Udienza del 13.10.08
Udienza del 13.10.08
Furono sentiti testi dott. Stefano Guidi e tre impiegate negli studi di commercialisti.
TANGENTI, IL 30% DELLA NOTULA, PAGHI O NON LAVORI PIU’: Nel ambito del concordato Bruni di cui Guidi era consulente tecnico, la commercialista Lucia Figini disse a Guidi che poiché era un procedimento importante, lei voleva collaborare con lui, ma che non poteva risultare perché compagna del giudice Puliga, e questo anche se Guidi non aveva bisogno di un collaboratore. In seguito gli trasmetteva un messaggio dal Puliga: “ha detto Sebastiano che puoi chiedere la liquidazione del compenso”. Del compenso una volta liquidato bisognava discutere sulla parte da dare alla Figini, che non aveva lavorato assolutamente. Voleva “il 30% di quello che percepisci”, lui disgustato per la vicenda e le chiese di farle una fattura. Lei rispose che non poteva assolutamente comparire perché incompatibile essendo la compagna del Puliga giudice della procedura. Alla fine Guidi si vide costretto a cedere dando 18 milioni in contanti alla Figini, motivo che lo scopo della Figini era ben preciso e mettersi ulteriormente in contrasto voleva dire “non lavorare più da Firenze a Pistoia nel modo più assoluto”.
Puliga non era contento di Bandettini perché, benché gli dava incarichi, non faceva collaborare la sua compagna con lui.
Nella procedura per il fallimento dello Sheraton, Puliga non volle confermare l’incarico a Bandettini, come era la prasi, ma nominò il commercialista Alessandro Lozzi quale curatore del fallimento. Questo accadeva nel marzo 1995 e Bandettini affermò infastidito “adesso Puliga comincia a nominare i suoi”.
La Giannone e il Puliga avevano chiesto una tangente a Zanella di 100 milioni in seguito alla liquidazione del compenso nella procedura Api. Gli impiegati si erano accorti della tangente guardando la contabilità che Mariotti teneva per Puliga, e ne avevano avuto la conferma guardando gli estratti conti. Dopo confermare questi eventi, il teste rispondeva “non posso dire che ho visto Zanella dare i soldi a Puliga”.
È emerso inoltre che la Figini aveva un conto dove erano depositati 15 miliardi di lire.
SOCIETA’ ANCHE PER OPERAZIONI “ESTERO SU ESTERO” – CONTO CORRENTE SEGRETO A LUGANO: Nel 1998 costituirono una società con sede a Londra che aveva lo scopo di servizi “estero su estero” nonché il conto cifrato “Frantoio” a Lugano con la UBS, fatti dei quali tutti erano a conoscenza. “Estero su estero” significa che c’erano clienti che avevano loro clienti su estero e quindi i servizi anziché e farli transitare e caricarli sul bilancio italiano venivano fatti transitare attraverso questa società che doveva creare dei “servizi aggiuntivi” ai clienti dello studio Bandettini. Puliga, Figini, Baldassari e Guidi andarono a Lugano per aprire il conto cifrato e le firme per operare sul conto le avevano posti tutti loro eccetto il Puliga. Guidi precisa che aveva aderito all’apertura del conto perché doveva essere una società operativa e non carta straccia e che comunque non aveva mai operato su tale conto, cosa della quale si occupavano Figini e Baldassarri.
Nel febbraio 2001 Chiara Mackey -moglie di Baldassarri- con altra persona costituirono la Abaco srl, una società fiduciaria riconducibile a Marcello Figini -padre di Lucia Figini- ed i soci erano Figini e Baldassarri.
Per disaccordi sul modo di operare ed altre vicissitudini lo studio si smembrò e Guidi si ritirò dopo aver ceduto le quote alla famiglia Bandettini. Per una delle società, la 3B Gieffe, interveniva Margheri divenuto intestatario delle quote sociali. Margheri è un imprenditore di Borgo San Lorenzo seguito da Bronzetti nel concordato Sama della quale il Margheri era socio. Il commissario nominato per la Sama era Mariella Giannone.
ARTIFIZI PER FAR ISCRIVERE LA FIORENTINA AL CAMPIONATO: La società che controlla i requisiti delle società calcistiche per iscriversi al campionato professionistico, la Covisoc, in un controllo diede parere negativo su La Fiorentina. Per rimediare il socio Finnavi versò 70 miliardi e così ottenne il nulla osta della Covisoc. Alcuni giorni dopo i 70 miliardi ritornarono alla Finnavi. Quindi si era trattato di un artifizio per ottenere l’iscrizione.
GLI AVVOCATI DELLA DIFESA CHIEDONO CHE GUIDI SIA SENTITO COME IMPUTATO E CHE SIA INVALIDATA LA SUA DEPOSIZIONE: Le difese degl’imputati ritenevano che ci fossero i presupposti del 2° Comma dell’art. 63 c.p.p. e chiedevano per tanto che Guidi dovesse essere sentito in qualità d’imputato sin dall’inizio e domandavano al Collegio se la deposizione di Guidi poteva essere o meno utilizzabile nel processo, in altre parole, ritenevano che Guidi avesse partecipato nei fatti illeciti descritti nella propria deposizione. Il pm si opponeva e insisteva perché fosse finito il controesame del teste. Insisteva anche la difesa del Puliga e alle sue richieste si associano tutti gli altri avvocati degli imputati. Una delle parti civili interveniva dicendo che gl’indizi di reità nella fase delle indagini non erano stati ravvisati e invitava la difesa degl’imputati a specificare quali sarebbero gl’indizi di reato imputabili al dott. Guidi. Rispondevano gli avvocati della difesa elencando una serie di reati gravi quali associazione a delinquere e peculato (cioè quando pubblico ufficiale si appropria di cose che ha in custodia). Il PM dott. Terrile diceva che, nel caso d’imputazione di Guidi per i reati elencati, sarebbero imputabili anche Figini, Bandettini e tutti quelli che hanno avuto a che farne. La Corte si ritirò per decidere e al rientro comunicava la decisione di proseguire con la testimonianza di Guidi.
GIANNONE E GARCEA REDIGEVANO SENTENZE AL POSTO DEL GIUDICE PULIGA: È emerso che Mariella Giannone (come Angelo Garcea) predisponeva le sentenze per Puliga e che per consegnare il lavoro a firma del giudice si incontravano a casa di questo o altrove.
Mariella Giannone, come si sa, era la amante del Puliga, mentre il commercialista Angelo Garcea ne era molto amico e godeva di grande stima da parte di Puliga che gli assegnava incarichi di prestigio come quello della Iciet-Sime (società del gruppo Materi).
LA COMMERCIALISTA FIGINI NASCOSE DOCUMENTI ALLA POLIZIA: Il giorno del suicidio di Zanella ad una segretaria che in quel momento andava via piangendo ed in fretta, la Figini le consegnò un faldone dove sopra c’èra la scritta “Zalbé” o “Albé” a lapis, scritta che la Figini nel suo ufficio aveva prima cercato di cancellare ma si leggeva ancora per l’impronta lasciata dal lapis.
“Ho capito solo dopo che non avevo fatto niente di positivo” espone la segretaria, che fu contatta dalla Figini la mattina dopo invitandola a Pontassieve a prendere un caffè per recuperare il faldone. La Figini le disse che nella notte c’èra stata una perquisizione nello studio e che non doveva andare in ufficio perché c’erano i sigilli. Su Zanella la commercialista Lucia Figini disse alla segretaria “quello stronzo guarda in che casino ci ha messo”.
Riferiva inoltre il teste che durante la fase investigativa ci fu un incontro fra Puliga, Figini e Giannone nella sala di riunioni dello studio e che la moglie di Baldassarri, Chiara Mackey, si era arrabbiata perché Puliga era andato nello studio e non voleva più la Figini sicché le chiese di andar via.
Prossima udienza lunedì 20.10.2008 ore 9,30, saranno sentiti testi fra questi: Gozzi, Tassi, Sebastiani, Marchini, Lensi, Cirri, Francheschi, Biscioni











[...] L’incarico di Roberto Scialdone era di quattro mesi ma Sebastiano Puliga lo prolungò fino ad un anno e mezzo. Gli onorari di Scialdone (oltre cento milioni l’anno) fecero di lui il maggior creditore sociale. Per questo motivo in luogo di tutelare la società, Scialdone la volle disastrare per giustificare la richiesta di vendita dei beni e poter così riscuotere i compensi a strozzo puntualmente avvallati dal Puliga. Questi lauti compensi non erano certamente gratis: come rilevato nelle indagini, Puliga prendeva una percentuale sulle notule liquidate ai suoi ausiliari (vedi qui http://www.casosannino.com/131008/) [...]
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