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	<title>casosannino.com &#187; Buone notizie</title>
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	<description>La legge non è uguale per tutti</description>
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		<title>Chi è Andrea Mazzanti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 05:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Avvocato in Firenze. Al 2002 aveva lo stesso indirizzo del suo amico il giudice Valentino Pezzuti in Firenze Via D’Annunzio.
Mazzanti era il legale rappresentante del cancelliere Giovanni Antonio Rinaldi nella causa fra Gino Sannino e suo socio Bartoli e l’Ing. Tognozzi allora pendente al Tribunale di Firenze. Si era presentato nella causa in quanto il Rinaldi aveva comprato i diritti del Sannino e il Bartoli. Mazzanti era consapevole della illiceità (Art. 1261 C.C.) dell’acquisto dei diritti da parte del cancelliere Rinaldi.
In breve era accaduto che il Rinaldi acquistò i diritti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1020" title="chi è mazzanti" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/imagen-x-chi-è-mazzanti-300x260.jpg" alt="" width="180" height="156" /></p>
<p>Avvocato in Firenze. Al 2002 aveva lo stesso indirizzo del suo amico il giudice <strong>Valentino Pezzuti</strong> in Firenze Via D’Annunzio.</p>
<p><strong>Mazzanti</strong> era il legale rappresentante del cancelliere <strong>Giovanni Antonio Rinaldi</strong> nella causa fra Gino Sannino e suo socio Bartoli e l’Ing. Tognozzi allora pendente al Tribunale di Firenze. Si era presentato nella causa in quanto il <strong>Rinaldi</strong> aveva comprato i diritti del Sannino e il Bartoli. <strong>Mazzanti</strong> era consapevole della illiceità (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/codice_civile_1942.gif" rel="lightbox[1028]">Art. 1261 C.C.)</a> dell’acquisto dei diritti da parte del cancelliere <strong>Rinaldi</strong>.</p>
<p>In breve era accaduto che il <strong>Rinaldi</strong> acquistò i diritti di Gino nella causa col Tognozzi avente oggetto una fattoria in Vaglia Loc. Poggio agli Uccellini. Il giudice era <strong>Sebastiano Puliga</strong> e il collegio era composto dai giudici <strong>Puliga</strong>, <strong>Pezzuti</strong> e <strong>Sechi</strong>. <strong>Rinaldi</strong> comprò i diritti con soldi avuti dal giudice <strong>Valentino Pezzuti</strong>. Ed è qui che interviene l’Avv. <strong>Mazzanti</strong> divenendo il legale del cancelliere nella causa che proseguì con appelli, citazioni, denunce, estorsioni e infine trattative in merito alla sentenza che il <strong>Puliga</strong> aveva emesso in favore del cancelliere <strong>Rinaldi</strong> che non si era neanche costituito in giudizio (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/squadramobile-mazzanti-12.05.03p.2.jpg" rel="lightbox[1028]">squadramobile-mazzanti-12.05.03p.2</a>).</p>
<p><strong>Mazzanti, </strong>di concerto col gruppo malavitoso, trascrisse una ordinanza di sequestro dei beni del Tognozzi emessa da <strong>Puliga</strong> nella causa, ma non la trascrisse sulla proprietà oggetto di causa bensì su una villa in Fiesole del Tognozzi, che servì per ricattare poi gli eredi che dovettero sborsare 750 milioni di lire altrimenti <strong>Puliga</strong> vendeva loro la villa (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/guardiafinanza-eredib-16.12.03p.2.jpg" rel="lightbox[1028]">guardiafinanza-eredib-16.12.03p.2</a>). Infatti <strong>Puliga</strong> emise una sentenza miliardaria con abbastanza margine economico per poter estorcere agli eredi l’ingente somma che poi si spartirono fra <strong>Pezzuti</strong> e i due cancellieri <strong>Rinaldi</strong> e <strong>Angela Catanese. </strong>Naturalmente <strong>Puliga</strong> queste cose non le faceva gratis<strong>.</strong></p>
<p>Quando <strong>Puliga</strong> si assicurò il fascicolo della causa fra Gino e il Tognozzi, gestiva già il procedimento della I Due Torrenti Srl, e aveva già deciso di disporre illegalmente dei diritti e dei beni di Gino e Zionela trasferendo alla <strong>Edil Pitti s.r.l.</strong> di <strong>Sandro e Sauro Boni</strong> gl’immobili, terreni edificabili e attività commerciali posti in Vicchio e riconoscendo al cancelliere <strong>Rinaldi</strong> diritti che per legge non aveva, con l’indispensabile contributo di un legale senza scrupoli, l’Avv. <strong>Andrea Mazzanti</strong>.</p>
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<p><a href="../../../../../saluti_allamico_del_riccio/">http://www.casosannino.com/saluti_allamico_del_riccio/</a></p>
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		<title>Condannato per bancarotta l’Avv. Andrea Mazzanti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 05:21:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 25 giugno 2009 il Tribunale di Firenze ha condannato l’Avv. Andrea Mazzanti a due anni di reclusione. È stato inoltre inabilitato all’esercizio di una impresa commerciale e gli è stato vietato  di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni. (qui Repubblica 27.06.2009).
Il dibattimento ha riguardato la vicenda di “Il Coccio Umidificatori” (v. http://www.casosannino.com/udienza_26-01-2009/), una delle tantissime imprese oggetto di lucro per il comitato d’affari creato nel Tribunale di Firenze dall’ex giudice Sebastiano Puliga e per il quale è in corso a Genova il dibattimento ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1020" title="chi è mazzanti" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/imagen-x-chi-è-mazzanti-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" />Il 25 giugno 2009 il Tribunale di Firenze ha condannato l’Avv. <strong>Andrea Mazzanti</strong> a due anni di reclusione. <span id="more-1019"></span>È stato inoltre inabilitato all’esercizio di una impresa commerciale e gli è stato vietato  di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni. (qui <a href="/wp-content/uploads/2010/07/Repubblica-27.06.2009.gif" rel="lightbox[1019]">Repubblica 27.06.2009</a>).</p>
<p>Il dibattimento ha riguardato la vicenda di “Il Coccio Umidificatori” (v. <a href="../udienza_26-01-2009/">http://www.casosannino.com/udienza_26-01-2009/</a>), una delle tantissime imprese oggetto di lucro per il comitato d’affari creato nel Tribunale di Firenze dall’ex giudice <strong>Sebastiano Puliga</strong> e per il quale è in corso a Genova il dibattimento nei confronti di <strong>Puliga</strong> e decine di professionisti da lui incaricati nelle procedure concorsuali ed esecutive.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="/chi-e-andrea-mazzanti/" target="_blank"> Chi è Andrea Mazzanti</a></p>
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		<title>Bancarotta alla Sim, condannati i controllori</title>
		<link>http://www.casosannino.com/bancarotta-alla-sim-condannati-i-controllori/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 22:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Figini]]></category>
		<category><![CDATA[Puliga]]></category>

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		<description><![CDATA[
CINQUE condanne poco più che virtuali eppure pesantissime. E due prescrizioni quasi altrettanto pesanti. Così si è concluso il processo per la drammatica spirale che nel 2002-2003 inghiottì il patrimonio della Società di intermediazione mobiliare (Sim) San Giovanni, dichiarata insolvente il 23 giugno 2003 con un passivo di 2,5 milioni di euro, nonché i patrimoni di parte dei 1944 clienti. La amministratrice Silvia Mancini, figlia del defunto fondatore, e la responsabile del controllo interno Lucia Figini, compagna dell&#8217; ex giudice fallimentare Sebastiano Puliga, sono state condannate per bancarotta fraudolenta patrimoniale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/repubblica-20-05-2009.jpg" rel="lightbox[867]"><img class="size-full wp-image-868 aligncenter" title="repubblica-20-05-2009" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/repubblica-20-05-2009-done-sml.jpg" alt="" width="587" height="403" /></a></p>
<p>CINQUE condanne poco più che virtuali eppure pesantissime. E due prescrizioni quasi altrettanto pesanti. Così si è concluso il processo per la drammatica spirale che nel 2002-2003 inghiottì il patrimonio della Società di intermediazione mobiliare (Sim) San Giovanni, dichiarata insolvente il 23 giugno 2003 con un passivo di 2,5 milioni di euro, nonché i patrimoni di parte dei 1944 clienti. La amministratrice Silvia Mancini, figlia del defunto fondatore, e la responsabile del controllo interno <strong>Lucia Figini</strong>, compagna dell&#8217; ex giudice fallimentare <strong>Sebastiano Puliga</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><strong>sono state condannate per bancarotta fraudolenta</strong></span> patrimoniale e documentale rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 4 mesi (condonati). Per concorso in bancarotta sono stati condannati a 2 anni, con sospensione condizionale e non menzione, i tre sindaci revisori: Antonio Bandettini (professore ordinario a Economia), Vieri Fiori (che fa parte fra l&#8217; altro del collegio dei sindaci della Cassa di Risparmio di Firenze) e Mario Accardi. Tutti e cinque dovranno risarcire undici clienti della Sim che si erano costituiti parte civile, versando subito un anticipo di 10 mila euro per ciascuno. Inoltre il tribunale li ha dichiarati tutti e cinque «inabilitati all&#8217; esercizio di imprese commerciali e incapaci ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni». La questione cruciale posta dai pm Alessandro Crini e Gabriele Mazzotta,e variamente discussa dai difensori, fra cui gli avvocati Lapo Gramigni, Valerio Valignani, Sandro Traversi, Sara Gennai, Gianluca Gambogi, Sandro Guerra, è stata la carenza all&#8217; interno della Sim di una contabilità rigorosa, di una rigorosa separazione fra il patrimonio della società e patrimoni dei clienti, di rigorosi controlli sui promotori finanziari, cui si consentiva (secondo le accuse) di operare con i pericolosi derivati. In questo contesto, secondo la procura, sarebbe stato cruciale il ruolo degli organi di controllo, che invece non funzionarono a dovere. L&#8217; accusa era estesa anche a Leonardo Ciampi della società di revisione Deloitte &amp; Touche e a Lamberto Tommasi della Price Waterhouse Coopers, che certificarono rispettivamente i bilanci 2001 e 2002 della Sim, dichiarando che erano in ordine, mentre era impossibile &#8211; sostiene la procura &#8211; non rendersi conto delle «sistematiche irregolarità» dell&#8217; assetto gestionale, organizzativo e dei controlli interni. Ciampie Tommasi hanno evitato una condanna grazie alla prescrizione. Altri tre imputati sono stati assolti. Nel 2007 Andrea Pecchi, il promotore finanziario all&#8217; origine del crac con i suoi spericolati investimenti, aveva patteggiato 2 anni e 9 mesi, mentre l&#8217; altro amministratore della Sim, Adalberto Tronfi, era stato condannato in abbreviatoa 3 anni e 6 mesi. &#8211; <em>FRANCA SELVATICI</em></p>
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		<title>Magistrati contro la corruzione &#8211; Il caso Elbopoli</title>
		<link>http://www.casosannino.com/magistrati-contro-la-corruzione-01/</link>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 08:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Tribunale di Genova ha pronunciato condanne per i responsabili e colpevoli degli scandali immobiliari nell&#8217;Isola d&#8217;Elba e per la tragedia della Mobil Prince. Fra loro un giudice (Germano Lamberti di Livorno) e altri pubblici ufficiali.
Non c&#8217;èntra con la fallimentopoli di Firenze, ma siccome è venuto soltanto un articolino che appena si vede sul giornale, la pubblichiamo anche noi su internet.
Nel processo erano parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell&#8217;Interno ed ora i responsabili dovranno risarcire i danni allo Stato, un segnale molto positivo di ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="/wp-content/uploads/2009/05/super_magistrati_heroes.jpg" rel="lightbox[800]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-809" title="super_magistrati_heroes" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/super_magistrati_heroes-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il Tribunale di Genova ha pronunciato condanne per i responsabili e colpevoli degli scandali immobiliari nell&#8217;Isola d&#8217;Elba e per la tragedia della <strong>Mobil Prince</strong>. Fra loro un giudice (<strong>Germano Lamberti di Livorno</strong>) e altri pubblici ufficiali.</p>
<p>Non c&#8217;èntra con la fallimentopoli di Firenze, ma siccome è venuto soltanto <span style="text-decoration: underline;">un articolino che appena si vede sul giornale</span>, la pubblichiamo anche noi su internet.</p>
<p>Nel processo erano parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell&#8217;Interno ed ora i responsabili dovranno risarcire i danni allo Stato, un segnale molto positivo di speranza per la martoriata giustizia in Italia, perche stavolta, almeno in parte, non saranno i cittadini a pagare.</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Così sarebbe giusto che accadesse con il processo contro il Puliga e il suo comitato d&#8217;affari, che hanno provocato enormi danni allo Stato oltre che avere leso gravemente l&#8217;economia fiorentina e procurato centinaia di vittime.</strong></span></p>
<h3>Ecco due degli articoli trovati su internet:</h3>
<h2>Scandali immobiliari/ Sei condannati,tra loro ex capo Gip Livorno</h2>
<h2>La sentenza emessa dal tribunale di Genova</h2>
<p>Genova, 21 apr. (Apcom) &#8211; Il presidente della prima sezione penale del tribunale di Genova, Giuseppe d&#8217;Agnino, dopo oltre sei ore di camera di consiglio ha letto la sentenza che condanna sei degli otto imputati nel procedimento riguardante vari scandali immobiliari nell&#8217;Isola d&#8217;Elba. La vicenda era iniziata sei anni fa e tra i coinvolti vi era anche l&#8217;ex capo dei Gip di Livorno Germano Lamberti, il prefetto della stessa città, Vincenzo Gallitto, e il suo vice Giuseppe Pesce. Il tribunale ha condannato a tre anni di reclusione per corruzione Lamberti, il viceprefetto Pesce a due anni e due mesi per lo stesso reato e il prefetto Gallitto a due anni per favoreggiamento e peculato. Tra gli altri imputati Gabriele Mazzarri, ex responsabile dell&#8217;Ufficio tecnico del Comune, ad un anno e otto mesi, mentre i costruttori Franco Giusti e Fiorello Filippi hanno ricevuto una pena di tre anni e quattro mesi per corruzione. Sono stati invece assolti il sindaco di Marciana Marina e un immobiliarista. Tutti gli imputati condannati sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici per cinque anni oltre che al risarcimento, da liquidarsi in sede civile, alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell&#8217;Interno che si erano costituiti parte civile. Tra il pubblico, al processo, erano presenti alcuni familiari delle vittime del Moby Prince, il traghetto dove nel 1991 morirono bruciate 140 persone. La sentenza di assoluzione dei presunti responsabili venne proprio pronunciata dal giudice Lamberti.</p>
<h2>IL SARDEGNA &#8211; Cronache : Moby Prince, condannato il Gip i parenti delle vittime: fa pensare</h2>
<p>23.04.2009</p>
<p>Un buco nero che si spalanca davanti a una delle vicende giudiziarie più controverse della storia italiana. Non si sono fatte attendere le reazioni dei familiari delle vittime della tragedia del Moby Prince, il traghetto che andò a fuoco dopo uno scontro con la petroliera dell&#8217;Agip Abruzzo, dramma nel quale la sera del 10 aprile 1991 persero la vita 140 persone di cui molti sardi, dopo la condanna dell&#8217;ex capo dei Gip del tribunale di Livorno durante il processo per la tragedia. Martedì il presidente della prima sezione penale del tribun a l e d i Genova , Giuseppe d&#8217;Agnino, dopo oltre sei ore di camera di consiglio, aveva letto la sentenza di condanna per sei degli otto imputati nel procedimento riguardante vari scandali immobiliari nell&#8217;Isola d&#8217;Elba: tra questi c&#8217;è anche l&#8217;ex capo dei Gip di Livorno, Germano Lamberti, presidente del Collegio giudicante nel processo sul disastro della Moby Prince, in cui furono assolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». La sentenza verrà però parzialmente riformata in appello: la terza sezione penale di Firenze dichiarò il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. Secondo le accuse, Lamberti, in concorso con altri due imputati, avrebbe ottenuto appartamenti in un residence di lusso in cambio di agevolazioni per la realizzazione di un centro servizi nel comune di Marciana. Secondo il pm, inoltre, il giudice Lamberti non sequestrò volutamente un cantiere irregolare. Tra il pubblico, al processo nei confronti di Lamberti, erano presenti alcuni familiari delle vittime della Moby Prince. «La sentenza del tribunale di Genova che ha condannato per corruzione il Presidente del Collegio giudicante del processo Moby Prince amareggia ed inquieta». Sono le prime parole di Angelo Chessa, presidente dell&#8217;associazione &#8220;10 aprile&#8221;, che raccoglie alcuni familiari delle vittime morte nel 1991 nel traghetto che entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno, nel commento dell&#8217;esito del processo genovese nel quale l&#8217;ex giudice Germano Lamberti era imputato per una vicenda diversa. «Abbiamo &#8211; ha aggiunto Chessa &#8211; aspramente contestato il modo in cui il processo fu condotto e la sentenza successivamente emessa dal tribunale di Livorno. Ciò ci porta a tornare indietro con la mente e non siamo sereni». Sono stati svolti due processi sulla tragedia della Moby Prince, dai quali non è emersa nessuna responsabilità precisa: la tragedia è quindi ufficialmente ascritta alla distrazione che sarebbe regnata a bordo del traghetto (si parlò a lungo anche del fatto che sia il personale di bordo sia i soccorritori sarebbero stato distolti dalle loro mansioni da un&#8217;importante partita di calcio che si stava svolgendo quella sera).</p>
<p><strong>&#8221;</strong><strong>Amareggiato per la sentenza&#8221;</strong></p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/magistrati_italiani.jpg" rel="lightbox[800]"><img class="alignleft size-full wp-image-802" title="Il collegio genovese (Panicucci, D’Agnino, Lepri) mentre legge la sentenza di condanna agli imputati del processo Elbopoli" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/magistrati_italiani.jpg" alt="" width="425" height="338" /></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><!--[if gte vml 1]> <![endif]--></strong></p>
<p><!--[if gte vml 1]><![endif]--><br />
Il collegio genovese (Panicucci, D&#8217;Agnino, Lepri) mentre legge la sentenza di condanna agli imputati del processo Elbopoli</p>
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		<title>Lozzi condannato a pagare danni</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 08:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[lozzi]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
La Corte di Appello di Firenze disconosce sentenza di assoluzione di Alessandro Lozzi, lo condanna a pagare danni e trasmette a Genova.
Il Tribunale di Firenze nel 2007 aveva assolto Alessandro Lozzi dall&#8217;accusa di interesse privato nel fallimento Sheraton &#8220;per non aver commesso il fatto&#8221; (articolo 2007 (?)). Con quel provvedimento il Tribunale aveva anche disatteso la richiesta dei pubblici ministeri Luca Turco e Gabriele Mazzotta di trasmettere gli ai magistrati genovesi per avere agito in concorso con il giudice della procedura Sebastiano Puliga.
Adesso la Corte di Appello di Firenze ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> Normal   0               false   false   false      EN-US   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4 </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> </xml><![endif]--><!--  --><!--[if gte mso 10]> <mce:style><!   /* Style Definitions */  table.MsoNormalTable 	{mso-style-name:"Table Normal"; 	mso-tstyle-rowband-size:0; 	mso-tstyle-colband-size:0; 	mso-style-noshow:yes; 	mso-style-priority:99; 	mso-style-qformat:yes; 	mso-style-parent:""; 	mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt; 	mso-para-margin:0cm; 	mso-para-margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:11.0pt; 	font-family:"Calibri","sans-serif"; 	mso-ascii-font-family:Calibri; 	mso-ascii-theme-font:minor-latin; 	mso-fareast-font-family:"Times New Roman"; 	mso-fareast-theme-font:minor-fareast; 	mso-hansi-font-family:Calibri; 	mso-hansi-theme-font:minor-latin; 	mso-bidi-font-family:"Times New Roman"; 	mso-bidi-theme-font:minor-bidi;} --> <!--[endif]--></p>
<h2>La Corte di Appello di Firenze disconosce sentenza di assoluzione di Alessandro Lozzi, lo condanna a pagare danni e trasmette a Genova.</h2>
<p>Il Tribunale di Firenze nel 2007 aveva assolto Alessandro Lozzi dall&#8217;accusa di interesse privato nel fallimento Sheraton &#8220;per non aver commesso il fatto&#8221; (articolo 2007 (?)). Con quel provvedimento il Tribunale aveva anche disatteso la richiesta dei pubblici ministeri Luca Turco e Gabriele Mazzotta di trasmettere gli ai magistrati genovesi per avere agito in concorso con il giudice della procedura <strong>Sebastiano Puliga</strong>.</p>
<p>Adesso la Corte di Appello di Firenze ha negato quelle decisioni del Tribunale (<a href="wp-content/uploads/2009/01/la-nazione-23-dec-2008-quattro-anni-al-lozzi.gif" rel="lightbox[815]">articolo 2009</a>) riconoscendo l&#8217;interesse privato di <strong>Lozzi </strong>e <strong>Linguiti</strong>, reato disgraziatamente prescritto, ritenendogli responsabili nei confronti della curatela del fallimento Sheraton e condannandogli a pagare per tanto i danni. Inoltre la Corte di Appello di Firenze ha trasmesso a Genova dove <strong>Sebastiano Puliga</strong> e lo stesso <strong>Lozzi</strong> sono imputati insieme a molti altri professionisti per reati gravissimi quali bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Quattro anni di reclusione al Lozzi per corruzione!!</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 07:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
BUONE NOTIZIE!
QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE AL LOZZI PER CORRUZIONE!!
Dalla magistratura fiorentina arriva la condanna del Lozzi a 4 anni in seguito alla richiesta dei pubblici ministeri Gabriele Mazzotta e Luca Turco: CORRUZIONE in atti giudiziari per la tangente di 70 milioni nella procedura Res.Co (l&#8217;articolo qui)
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<p><strong>QUATTRO ANNI DI RECLUSIONE AL LOZZI PER CORRUZIONE!!</strong></p>
<p>Dalla magistratura fiorentina arriva la condanna del <strong>Lozzi </strong>a <strong>4 anni</strong> in seguito alla richiesta dei pubblici ministeri <strong>Gabriele Mazzotta</strong> e <strong>Luca Turco</strong>: CORRUZIONE in atti giudiziari per la tangente di 70 milioni nella procedura Res.Co (<a rel="lightbox[450]" href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/01/la-nazione-23-dec-2008-quattro-anni-al-lozzi.gif">l&#8217;articolo qui</a>)</p>
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		<title>Non è più la Giudice Patrizia Pompei a condurre la causa Lumaca 9301/93 + 2 ed è già stato revocato un suo provvedimento</title>
		<link>http://www.casosannino.com/ciao-pompei/</link>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 07:15:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Pompei]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Presidente del Tribunale dott. Ognibene ha designato un altro giudice per la causa 9301/93 + 2.
Il nuovo giudice ha revocato il provvedimento emesso dalla Pompei che, per favorire i Boni, aveva separato dalla causa principale altre due cause riunite e con il quale la società dei Boni Edil Pitti Srl, che è il soggetto principale che deve rispondere insieme a Sandro Boni, sarebbero usciti dal procedimento.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente del Tribunale dott. Ognibene ha designato un altro giudice per la causa 9301/93 + 2.</p>
<p>Il nuovo giudice ha revocato il provvedimento emesso dalla <strong>Pompei </strong>che, per favorire i <strong>Boni</strong>, aveva separato dalla causa principale altre due cause riunite e con il quale la società dei Boni <strong>Edil Pitti Srl</strong>, che è il soggetto principale che deve rispondere insieme a <strong>Sandro Boni</strong>, sarebbero usciti dal procedimento.</p>
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		<title>Anche l&#8217; industriale Becagli indagato per i fallimenti pilotati</title>
		<link>http://www.casosannino.com/anche-l-industriale-becagli-indagato-per-i-fallimenti-pilotati/</link>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2006 20:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Repubblica &#8211; 07 febbraio 2006   pagina 4   sezione: FIRENZE
L&#8217; inchiesta sul comitato di affari che, secondo le accuse, ha pilotato per anni numerosi fallimenti all&#8217; interno del tribunale di Firenze deve fare i conti con i tempi delle poste italiane. Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Genova (competente perché nell&#8217; inchiesta è coinvolto il giudice Sebastiano Puliga, per anni in servizio alla sezione fallimentare fiorentina) arrivano un po&#8217; a capriccio ai 37 indagati. I nomi, perciò, emergono alla spicciolata. Fra i cinque già noti, spicca ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Repubblica &#8211; 07 febbraio 2006   pagina 4   sezione: FIRENZE</p>
<p>L&#8217; inchiesta sul comitato di affari che, secondo le accuse, ha pilotato per anni numerosi fallimenti all&#8217; interno del tribunale di Firenze deve fare i conti con i tempi delle poste italiane. Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Genova (competente perché nell&#8217; inchiesta è coinvolto il giudice Sebastiano Puliga, per anni in servizio alla sezione fallimentare fiorentina) arrivano un po&#8217; a capriccio ai 37 indagati. I nomi, perciò, emergono alla spicciolata. Fra i cinque già noti, spicca quello dell&#8217; imprenditore tessile Mario Becagli, già inventore del pile con il fratello Piero, da anni attivissimo anche nei settori immobiliare e alberghiero, colpito in ottobre dalla tragica perdita della figlia Raffaella, misteriosamente uccisa nell&#8217; isola di Bali. Mario Becagli, che è assistito dagli avvocati Pier Matteo Lucibello di Firenze e Giovanni Scopesi di Genova, è indagato per corruzione in atti giudiziari e turbativa d&#8217; asta. Secondo le ipotesi di accusa, si sarebbe aggiudicato illecitamente ad un&#8217; asta fallimentare, il 5 maggio &#8216; 97, l&#8217; Hotel Demidoff di Pratolino, e tre anni più tardi, il 26 ottobre 2000, lo storico Palazzo Ruspoli in via Martelli a Firenze, sottoposto a esecuzione immobiliare. In ambedue i casi il giudice che portò a termine le vendite era Sebastiano Puliga. La sua compagna, Lucia Figini, ha ricevuto diversi incarichi professionali da società del gruppo Becagli. In particolare dal 20 settembre 2000 era sindaco revisore della Firenze Investimenti Developer, la società del gruppo Becagli che il 26 ottobre di quell&#8217; anno si aggiudicò Palazzo Ruspoli. Mario Becagli si dichiara totalmente estraneo a tutte le ipotesi di accusa e afferma che sarà in grado di provare documentalmente che nelle aste che lo riguardano il dottor Puliga non ha commesso alcun atto contrario ai suoi doveri di ufficio, né ha ricevuto da lui o da sue società denaro o altre utilità. Aggiunge che nelle aste le sue società non hanno ricevuto alcun vantaggio, essendosi aggiudicate gli immobili con regolari rilanci e a prezzi molto superiori alla base d&#8217; asta. Si dichiara certo che i suoi chiarimenti determineranno una richiesta di archiviazione. Oltre a Mario Becagli, hanno ricevuto avvisi di conclusione delle indagini i commercialisti Benito e Giovanni Bronzetti, padre e figlio, ritenuti responsabili di peculato e interesse privato negli atti compiuti nei concordati Finco e Cubattoli. Il loro avvocato, Nino D&#8217; Avirro, comunica che sono sereni «perché le accuse si sono notevolmente ridimensionate e le contestazioni residue verranno chiarite quanto prima». Anche i commercialisti Lucio Mazzia e Sandra Mattiacci (marito e moglie) sono stati avvisati che l&#8217; inchiesta è finita. Sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Secondo la procura, in cambio della assegnazione di determinati fallimenti, avrebbero compensato in vario modo il giudice Puliga. L&#8217; avvocato genovese Enzo Farolfi, che li assiste con il collega Mauro Cini di Prato, si domanda però come possano adeguatamente difendersi visto che, per decisione del pm di Genova Massimo Terrile, a ogni indagato arriva soltanto la contestazione che lo riguarda, senza un necessario quadro di insieme, e senza che si sappia, almeno finora, quali specifiche ipotesi di accusa vengano mosse al giudice Puliga. &#8211; FRANCA SELVATICI</p>
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		<title>Non ce stato una buona notizia in tanto tempo&#8230;.</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2005 08:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Impegniamo a i procuratori a darci una mano a riempire questa sezione.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-medium wp-image-607" title="notizie1" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/01/notizie1-267x300.gif" alt="" width="128" height="144" />Impegniamo a i procuratori a darci una mano a riempire questa sezione.</p>
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