Figini e Sebastiano Puliga è stato trovato un file relativo alla situazione di Villa Demidoff e viene accertato un versamento del Becagli di un milione di lire in un conto corrente della CRF intesto alla Figini.
Chiarimento dell’imputato Sebastiano Puliga
Era stata letta in udienza una nota che il Puliga aveva scritto riguardanti modifiche fatte da lui ad una memoria del curatore Crocetti (e che il curatore poi non accettò perché “non erano coincidenti con lo stato d’animo che volevo esprimere”). La nota diceva “per ragioni politiche che lei comprenderà …. mi hanno portato fare quest’integrazioni – modifiche. Se lei è d’accordo può usarle“. Puliga spiegava alla Corte che “ragioni politiche” voleva solo dire “non torno in dietro”.
Prossima udienza il 16 marzo 2009



