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Udienza del 15.12.2008

15 December 2008 382 views No Comment

Udienza del 15.12.2008

Testimoni Lembo, Ballerini, Rega, Biscioni

Nell’udienza si è parlato delle vicende dello studio Bandettini, sui rapporti di Zanella con Puliga e privati, su immobili del concordato Giannelli, della società Opera Prima.

Sono state menzionate inoltre le procedure Bruni Spa e Sestini.

È emerso che la Figini era consulente presso la Cassa di Risparmio di Firenze e si occupava delle pratiche di revocatorie fallimentari. Che Lorenzo Bandettini (figlio del prof. Bandettini imputato nel processo) si lamentava dei troppi incarichi avuti dalla Figini e che secondo lui la Figini non era in grado di esercitare la professione perche non molto preparata e che non capiva come aveva potuto entrare nella lista dei consulenti della Banca, che la Figini aveva preso una sua revocatoria e l’aveva integralmente copiata, facendo bella figura sfruttando il lavoro altrui.

Veniva riferito anche di un comportamento sleale nei confronti dello studio Bandettini, da parte della Figini e Baldassarri, che avrebbero messo in atto una trama riuscendo poi a portare via i clienti dallo studio del Prof. Bandettini.

Un altro teste, titolare di una azienda artigiana di pelletteria che fa portafogli, riferiva in merito ad immobili del concordato Giannelli. Era stato cliente del dott. Zanella. Il teste aveva partecipato a tre aste fallimentari con Zanella che gli aveva offerto aiuto avendo lui bisogno di acquistare un fondo per lavoro e una casa per la figlia che si doveva sposare. Acquistò dunque dal concordato Giannelli un fondo a Signa dove andarono a vederlo e lì conclusero l’affare, cioè senza nessun’asta.

il PM dott. Terrile leggeva al teste ciò che aveva dichiarato alla polizia durante le indagini: “Zanella inizio a cercarmi anche per propormi investimenti immobiliari relativi a procedure dove lui mi diceva di essere curatore fallimentare. A tal proposito mi riferì che, sapendo dalla mia contabilità che avevo disponibilità liquide, potevo acquistare immobili dalle sue procedure a prezzi vantaggiosi (io ti posso far aggiudicare immobili dalle procedure mie) e cosi facendo avremo potuto rivenderli poi a prezzi per noi vantaggiosi“, Siccome il teste diceva di non ricordare diverse questioni, il Presidente lo avvertì che in caso di reticenza poteva andare incontro a conseguenze penali. Il teste poi confermava le dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria. Emergeva inoltre che Zanella gli aveva fatto aprire una srl, allo scopo di acquisire immobili e che i soci, i quali avrebbero dovuto diventare aggiudicatari degli immobili eventualmente indicati da Zanella, erano lui, la figlia e la compagna, precisando che la società in questione non aveva mai lavorato.

Alla domanda del PM “ha avuto la sensazione o la consapevolezza di che ci fosse qualcosa di non troppo pulito in questa vicenda?” rispondeva di no, che era convinto che quello che era tutto legale e che era certo che Zanella non sarebbe stato completamente consapevole di quello che stava facendo, ovvero “di questa cosa così grossa“.

Sui passaggi di denaro ha affermato che aveva consegnato 10 milioni in contanti a Zanella nel suo ufficio e che non ricordava se erano per lui o per la procedura. Su alcune operazioni riferiva che non erano state rilasciate fatture. Che gli era stato chiesto un assegno per Chirchirillo di circa 3 milioni e che lo aveva consegnato a Zanella ma che non aveva mai conosciuto Chirchirillo.

Un altro teste alle domande rispondeva (confermando quando già detto da altri testi in precedenza) che il dott. Bandettini non era contento dell’andamento dello studio motivo che Baldassarri e Figini gli stavano portando via i suoi clienti.

Riconfermava quanto emerso precedentemente sul fatto che il commercialista dott. Guidi aveva dovuto dare del denaro alla Figini nel contesto della procedura Bruni Spa. Che una segretaria dello studio gli aveva riferito di aver ricevuto da Sestini (procedura Sestini) una busta con denaro che poi consegnò a Baldassarri.

Che nella procedura Rafagni il Puliga aveva assegnato il contenzioso al Rag. Tirinnanzi e che il dott. Beghé rimase molto colpito dall’entità della notula presentata da Tirinnanzi.

Sono state poste domande in relazione alla società “Opera Prima” (associazione “senza scopo di lucro” ed alla quale appartenevano, oltre che Puliga stesso, professionisti del suo comitato d’affari fra i quali Alessandro Lozzi, ndr), per la quale il teste aveva redatto lo statuto. Trattasi di una società che sarebbe stata fondata per “organizzare convegni e impostare lavoro di studio ricerca per approfondire la tematica del diritto commerciale e fallimentare“.

Si è discusso sui giorni e sull’ora che il teste fu interrogato dalla polizia. Su questo punto, per l’intervento di vari avvocati della difesa, uno dei quali consultava il calendario perpetuo, si è dilungato il dibattimento anche se il teste aveva già risposto diverse volte alla domanda. La difesa riteneva che ci fossero irregolarità in un verbale della polizia giudiziaria.  La questione sul punto andava per le lunghe e il Presidente intervenne evidenziando che il teste aveva chiarito a sufficienza e precisando che un verbale fino a prova contraria fa prova e diceva all’avvocato che se riteneva che il verbale fosse sottoponibile a querela di falso doveva presentare la querela, infine precisando che l’unica rilevanza che vedeva nelle ripetute domande era che la difesa sospettava che il verbale fosse falso.

Il teste proprietario o dirigente della Pandolfini Casa D’aste, riferiva che il Puliga dava loro le indicazioni per vendere gl’immobili dei fallimenti e che la Figini è loro componente del collegio sindacale dal 1998.

Alla fine Puliga fa un suo intervento nel quale esternava ad alta voce la sua paura e la sua sfiducia “in questa  magistratura”.

Prossima udienza 12 gennaio 2009.

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