Bancarotta alla Sim, condannati i controllori
CINQUE condanne poco più che virtuali eppure pesantissime. E due prescrizioni quasi altrettanto pesanti. Così si è concluso il processo per la drammatica spirale che nel 2002-2003 inghiottì il patrimonio della Società di intermediazione mobiliare (Sim) San Giovanni, dichiarata insolvente il 23 giugno 2003 con un passivo di 2,5 milioni di euro, nonché i patrimoni di parte dei 1944 clienti. La amministratrice Silvia Mancini, figlia del defunto fondatore, e la responsabile del controllo interno Lucia Figini, compagna dell’ ex giudice fallimentare Sebastiano Puliga, sono state condannate per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 4 mesi (condonati). Per concorso in bancarotta sono stati condannati a 2 anni, con sospensione condizionale e non menzione, i tre sindaci revisori: Antonio Bandettini (professore ordinario a Economia), Vieri Fiori (che fa parte fra l’ altro del collegio dei sindaci della Cassa di Risparmio di Firenze) e Mario Accardi. Tutti e cinque dovranno risarcire undici clienti della Sim che si erano costituiti parte civile, versando subito un anticipo di 10 mila euro per ciascuno. Inoltre il tribunale li ha dichiarati tutti e cinque «inabilitati all’ esercizio di imprese commerciali e incapaci ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni». La questione cruciale posta dai pm Alessandro Crini e Gabriele Mazzotta,e variamente discussa dai difensori, fra cui gli avvocati Lapo Gramigni, Valerio Valignani, Sandro Traversi, Sara Gennai, Gianluca Gambogi, Sandro Guerra, è stata la carenza all’ interno della Sim di una contabilità rigorosa, di una rigorosa separazione fra il patrimonio della società e patrimoni dei clienti, di rigorosi controlli sui promotori finanziari, cui si consentiva (secondo le accuse) di operare con i pericolosi derivati. In questo contesto, secondo la procura, sarebbe stato cruciale il ruolo degli organi di controllo, che invece non funzionarono a dovere. L’ accusa era estesa anche a Leonardo Ciampi della società di revisione Deloitte & Touche e a Lamberto Tommasi della Price Waterhouse Coopers, che certificarono rispettivamente i bilanci 2001 e 2002 della Sim, dichiarando che erano in ordine, mentre era impossibile - sostiene la procura - non rendersi conto delle «sistematiche irregolarità» dell’ assetto gestionale, organizzativo e dei controlli interni. Ciampie Tommasi hanno evitato una condanna grazie alla prescrizione. Altri tre imputati sono stati assolti. Nel 2007 Andrea Pecchi, il promotore finanziario all’ origine del crac con i suoi spericolati investimenti, aveva patteggiato 2 anni e 9 mesi, mentre l’ altro amministratore della Sim, Adalberto Tronfi, era stato condannato in abbreviatoa 3 anni e 6 mesi. - FRANCA SELVATICI










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