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Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

February 4, 2012 – 6:41 pm No Comment | 14 views

Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

Maurizio Boni vuole comunque iniziare i lavori sulla proprietà che lui e suo zio Sandro Boni hanno …

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Gli esecutori della frode

Sebastiano Puliga, Alessandro Lozzi, Roberto Scialdone, Sandro Boni, Franco Marcucci, Ernesto Cudia, Maurizio Boni, Antonio Tangocci.

Fallimentopoli

Udienze processuali e notizie sul caso ‘fallimentopoli fiorentina’, nato dal comportamento delittuoso di Sebastiano Puliga ed altri pubblici ufficiali nel Tribunale di Firenze

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Udienza del 12.01.2009

Submitted by on January 12, 2009 – 1:57 amNo Comment | 1,053 views

Udienza del 12.01.2009

Parti civili presenti Avv. Grignetti per Bijoux Cascio, Avv. Bozzano per Gori en sostituzione dell’Avv. Biondi.

Sono state poste domande sulle procedure Sama, Finco e Margheri e sul ruolo del prof. Bandettini in queste procedure; sul compenso di Mariella Giannone nella procedura Boninsegni Vittorio.

Inoltre è stato chiesto sulle procedure Il Coccio Umidificatori; Il Ferrone, Ceramiche Brunelleschi.

Furono sentite le seguenti persone:

Gozzi, Mini, Frati, Verrucchi (consulente nella inchiesta), Bompani, Cantini, Forgeschi, Capecchi, Carpinella, Frosinini, Fossi (Intendente della Polizia di Stato).

È emerso che il dott. Zanella portò la sede legale della di una ditta di un suo cliente da Piacenza a Firenze per meglio dare dei consigli. Il PM legge al teste le sue dichiarazioni fatte alla polizia giudiziaria durante l’indagine:

“mi riferì che sarebbe meglio spostare la sede legale della società a Firenze perche nel caso che ci fosse stato qualche istanza di fallimento ci sarebbe stato Puliga”;

“i professionisti da lui nominati erano pilotati”;

“se avesse svelato i suoi segreti avrebbe potuto inguaiare molta gente seriamente” e che

Zanella era molto preoccupato “di lavorare in un ambiente poco pulito”. Il teste confermava.

Ricordava poi il teste l’episodio su una villa di notevole valore dove il terreno era passato da agricolo a edificabile velocemente, per lo quale gli era stato espresso a Puliga come mai un giudice poteva avere beni così di questo valore e che Puliga rispondeva che aveva sposato una donna ricca e che per tanto non aveva di questi problemi.

La commercialista Mini riferiva di avere ricevuto l’incarico nella procedura Il Coccio attraverso una conoscenza essendo parente del giudice Cariti che conosceva la Figini. Aveva seguito varie pratiche relative a Autoconcessionaria Pratese, Hotel Demidoff, Aurora srl, Binfi Spa. Aveva prestato assistenza a Baldassarri per un contenzioso tributario relativo alla CPU sas. È emerso che c’èra stata una duplicazione di questo contenzioso tributario della CPU sas presentato da Baldassarri con diverso nominativo (Il Moro).

Sul compenso della Giannone nella procedura Il Coccio disse che era stato applicato un calcolo che non doveva essere, ovvero un calcolo sulla base della data di inizio del concordato e non il valore delle attività e passività risultante dall’inventario.

Alle domande della difesa del Puliga sul suo parente magistrato la teste affermava che lavorava come giudice nella Commissione Tributaria,  che non escludeva di essere stata presentata a Puliga da lui e che si frequentava con il Puliga.

Al teste dott. Roberto Verrucchi, consulente ausiliare della polizia giudiziaria veniva chiesto di riferire sul compenso liquidato dal Puliga alla Giannone nella procedura Boninsegni Vittorio.

La valutazione della azienda fallita era sostanzialmente inutile, perche in realtà l’azienda non c’èra più, l’unico cespite che aveva erano le merci già valutati in lire 16 milioni dal perito del Tribunale sig. Gallo, non c’èra marche, avviamento, attrezzature, niente. La Giannone aveva valutato complessivamente in 35 milioni questi 16 milioni di merce aggiungendoci un valore avviamento in maniera empirica sia perche nell’azienda non c’èra alcuna attività e quindi no c’èra reddito. E quindi la Giannone arrotondava a 35 milioni dicendo siccome questa azienda è stata affittata alle Ceramiche Boninsegni snc già da qualche anno, a questo punto, sulla base di questo contratto possiamo valutare, in mancanza di una redditività, l’avviamento aggiungendo ai 16 milioni di merce una annualità d’affitto e così è arrivata a 35 milioni, calcolando il compenso sulla base di questa somma.

Il compenso dunque è risultato assolutamente incongruo  e fuori misura per una perizia sostanzialmente inutile. Perché, ancorché fosse stato utile valutare l’azienda in maniera cosi empirica, questo poteva essere fatto dallo stesso curatore senza aggravio nei confronti della massa dei creditori.

Continuava il teste dicendo che “ha senso parlare di congruità di un compenso se il lavoro svolto ha una ragione di esistere, noi abbiamo scritto espressamente che questa consulenza era completamente inutile, quindi in una logica di totale inutilità dire che sarebbe spettato comunque un minimo a tariffa professionale finisce per essere fuorviante”. No si era dunque trattato di valutare una azienda ma un lavoro fatto da un’altro, accettandolo per buono e poi non potendosi fermare la Giannone aveva arrotondato in maniera empirica aggiungendo al valore delle merci un anno di affitto.

Infine sulla vicenda è emerso che il compenso voluto dalla Giannone era conforme al minimo della tariffa applicata (ma resta il fatto prevalente che tale compenso fu possibile calcolarlo solo in seguito alla manovra speculativa della Giannone spiegata dal teste, compenso che le fu poi liquidato dal suo amante e giudice delegato alla procedura Sebastiano Puliga. ndr).

Un commercialista rispondendo alle domande confermava che nella procedura Finco erano stati erogati compensi ad un consulente che non aveva incarichi e che per tanto non si era insinuato come creditore.

Le procedure assegnate allo studio Bronzetti finivano tutte al giudice Puliga che era anche amico dei Bronzetti.

La difesa del Puliga chiedeva ad altro teste commercialista precisazioni sul concordato Il Ferrone e Ceramiche Brunelleschi (entrambi del gruppo Materi). Il commercialista ha risposto che lo studio Bronzetti si occupò della procedura Il Ferrone, che Il Ferrone era un cliente dello studio Galeotti Florio e che non sapeva perché non erano stati loro a presentare la domanda di concordato. Per il concordato di Ceramiche Brunelleschi fu lo stesso studio Bronzetti a presentare la domanda. Riconfermava inoltre che periodo che aveva rapporti con il Tribunale di Firenze la maggior parte degli incarichi venivano dal giudice Puliga e che la Figini aveva rapporti di collaborazione con lo studio Bronzetti.

Il teste dott Aldo Bompani riferiva che aveva conosciuto Puliga che era giudice ai fallimenti perché avevano fatto parte della commissione di esami di abilitazione all’esercizio della professione di dottore commercialista. Si occupò della Gefin finanziaria che controllava altre società operative nel campo della ceramica (Il Ferrone e Ceramiche Brunelleschi).

È stata presentata una richiesta di sequestro conservativo nei confronti di Puliga ed altri. La Corte si è riservata di decidere sul sequestro dando alle parti termine per memorie fino alla prossima udienza.

Prossima udienza 19 gennaio 2009.

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