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	<title>casosannino.com &#187; Gli esecutori della frode</title>
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	<description>La legge è uguale per tutti</description>
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		<title>Operatori di giustizia</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Dec 2011 22:28:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gente Inutile]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Hidden]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Operatori di giustizia

Un operatore di giustizia è un pubblico ufficiale che ha un ruolo, anche esterno, di lavoro o di collaborazione con l’amministrazione della giustizia. I primi nella vicenda giudiziaria dei coniugi Sannino, sono stati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Operatori di giustizia</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1412" title="indumenti giudici" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/indumenti-giudici.jpg" alt="" width="234" height="249" /></p>
<p>Un operatore di giustizia è un pubblico ufficiale che ha un ruolo, anche esterno, di lavoro o di collaborazione con l’amministrazione della giustizia. I primi nella vicenda giudiziaria dei coniugi Sannino, sono stati i giudici Sebastiano Puliga e Valentino Pezzuti.</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/indumenti-giudici.jpg" target="_blank" rel="lightbox[1411]">http://www.casosannino.com/chi-e-valentino-pezzuti/</a></p>
<p>Fra i cancellieri si citano Giovanni Antonio Rinaldi e Angela Catanese, all’epoca della truffa moglie del cancelliere di Rinaldi e amante del giudice Valentino Pezzuti. Rinaldi e Catanese insieme a Puliga e Pezzuti, con il contributo dell’Avv. Andrea Mazzanti, hanno tratto profitto dalla cessione di diritti di causa di Gino al cancelliere Rinaldi leggi qui cosa hanno fatto</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/chi-e-andrea-mazzanti/" target="_blank">http://www.casosannino.com/chi-e-andrea-mazzanti/</a></p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/" target="_blank">http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/</a></p>
<p>Altri operatori di rilievo in questo caso giudiziario sono stati il notaio Ernesto Cudia, ex magistrato, notaio personale del Puliga e complici, il quale, in combutta col Lozzi, per poter dichiarare deserta una fondamentale assemblea ingannò i coniugi coniugi Sannino per non fargli partecipare; ascolta qui</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/ernesto-cudia-abril-931.mp3" target="_blank">http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/ernesto-cudia-abril-931.mp3</a></p>
<p>Indispensabile per il compimento della truffa l’operato dei dottori commercialisti Roberto Scialdone (vedi <a href="http://www.casosannino.com/chi-e-roberto-scialdone/" target="_blank">http://www.casosannino.com/chi-e-roberto-scialdone/</a>) e Alessandro Lozzi, ausiliari di Puliga nella procedura di amministrazione giudiziaria della società di Gino e Zionela; il Lozzi è stato più volte condannato ed è in attesa di ulteriori condanne per reati commessi in ambito a procedimenti a lui assegnati da Puliga; vedi anche <a href="http://www.casosannino.com/quattro-anni-per-il-lozzi/" target="_blank">http://www.casosannino.com/quattro-anni-per-il-lozzi/</a></p>
<p><strong>Corruttori e corrotti privati e pubblici ufficiali, non avrebbero certamente potuto compiere reati così gravi e così apertamente senza l’avvallo dei due famosi giudici, Puliga e Pezzuti, e questi due, non sarebbero rimasti impuniti senza il contributo, di altri colleghi magistrati che in seguito si sono occupati delle cause dei coniugi Sannino Belgrave</strong>.<span id="more-1411"></span></p>
<p>Magistrati nel caso Sannino ci sono una settantina o più (vedi elenco <a href="http://www.casosannino.com/elenco-magistrati/" target="_blank">http://www.casosannino.com/elenco-magistrati/</a>), fra tutti brevemente si rilevano:</p>
<p>La giudice dott. Patrizia Pompei presso il Tribunale, che si è accanita contro i Sannino negando tutto e bloccando la causa principale per un falso documentale di modo che, grazie a lei, ancora oggi dopo diciotto anni, si trova in primo grado (<a href="http://www.casosannino.com/come-va-la-causa-lumaca/" target="_blank">http://www.casosannino.com/come-va-la-causa-lumaca/</a>). Pompei era amante del suddetto Alessandro Lozzi. Gino e Zionela avevano denunciato la dott.ssa Pompei e questa aveva risposto con una sua contro denuncia leggila qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/denp1.png" target="_blank" rel="lightbox[1411]">denp1</a> <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/denp2.jpg" target="_blank" rel="lightbox[1411]">denp2</a> denuncia poi archiviata come quelle di Gino e Zionela.</p>
<p>Il giudice Giovanni Bellagamba presso la Corte di Appello, padre dell’avvocato Filippo Bellagamba, legale del vero delinquente in questa vicenda, Maurizio Boni, e della sua società Residenze Toscane S.r.l. intestataria del patrimonio usurpato e che vuole sfrattare la famiglia Sannino. Il giudice Bellagamba faceva il presidente del collegio in una causa importante, rigettando una querela di falso proposta da Gino (leggilo qui <a href="http://www.casosannino.com/causa-lumaca/" target="_blank">http://www.casosannino.com/causa-lumaca/</a>);</p>
<p>Il PM Massimo Bonfiglio, che cominciò a occuparsene nel 1994 e da allora ha archiviato sistematicamente ogni cosa, fra cui la denuncia nei confronti del commercialista Scialdone Roberto figlio di un carabiniere altolocato e piduista, come altri due coinvolti nella vicenda cioè Sandro Boni e d’Isanto Vincenzo (più dettagli in <a href="http://www.casosannino.com/elenco_fautori_della_truffa/" target="_blank">http://www.casosannino.com/elenco_fautori_della_truffa/</a>) cioè tutto fatto fra variopinti fratelli che vendono e rendono il resto a se stessi; altro PM che ha fatto come Bonfiglio è stato Francesco Fleury vice procuratore che d’accordo con i pm bolognesi hanno sempre insabbiato tutto. Emanuele Riviello e Susanna Raimondo, due giudici civilisti che hanno deciso favorendo senza batter ciglio le controparti responsabili, il primo decideva senza il fascicolo di Zionela che era opportunamente sparito e Raimondo condannando i Sannino, davanti prove inconfutabili, a consegnare l’immobile ai Boni.</p>
<p><strong>Il Consiglio Giudiziario del distretto toscano</strong></p>
<p>I consigli giudiziari giudicano sugli esiti del tirocinio dei magistrati, forniscono pareri conclusivi sul conferimento di funzioni giurisdizionali, raccolgono informazioni per il controllo dei magistrati e valutano la loro professionalità, giudicano sulla loro vita professionale, ossia, sulle incompetenze o incapacità o sui meriti, sul loro comportamento, per esempio se sono corrotti o incuranti o altrimenti scorretti; danno valutazioni dei requisiti professionali e personali dei magistrati onorari ai fini anche della loro permanenza in servizio; pareri sul conferimento d’incarichi extragiudiziari, sulle incompatibilità ambientali, sulle dispense dal servizio, sui criteri di assegnazione dei procedimenti; vigilano sull’andamento degli uffici giudiziari e devono segnalare eventuali disfunzioni al Ministro di giustizia; fanno proposte sull&#8217;organizzazione e il funzionamento degli uffici del giudice di pace, su collocamenti a riposo, dimissioni, decadenze dall&#8217;impiego, concessioni di titoli onorifici e riammissioni in magistratura.</p>
<p>Il potere di controllo e decisionale dei consigli giudiziari su ogni magistrato e il suo lavoro, è, come abbiamo letto, totale; da qui che un forte senso di responsabilità del consigliere giudiziario appare indispensabile. Ciò anche perché qualcosa riguardante un magistrato -in particolare segnalazioni per comportamenti non regolari- si muoverà solo se le informazioni e valutazioni provenienti da soggetti incaricati o dai capi degli uffici, arriveranno in modo veritiero e corretto al consiglio giudiziario.</p>
<p><strong>Nel caso Sannino però la sorveglianza è stata zero; il senso di responsabilità, zero. </strong></p>
<p>Al contrario, i Sannino per una vita sono stati -e lo sono tutt’ora- bersagli di provvedimenti abnormi e negazioni anche da parte di magistrati che vorrebbero fare in modo diverso ma non possono.</p>
<p>Visto il potere di controllo del consiglio giudiziario sui magistrati,  siamo andati a vedere da chi è composto quello fiorentino.</p>
<p>Abbiamo visto che da 19 membri che <strong>compongono il Consiglio Giudiziario di Firenze</strong> (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/consigi-giudiziari-2011.pdf" target="_blank">ComponentiConsigliGiudiziari</a> PDF) <strong>ben</strong> <strong>7 (sette)</strong> <strong>si sono occupati del caso Sannino</strong> (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/consigliogFirenze.pdf" target="_blank">consigliogfirenze</a> PDF):</p>
<p><strong>Dott. DE SIMONE Giulio</strong> C.A. Firenze, che si è occupato di cause di crediti di Gino e Zionela rigettando  le loro domande. Faceva collegio con Valentino Pezzuti;</p>
<p><strong>Dott. CAPPELLI Alberto</strong> C.A. Firenze, è il presidente del collegio in una causa per un comodato con la cui sentenza condannò i coniugi Sannino a consegnare l’immobile ai veri delinquenti cioè i Boni;</p>
<p><strong>Dott.ssa CANNIZZARO Maria</strong> Tribunale Minorenni Firenze, che come gip ha archiviato svariati e importantissimi procedimenti penali fra cui la indagine del Mo. Marco Cipolletti della Guardia di Finanza di Borgo San Lorenzo, che aveva accertato le modalità della truffa compiuta ai danni dei Sannino e le responsabilità dei pubblici ufficiali coinvolti;</p>
<div id="attachment_1417" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/turco40.jpg" rel="lightbox[1411]"><img class="size-thumbnail wp-image-1417" title="turco40" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/turco40-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Dott. Turco Luca</p></div>
<p><strong>Dott. TURCO Luca</strong> Procura Firenze, che ha archiviato, favorendo palesemente i Boni in vari procedimenti penali da lui condotti, di cui uno per riciclaggio e ciò in palese contrasto col proprio “convincimento” dell’obbligatorietà dell’azione penale, in ambito a una sua richiesta di rinvio a giudizio di un cittadino per essersi rubato tre paia di calzini in un negozio (leggi qui <a href="http://www.casosannino.com/3calzini/">http://www.casosannino.com/3calzini/</a> );</p>
<p><strong>Dott.ssa MANUALI Valentina</strong> Procura Firenze, PM che ha fatto archiviare denunce dei Sannino, favorendo il vero delinquente cioè Maurizio Boni; inoltre ha chiesto il rinvio a giudizio di Gino e Zionela, senza neanche sentirli, per il delitto di “diffamazione” nei confronti di Maurizio Boni (proc. n. 1893/08 pendente presso il giudice di pace) che sarebbe stato commesso per avere informato le autorità locali sulla provenienza illecita del bene conteso, cioè la proprietà usurpata ai Sannino dai Boni e dove questi vogliono costruire;</p>
<p><strong>Dott.ssa GOVERNATORI Silvia</strong> Tribunale Firenze, che ha rigettato, nonostante la sussistenza di cause che controvertono la proprietà, una domanda di sequestro proposta dai Sannino;</p>
<p><strong>Avv. GAMBOGI Gianluca</strong> Ord. Avv. Firenze, vicepresidente dell’Ordine degli avvocati di Firenze;  legale rappresentante della società Residenze Toscane S.r.l. di proprietà dei Boni che ha intestato tutto il patrimonio reclamato; <strong>legale rappresentante degli eredi Marcucci in una causa per falso documentale presso la Corte di Appello di Firenze, fra parentesi, gestita dal giudice Giovanni Bellagamba presidente di sezione presso la medesima corte; legale rappresentante di Puliga nell’inchiesta fallimentopoli e legale rappresentante della sua compagna Lucia Figini </strong>condannata per reati gravissimi e imputata nel processo contro Puliga e altri 37 professionisti;</p>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>CORTE DI APPELLO DI FIRENZE</strong></p>
<p>120. Dott. <strong>DE SIMONE Giulio </strong>C.A. Firenze</p>
<p>121. Dott. <strong>CAPPELLI Alberto </strong>C.A. Firenze</p>
<p>122. Dott.ssa <strong>CANNIZZARO Maria </strong>Tribunale Minorenni Firenze</p>
<p>123. Dott. <strong>TURCO Luca </strong>Procura Firenze</p>
<p>125. Dott.ssa <strong>MANUALI Valentina </strong>Procura Firenze</p>
<p>126. Dott.ssa <strong>GOVERNATORI Silvia </strong>Tribunale Firenze</p>
<p>130. Avv. <strong>GAMBOGI Gianluca </strong>Ord. Avv. Firenze</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Con tutti questi rapporti e incarichi l’avvocato Gianluca Gambogi non poteva non sapere che il giudice Bellagamba è il padre del collega avvocato Filippo Bellagamba, <strong>rappresentante degli avversari dei Sannino in una causa dove anche lui Gambogi fa l’avvocato,</strong> una causa presso la Corte di Appello di Firenze dove lui non solo è consigliere giudiziario ma anche vicepresidente dell’Ordine degli Avvocati.. come fa a non sapere … come fa a non vincere la causa anche se il suo assistito è un delinquente!</p>
<p>Signori Ministri, Procuratori Generali, Voi stessi del Consiglio Giudiziario fiorentino, del Tribunale e della Procura, dite voi se è lecito lasciare le persone impedite vita natural durante da simili situazioni, dite voi se il potere di gestire i procedimenti in modo così abnorme non è estorsione e tortura nei confronti di cittadini che chiedono a chi compete di fare giustizia in modo regolare, dite se calpestare in questa maniera i diritti delle persone non è un degrado e una vergogna istituzionale; chi fra Voi signori possa prendere i necessari  provvedimenti è gentilmente pregato di procedere, per onorare e per dare un senso alla magistratura e istituzioni stesse, perché altrimenti non è di alcuna utilità che ci siano anzi danneggiano la nostra società.</p>
<p>&#8212;&#8212;-</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/12/I-poteri-istruttori-del-Consiglio-Giudiziario.pdf" target="_blank">I poteri istruttori dei consigli giudiziari</a> (.PDF) relazione di Paola DI NICOLA (magistrato)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chi è Andrea Riccucci</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 23:21:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Headline]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Magistrato a Firenze (Corte di Appello)
Tutti sanno che nella inchiesta Fallimentopoli Fiorentina altri magistrati e pubblici ufficiali coinvolti sono rimasti fuori dal processo, per effetto di certi accomodamenti fatte da magistrati che hanno condotto le ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magistrato a Firenze (Corte di Appello)</p>
<div id="attachment_1336" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/Riccucci-testimonia-in-aula.jpg" rel="lightbox[1331]"><img class="size-medium wp-image-1336  " title="Riccucci testimonia in aula" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/Riccucci-testimonia-in-aula-235x300.jpg" alt="" width="191" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Riccucci testimonia in aula</p></div>
<p>Tutti sanno che nella inchiesta Fallimentopoli Fiorentina altri magistrati e pubblici ufficiali coinvolti sono rimasti fuori dal processo, per effetto di certi accomodamenti fatte da magistrati che hanno condotto le indagini (Turco, Mazzotta, Cieri).  Uno di questi è il giudice Andrea Riccucci – oggi alla Corte di Appello fiorentina – noto collaboratore, molto attivo, del Puliga e del Pezzuti.</p>
<p>Riportiamo qui le dichiarazioni in dibattimento del teste giudice dott. Minniti, che senza motivo era stato revocato da un collegio che doveva decidere sulla ammissione dell’amministrazione controllata di una ditta, e al quale Riccucci &#8211; oltre a lamentarsi perché il dott. Minniti “non faceva lavorare” &#8211; disse</p>
<div id="attachment_1338" class="wp-caption alignright" style="width: 227px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/Andrea-Riccucci-testimonia-in-udienza-al-processo-a-Genova.jpg" rel="lightbox[1331]"><img class="size-medium wp-image-1338 " style="border-style: initial; border-color: initial;" title="Andrea Riccucci testimonia in udienza al processo a Genova" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/Andrea-Riccucci-testimonia-in-udienza-al-processo-a-Genova-271x300.jpg" alt="" width="217" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">Andrea Riccucci testimonia in udienza al processo a Genova</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>“faremo una camera di consiglio e nomineremo Sebastiano Puliga anche se non è il presidente e anche se non è membro del collegio“</em></strong></p>
<p>…. Cioè roba da cupola massonica… come lo è quanto segue sul comportamento del giudice Andrea Riccucci.</p>
<p>Diceva la verità Puliga quando più volte durante il dibattimento ricordava, lamentandosi, che non era stato lui da solo a fare tutto, logicamente per fare quanto ha fatto era necessario l’aiuto dei colleghi. Sono diversi gli interventi che in questo senso ha fatto Andrea Riccucci, e questo chiaramente non senza un tornaconto.</p>
<p>Fra le vicende giudiziarie in cui è intervenuto Riccucci quale complice di Puliga e Pezzuti, è stata quella dei Sannino. Infatti fu proprio lui, pur sapendo che non era vero, a rilasciare al pm bolognese Luigi Persico una dichiarazione dove attestava di far parte di un collegio che doveva decidere una causa di Gino Sannino e che serviva per fare archiviare un procedimento penale a carico di Pezzuti e Puliga, tant’è che lo confessa lui stesso Riccucci alla Squadra Mobile:<strong><em> </em></strong></p>
<div id="attachment_1348" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/ricucciccipinocchio.jpg" rel="lightbox[1331]"><img class="size-thumbnail wp-image-1348" title="ricucciccipinocchio" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/ricucciccipinocchio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Ricucci Pinocchio</p></div>
<p><strong><em><strong><em>“… mi chiese e con molta insistenza, di dichiarare con uno scritto da inviare alla Procura di Bologna, che quel giorno io partecipavo all’udienza …. Pezzuti mi precisò che la mia lettera gli occorreva per allegarla alle sue difese presso la Procura di Bologna ove era iniziato un procedimento a suo carico per i fatti denunciati dal Sannino. Ricordo che successivamente mi ringraziò di avere scritto la missiva e mi disse che la procedura era stata archiviata”. </em></strong> </em></strong>(leggi<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/02.02.2004-relazione-Squadra-Mobile-p.92.jpg" target="_blank" rel="lightbox[1331]"> pag.9 relazione Squadra M.</a>) (<a title="Chi e Valentino Pezzuti" href="http://www.casosannino.com/chi-e-valentino-pezzuti/" target="_blank">vedi qui chi è Valentino Pezzuti</a>).</p>
<p>Ma in quel contesto, Andrea Riccucci si rese ancora complice dei giudici indagati. Infatti il giudice Valentino Pezzuti questo aveva presentato, senza poter farlo, una istanza  (leggi qui<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/istanzapezzuti.gif" target="_blank" rel="lightbox[1331]"> istanzapezzuti</a>)</p>
<p>per correggere, o più precisamente, per falsificare- una sentenza dalla quale voleva che fosse tolto il suo nome di giudice, e questo perché ciò creava un po’ di problemi al pm bolognese per archiviare dal momento che era stato scoperto che lui Pezzuti aveva dato 40 milioni di lire al cancelliere Rinaldi Giovanni per comprare i diritti di Gino Sannino in quella causa. Fregandosene della legge e delle regole, i giudici Riccucci, Puliga e il Presidente Armando Secchi, corressero la sentenza nonostante le opposizioni delle parti in causa.</p>
<p>L’archiviazione di quel procedimento condotto dal pm bolognese Luigi Persico, favorì dunque anche gli altri indagati (fra i quali i pubblici ufficiali Scialdone, Cudia, Lozzi), e procurò grave danno ai Sannino,  i quali avrebbero potuto vedere risolto il loro caso nel 1997 invece si trovano ancora oggi a tribolare in un vero e proprio malaffare giudiziario che chiude loro ogni porta verso la soluzione del loro caso.</p>
<p>Tuttavia al giudice Riccucci quanto aveva fatto non gli era bastato. Egli ha continuato negli anni successivi ad occuparsi delle cause di Gino e Zionela, fino a poco fa.</p>
<p>Nel 2008 entrò a fare il magistrato nel procedimento n. 9301/93, nel quale si svolgeva un procedimento per falso documentale ex art. 221 c.p.c. chiesto da Zionela; al momento dell’arrivo di Riccucci come magistrato il procedimento per falso era in appello.  In questo contesto il giudice Andrea Riccucci prende diversi provvedimenti, revoca, rigetta, riunisce e infine sospende il procedimento principale in attesa del passaggio in giudicato della pronuncia definitiva sul falso.</p>
<p><strong>Sospesa la causa, il giudice Riccucci passò a giudicarla anche in appello..!!. </strong></p>
<p><strong>Infatti l’appello venne rigettato..!!!</strong></p>
<p>Visto che gli era sempre andata bene mentendo, nella sentenza Riccucci e gli altri magistrati componenti il collegio, nel rigettare l&#8217;appello dichiaravano che non vi erano le perizie che costituivano la prova del  falso, ma – salvo che il Riccucci stesso le abbia sottratte dal fascicolo e poi rimesse – la cosa venne smentita dal direttore di cancelleria dott. Bressi (Leggi qui<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/attestazione1.gif" target="_blank" rel="lightbox[1331]"> attestazione1</a> <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/08/attestazione2.gif" target="_blank" rel="lightbox[1331]">attestazione2</a>).</p>
<p><strong>Dunque un gravissimo atto di favoreggiamento. Falsità in atti pubblici. Frode processuale… falsità e più falsità commesse da giudici!!</strong></p>
<p>Violare le regole per certi magistrati come Riccucci, è pacifica prassi, quello che conta è proteggere i colleghi che “sbagliano”, e per farlo devono penalizzare i cittadini a cui danno continuamente e ingiustamente torto. La magistratura fiorentina in particolare, ha fatto di alcune famiglie, fra cui i Sannino, bersaglio da tenere a bada e da punire, dando sempre torto a chiunque abbia osato denunciare colleghi. Ne citiamo alcuni che attendono da troppi anni o decenni che i loro casi siano risolti, come la famiglia Caldini di Troghi la cui ditta fu fatta fallire criminalmente d’ufficio dal Puliga; la famiglia Corrado, vittima anche essa del Puliga e del Pezzuti le cui ditte sono state fatte fallire anche se non avevano debiti; la famiglia Grifoni vittime stavolta del Riccucci che falsificava gli atti; la sig.ra Jolanda Manfredini, vittima anche del Puliga e la cui vita si è consumata chiedendo inutilmente giustizia ai magistrati fiorentini (il suo fallimento fu chiuso dopo una trentina d’anni e poco dopo la signora morì), e centinaia di altre imprese che sono state mandate alla rovina da magistrati senza scrupoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Da 18 anni attendiamo giustizia, ma intanto chi ha usurpato i nostri beni ha ottenuto provvedimenti per sfrattarci.</title>
		<link>http://www.casosannino.com/18-anni-attendiamo-giustizia/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 21:46:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Insolite]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[sfratto]]></category>

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		<description><![CDATA[Una buona parte degli italiani hanno capito che siamo alla mercé di gruppi criminali che fanno di chiunque quello che vogliono perché hanno il controllo delle magistrature. Gli effetti deleteri della corruzione rampante tormentano i ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1266" class="wp-caption aligncenter" style="width: 536px"><a href="http://www.facebook.com/?sk=messages&amp;tid=1720887016784#!/note.php?note_id=185920621443807&amp;id=100000479374264" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1266 " title="Gino Sannino" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/03/Gino-Sannino1.jpg" alt="Occhi Gino Sannino" width="526" height="220" /></a><p class="wp-caption-text">Gino Sannino</p></div>
<p style="text-align: center;">Una buona parte degli italiani hanno capito che siamo alla mercé di gruppi criminali che fanno di chiunque quello che vogliono perché hanno il controllo delle magistrature. Gli effetti deleteri della corruzione rampante tormentano i cittadini che non riescono più a respirare quell’aria di libertà che circola in un vero paese democratico.</p>
<p>Ormai è assodato che nel nostro Paese i criminali sanno di poterla fare franca, basta trovare un giudice che può essere il più delinquente, tanto ci penseranno i colleghi e le istituzioni ad aiutarlo e proteggerlo, come fossero fratelli in una gigantesca corporazione di potere deviato che controlla e domina il collettivo.</p>
<p>Questa mancanza di legalità fa sentire la gente sempre più insicura e sfiduciata verso le istituzioni, la politica non riesce a garantire una magistratura efficiente e trasparente e lascia il peso costosissimo agli italiani di una istituzione che il luogo di combattere l’illegalità usa la legge come strumento di repressione per perseguitare cittadini scomodi. Questo accadde spesso con personaggi pubblici o importanti, ma la cosa diventa più gravosa quando si perseguita un cittadino comune che non dispone di altri mezzi per ottenere giustizia ed ha solo creduto di poter richiamare i propri diritti rivolgendosi alla magistratura.</p>
<p>Due cittadini di questi siamo noi, Gino Sannino e Zionela Belgrave.</p>
<div id="attachment_1273" class="wp-caption alignleft" style="width: 317px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/03/Gino-e-Zionela.jpg" rel="lightbox[1262]"><img class="size-full wp-image-1273 " title="Gino e Zionela Sannino" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/03/Gino-e-Zionela.jpg" alt="Gino e Zionela Sannino" width="307" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Gino Sannino e Zionela Belgrave</p></div>
<p style="text-align: center;">La nostra storia è cominciata quando ci siamo trovati ad avere a che fare con due magistrati, Sebastiano Puliga e Valentino Pezzuti. Il primo, istruttore nelle nostre cause oggetto di questa vicenda, molto famoso e temuto per il suo potere: era capace di distruggere chiunque avesse un patrimonio piccolo o grande che fosse. Le cause che lui conduceva non la vinceva chi aveva ragione ma chi lo pagava, cioè Puliga negoziava le sue sentenze. Oggi è imputato per questo ed altri comportamenti delittuosi (processo n.3834/07 presso il Tribunale Penale di Genova).</p>
<p>Noi, che allora non sapevamo tutto ciò, avevamo affrontato il procedimento con una certa tranquillità, forti non solo delle nostre ragioni ma anche economicamente dal momento che nel peggiore dei casi, il nostro patrimonio era abbastanza consistente per coprire largamente qualsiasi costo che in tal senso potesse essere eventualmente rilevato durante procedura.</p>
<p>Ma c’illudevamo, perché l’intenzione era quella di accaparrarsi i nostri beni e lasciarci ben sprofondati sul lastrico in modo tale che non ci fossero rimasti né animo né forze economiche per difenderci. Ed esattamente così accadde. Fra altre numerose magagne che qui omettiamo, Puliga dichiarò la nostra società I Due Torrenti S.r.l in stato di liquidazione, e da li a poco, autorizzava il trasferimento di tutti i nostri beni ad una società della famiglia Boni di Vichio del Mugello. Questo accadeva nel 1993 quando Sandro Boni e Maurizio Boni avevano agito in concorso con gli amministratori nominati dal giudice Puliga per controllare i nostri beni.</p>
<p>Diciotto anni fa dunque nel 1993 abbiamo iniziato a rivolgerci alla magistratura, ma nonostante l’evidenzia e la dimostrazione dei fatti non abbiamo mai avuto da essa neanche una tutela. Al contrario, trascinati in un intricato meccanismo di cause e procedimenti, siamo rimasti ancor più penalizzati dal rimando all’infinito delle cause e abbiamo solo incontrato quei disagi che una storia di due persone comuni contro potenti o potentati deviati può generare.</p>
<p>Gli anni sono passati inesorabili e nel frattempo, mentre la causa principale è ancora da 18 anni in primo grado, Maurizio Boni è riuscito ad avere provvedimenti giudiziari con i quali può sfrattarci da quell’immobile che, come detto e ridetto da ben 18 anni, con espedienti e contro ogni legalità, si è impadronito.</p>
<p>È proprio per il coinvolgimento di quei pubblici funzionari e magistrati fiancheggiatori del Puliga e del Pezzuti, che la giustizia viene a noi preclusa, non volendo i magistrati attuali far emergere quelle verità a carico di quei colleghi e amici, ed è appunto per proteggere loro che i singoli procedimenti vengono archiviati o decisi in favore dei Boni.</p>
<p>Approfittando di quei provvedimenti giudiziari a loro favorevoli, i Boni vanno avanti nel tentativo di cacciarci via dalla nostra casa senza pagarci una lira, ovvero ripetesi, da quei beni ottenuti con carte fraudolente avvallate dal Puliga e dal Pezzuti. Da allora in tutta tranquillità hanno trasferito e cercano ancora di trasferire i beni usurpati e li utilizzano ben sapendo della loro provenienza illecita. Ecco la pubblicita&#8217; della proprieta&#8217; in vendita:</p>
<p><a href="http://www.tuscany-mugello.com/it/grande-opportunita.html" target="_blank">http://www.tuscany-mugello.com/it/grande-opportunita.html</a></p>
<div id="attachment_1285" class="wp-caption aligncenter" style="width: 536px"><a href="http://www.tuscany-mugello.com/it/grande-opportunita.html"><img class="size-full wp-image-1285  " title="Edil Pitti Screen Shot SML" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2011/03/Edil-Pitti-Screen-Shot-SML1.jpg" alt="" width="526" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Pubblicita&#39; della proprieta&#39; di Gino e Zionela in vendita nello sito de la Edil Pitti S.R.L.</p></div>
<p>La magistratura fiorentina conosce bene la nostra storia, ma i suoi rappresentanti magistrati hanno scelto di coprirsi reciprocamente per non far venire alla luce il vergognoso operato dei colleghi nell’ambito delle nostre cause.</p>
<p>Sono andato a parlare con il Sindaco di Vicchio che mi ha confermato che questa estate i Boni (o società loro) vorrebbero cominciare a costruire sulla nostra proprietà, ripeto e ripeterò ancora, da loro usurpata.</p>
<p>Avevamo inoltrato una denuncia di riciclaggio e in meno di un lampo il pubblico ministero Luca Turco ha chiesto l’archiviazione. Avevamo inoltrato anche una denuncia per estorsione e il pubblico ministero Bianco ha chiesto l’archiviazione. Tutti provvedimenti che sgomberano il campo ai Boni per agire criminalmente contro di noi mediante lo sfratto.</p>
<p>Ma, se legalità significa legalità, un magistrato che sa che le persone che si intendono sfrattare sono solo vittime di criminali, commetterebbe un crimine peggiore se firmasse un provvedimento per lo sfratto, perché <strong>GARANTIRE LA LEGALITÀ È IL PRIMO DOVERE DI UN MAGISTRATO ESSENDO QUESTA L’UNICA RAGIONE DELLA SUA PIENA INDIPENDENZA</strong>, se questa garanzia i magistrati non sono in grado di darla ai cittadini, allora questa indipendenza che i magistrati difendono con tanto accanimento serve solo a perseguitare la gente?. Perché questo che sta capitando a noi è repressione, inaccettabile repressione contro due comuni cittadini che non hanno modo di difendersi se non rivolgendosi alla magistratura stessa. Ma il peggio è che tutto questo sta accadendo per favorire i veri delinquenti, consentendo loro di riciclare ancora i nostri beni usurpati pur di occultare i reati di colleghi magistrati e pubblici ufficiali.</p>
<p>Mettiamo qui i link di alcuni documenti ufficiali dove emerge con chiarezza come la nostra vicenda processuale è stata pilotata e fatta arenare nel tempo. Documenti che descrivono le persone coinvolte nella nostra vicenda. Questi documenti sono indagini ordinate da pubblici ministeri che subito dopo hanno insabbiato nonostante i gravi reati accertati dagli investigatori:</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/largefiles/11_04_2000_indagine_guardia_di_finanza.zip">http://www.casosannino.com/largefiles/11_04_2000_indagine_guardia_di_finanza.zip</a><br />
<a href="http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/" target="_blank">http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/</a><br />
<a href="http://www.casosannino.com/largefiles/relacion%20PG%209-9-2002.zip" target="_blank">http://www.casosannino.com/largefiles/relacion%20PG%209-9-2002.zip</a></p>
<p>Con la presente ci rivolgiamo a chi di competenza, ai capi degli uffici, ai magistrati stessi che hanno incarico attualmente le vicende, affinché valutino l’opportunità e la necessità di provvedere per evitare un’ulteriore ingiustizia nei nostri confronti. La Legge vuole che questa proprietà sia posta sotto sequestro per evitare il riciclaggio e la continuazione di questo crimine.</p>
<p>I coniugi Gino Sannino e Zionela Belgrave.<br />
Via Boccagnello n.13 &#8211; 50039 Vicchio (FI)<br />
Tlf. 055 8493570<br />
334 97 86 937</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=Vicchio,+Italy&amp;sll=43.991086,11.3657&amp;sspn=0.123995,0.308647&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Vicchio+Firenze,+Toscana&amp;ll=43.932517,11.466293&amp;spn=0.173073,0.405121&amp;z=11&amp;iwloc=A" target="_blank">Vedi qui il mappa della proprieta&#8217; in Google maps</a></p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">
<p><strong>Una buona parte degli italiani hanno capito che siamo alla mercé di gruppi criminali che fanno di chiunque quello che vogliono perché hanno il controllo delle magistrature. Gli effetti deleteri della corruzione rampante tormentano i cittadini che non riescono più a respirare quell’aria di libertà che circola in un vero paese democratico. </strong></p>
<p><strong> Ormai è assodato che nel nostro Paese i criminali sanno di poterla fare franca, basta trovare un giudice che può essere il più delinquente, tanto ci penseranno i colleghi e le istituzioni ad aiutarlo e proteggerlo, come fossero fratelli in una gigantesca corporazione di potere deviato che controlla e domina il collettivo. </strong></p>
<p><strong> Questa mancanza di legalità fa sentire la gente sempre più insicura e sfiduciata verso le istituzioni, la politica non riesce a garantire una magistratura efficiente e trasparente e lascia il peso costosissimo agli italiani di una istituzione che il luogo di combattere l’illegalità usa la legge come strumento di repressione per perseguitare cittadini scomodi. Questo accadde spesso con personaggi pubblici o importanti, ma la cosa diventa più gravosa quando si perseguita un cittadino comune che non dispone di altri mezzi per ottenere giustizia ed ha solo creduto di poter richiamare i propri diritti rivolgendosi alla magistratura. </strong></p>
<p><strong> Due cittadini di questi siamo noi, Gino Sannino e Zionela Belgrave. </strong></p>
<p><strong> La nostra storia è cominciata quando ci siamo trovati ad avere a che fare con due magistrati, Sebastiano Puliga e Valentino Pezzuti. Il primo, istruttore nelle nostre cause oggetto di questa vicenda, molto famoso e temuto per il suo potere: era capace di distruggere chiunque avesse un patrimonio piccolo o grande che fosse. Le cause che lui conduceva non la vinceva chi aveva ragione ma chi lo pagava, cioè Puliga negoziava le sue sentenze. Oggi è imputato per questo ed altri comportamenti delittuosi (processo n.3834/07 presso il Tribunale Penale di Genova). </strong></p>
<p><strong> Noi, che allora non sapevamo tutto ciò, avevamo affrontato il procedimento con una certa tranquillità, forti non solo delle nostre ragioni ma anche economicamente dal momento che nel peggiore dei casi, il nostro patrimonio era abbastanza consistente per coprire largamente qualsiasi costo che in tal senso potesse essere eventualmente rilevato durante procedura. </strong></p>
<p><strong> Ma c’illudevamo, perché l’intenzione era quella di accaparrarsi i nostri beni e lasciarci ben sprofondati sul lastrico in modo tale che non ci fossero rimasti né animo né forze economiche per difenderci. Ed esattamente così accadde. Fra altre numerose magagne che qui omettiamo, Puliga dichiarò la nostra società I Due Torrenti S.r.l in stato di liquidazione, e da li a poco, autorizzava il trasferimento di tutti i nostri beni ad una società della famiglia Boni di Vichio del Mugello. Questo accadeva nel 1993 quando Sandro Boni e Maurizio Boni avevano agito in concorso con gli amministratori nominati dal giudice Puliga per controllare i nostri beni. </strong></p>
<p><strong> Diciotto anni fa dunque nel 1993 abbiamo iniziato a rivolgerci alla magistratura, ma nonostante l’evidenzia e la dimostrazione dei fatti non abbiamo mai avuto da essa neanche una tutela. Al contrario, trascinati in un intricato meccanismo di cause e procedimenti, siamo rimasti ancor più penalizzati dal rimando all’infinito delle cause e abbiamo solo incontrato quei disagi che una storia di due persone comuni contro potenti o potentati deviati può generare. </strong></p>
<p><strong> Gli anni sono passati inesorabili e nel frattempo, mentre la causa principale è ancora da 18 anni in primo grado, Maurizio Boni è riuscito ad avere provvedimenti giudiziari con i quali può sfrattarci da quell’immobile che, come detto e ridetto da ben 18 anni, con espedienti e contro ogni legalità, si è impadronito. </strong></p>
<p><strong> È proprio per il coinvolgimento di quei pubblici funzionari e magistrati fiancheggiatori del Puliga e del Pezzuti, che la giustizia viene a noi preclusa, non volendo i magistrati attuali far emergere quelle verità a carico di quei colleghi e amici, ed è appunto per proteggere loro che i singoli procedimenti vengono archiviati o decisi in favore dei Boni. </strong></p>
<p><strong> Approfittando di quei provvedimenti giudiziari a loro favorevoli, i Boni vanno avanti nel tentativo di cacciarci via dalla nostra casa senza pagarci una lira, ovvero ripetesi, da quei beni ottenuti con carte fraudolente avvallate dal Puliga e dal Pezzuti. Da allora in tutta tranquillità hanno trasferito e cercano ancora di trasferire i beni usurpati e li utilizzano ben sapendo della loro provenienza illecita. Ecco la pubblicita&#8217; della proprieta&#8217; in vendita: </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.tuscany-mugello.com/it/grande-opportunita.html" rel="nofollow" target="_blank">http://www.tuscany-mugello.com/it/grande-opportunita.html</a></strong></p>
<p><strong> La magistratura fiorentina conosce bene la nostra storia, ma i suoi rappresentanti magistrati hanno scelto di coprirsi reciprocamente per non far venire alla luce il vergognoso operato dei colleghi nell’ambito delle nostre cause. </strong></p>
<p><strong> Sono andato a parlare con il Sindaco di Vicchio che mi ha confermato che questa estate i Boni (o società loro) vorrebbero cominciare a costruire sulla nostra proprietà, ripeto e ripeterò ancora, da loro usurpata. </strong></p>
<p><strong> Avevamo inoltrato una denuncia di riciclaggio e in meno di un lampo il pubblico ministero Luca Turco ha chiesto l’archiviazione. Avevamo inoltrato anche una denuncia per estorsione e il pubblico ministero Bianco ha chiesto l’archiviazione. Tutti provvedimenti che sgomberano il campo ai Boni per agire criminalmente contro di noi mediante lo sfratto. </strong></p>
<p><strong>Ma, se legalità significa legalità, un magistrato che sa che le persone che si intendono sfrattare sono solo vittime di criminali, commetterebbe un crimine  peggiore se firmasse un provvedimento per lo sfratto, perché GARANTIRE LA LEGALITÀ È IL PRIMO DOVERE DI UN MAGISTRATO ESSENDO QUESTA L’UNICA RAGIONE DELLA SUA PIENA INDIPENDENZA, se questa garanzia i magistrati non sono in grado di darla ai cittadini, allora questa indipendenza che i magistrati difendono con tanto accanimento serve solo a perseguitare la gente?. Perché questo che sta capitando a noi è repressione, <strong>inaccettabile repressione contro due comuni cittadini che non hanno modo di difendersi se non rivolgendosi alla magistratura stessa.</strong> Ma il peggio è che tutto questo sta accadendo per favorire i veri delinquenti, consentendo loro di riciclare ancora i nostri beni usurpati pur di occultare i reati di colleghi magistrati e pubblici ufficiali.</strong></p>
<p><strong> Mettiamo qui i link di alcuni documenti ufficiali dove emerge con chiarezza come la nostra vicenda processuale è stata pilotata e fatta arenare nel tempo. Documenti che descrivono le persone coinvolte nella nostra vicenda. Questi documenti sono indagini ordinate da pubblici ministeri che subito dopo hanno insabbiato nonostante i gravi reati accertati dagli investigatori:</strong></p>
<p><strong><a href="../largefiles/11_04_2000_indagine_guardia_di_finanza.zip" rel="nofollow" target="_blank">http://www.casosannino.com/largefiles/11_04_2000_indagine_guardia_di_finanza.zip</a></strong></p>
<p><strong><a href="../relazione-squadra-mobile-documenti-2/" rel="nofollow" target="_blank">http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/</a></strong></p>
<p><strong><a href="../largefiles/relacion%20PG%209-9-2002.zip" rel="nofollow" target="_blank">http://www.casosannino.com/largefiles/relacion%20PG%209-9-2002.zip</a></strong></p>
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		<item>
		<title>COME VA LA CAUSA LUMACA  n. 9301/93 + 2 per risoluzione di contratti 17 anni in primo grado!</title>
		<link>http://www.casosannino.com/come-va-la-causa-lumaca/</link>
		<comments>http://www.casosannino.com/come-va-la-causa-lumaca/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 05:16:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cose Insolite]]></category>
		<category><![CDATA[Gente Inutile]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Dicevamo (post 15 anni) che la giudice Patrizia Pompei aveva respinto la querela di falso su documenti presentata da Zionela su documenti visibilmente falsificati. Zionela ricorse in appello e il Tribunale sospese la causa fino ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dicevamo (<a href="http://www.casosannino.com/15anni/" target="_blank">post 15 anni</a>) che la giudice Patrizia Pompei aveva respinto la querela di falso su documenti presentata da Zionela su documenti visibilmente falsificati. Zionela ricorse in appello e il Tribunale sospese la causa fino al passato in giudicato della pronuncia definitiva sulla querela di falso. Eravamo nel 2008.</p>
<p>Oggi, i giudici della Corte di Appello di Firenze, a due anni di distanza della presentazione del ricorso avverso la sentenza della Pompei, quando già la causa era andata a sentenza, si sono resi conto di non poter decidere in quanto che il Tribunale di Firenze non aveva trasmesso né la querela di falso presentata né i documenti contestati di falso, e da qui una ordinanza di ricostruzione del fascicolo e prossima udienza a dicembre dove, se tutto andrà bene, verrà deciso nuovamente di andare a sentenza.</p>
<p>Dunque alla causa 9301/93 si sono aggiunti altri due anni in primo grado, per un totale di 17. <strong><span style="text-decoration: underline;">Diciassette anni in primo grado</span></strong>. Molto brava la signora Pompei. Non come magistrato chiaramente, ma come favoreggiatrice dei Boni e con essi il loro complici, principalmente il suo amante (o ex amante) Alessandro Lozzi, ausiliare del giudice conosciuto come il più corrotto e ladro della Toscana, Sebastiano Puliga.</p>
<p>Che dici amanti? Si, spiego subito. Spiego cioè i reali meccanismi che regolano questa vicenda giudiziaria. Alessandro Lozzi (liquidatore giudiziario nominato da Puliga nella causa dei coniugi Sannino) era noto anche per essere amante della giudice Patrizia Pompei. I coniugi Sannino avevano dovuto denunciare queste indecorose situazioni essendo risultate vane le loro richieste di intervento al Tribunale. Infatti il Presidente dott. Ognibene, nonostante la gravità dei fatti (nel senso tutti sapevano dei rapporti fra Pompei e Lozzi), respingeva per cronico impulso o tic tutte le richieste di astensione formulate dalla signora Pompei e le richieste di ricusazione avanzate dai coniugi Sannino.</p>
<p>Alla denuncia dei Sannino, la signora Patrizia Pompei reagì querelandoli e per metterli a conoscenza di ciò mise una copia dell’atto di querela nel fascicolo della causa civile. Gino e Zionela ne presero copia conforme e la depositarono agli atti del procedimento penale pendente contro la giudice.</p>
<p>In somma, magagne d’animo, capricci, vizi, angherie di magistrati che a tutto pensano all’infuori che fare bene il proprio lavoro. Un male diffuso che pesa sulla cittadinanza che subisce di tutto e di più, mentre chi deve intervenire non lo fa.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-1225, aligncenter" style="border: 0pt none;" title="Ministero-di-Giustizia" src="../wp-content/uploads/2010/10/Ministero-di-Giustizia.gif" alt="Ministero di Giustizia, Procura Generale di Cassazione, Csm, quando è che sentirete il dovere o la voglia di onorare la vostra esistenza? " width="377" height="155" /></p>
<p><strong><em>Documentazione: </em></strong></p>
<p>Sentenza Pompei sulla querela di falso: <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/10/Sentenza-Dott-Patrizia-Pompei.zip">Sentenza-Dott-Patrizia-Pompei.zip</a></p>
<p>Querela del giudice Pompei contro i coniugi Sannino: <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/10/querelapompei11.jpg" rel="lightbox[1223]">querelapompei1.jpg</a> &#8211; <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/10/querelapompei2.jpg" rel="lightbox[1223]">querelapompei2.jpg</a></p>
<p>Vedi anche: <a href="http://www.casosannino.com/15anni/" target="_blank">15 anni in primo grado</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Chi è Valentino Pezzuti (nato a Napoli il 30.03.1957)</title>
		<link>http://www.casosannino.com/chi-e-valentino-pezzuti/</link>
		<comments>http://www.casosannino.com/chi-e-valentino-pezzuti/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 15:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>

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		<description><![CDATA[All’epoca della frode commessa ai danni dei coniugi Sannino, il giudice Valentino Pezzuti era amante della cancelliera Angela Catanese, allora fidanzata (poi moglie) del suo amico il cancelliere Rinaldi.
Tutti e tre erano impiegati presso il ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’epoca della frode commessa ai danni dei coniugi Sannino,<span id="more-1187"></span> il giudice Valentino Pezzuti era amante della cancelliera Angela Catanese, allora fidanzata (poi moglie) del suo amico il cancelliere Rinaldi.</p>
<div id="attachment_1189" class="wp-caption alignleft" style="width: 201px"><a title="Valentino Pezzuti" href="../wp-content/uploads/2010/10/Valentino-Pezzuti-2.jpg" rel="lightbox[1187]"><img class="size-medium wp-image-1189  " title="Valentino Pezzuti" src="../wp-content/uploads/2010/10/Valentino-Pezzuti-2-191x300.jpg" alt="Valentino Pezzuti" width="191" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Valentino Pezzuti si allontana dal Tribunale di Genova dopo la sua deposizione all’udienza del 26.03.2009</p></div>
<p>Tutti e tre erano impiegati presso il Tribunale di Firenze e si erano messi d’accordo per truffare i diritti di una causa a Gino ed a un suo socio. I cancellieri, approfittando della situazione disperata dei Sannino, avevano convinto questi ultimi di cedere i diritti di una causa a Rinaldi, prospettando l’unica via salvezza, ovvero, il loro intervento presso i magistrati affinché venisse revocato l’amministratore giudiziario della I Due Torrenti Srl che stava mandando in malora la società di Gino e Zionela (<a href="http://www.casosannino.com/chi-e-roberto-scialdone/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">vedi Chi è Roberto Scialdone</span></a>). Ma era una bella truffa architettata al tavolino che portò ad una fruttuosa sentenza con la quale il Rinaldi poteva incassare poi 750 milioni di lire dalla parte soccombente che cedeva ante la minaccia di vendita, da parte del Puliga, di una loro villa in Fiesole sulla quale il Rinaldi aveva posto un sequestro autorizzato appunto da Puliga. Il ricavato lo incassarono due soggetti molto legati a Pezzuti, la Catanese e suo amico l’Avv. Andrea Mazzanti  (<a href="http://www.casosannino.com/chi-e-andrea-mazzanti/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">vedi Chi è Andrea Mazzanti</span></a>), ma 40 milioni per comprare i diritti il Rinaldi li aveva avuti proprio dal giudice Valentino Pezzuti.</p>
<p>In merito alla vicenda la Squadra Mobile, sezione criminalità organizzata, così si esprime:</p>
<p><em>“.. emergono quindi ulteriori elementi probatori a carico dei giudici Sebastiano Puliga e Valentino Pezzuti i quali hanno potuto avvalersi dell’indispensabile contributo dei cancellieri Rinaldi<strong> </strong>Giovanni e Catanese Angela per porre in essere tale strategia, volta a trarre un ingiusto profitto mediante attività illecite dal noto acquisto dei diritti sulla “res litigiosa”. </em></p>
<p><em>“…. Grazie a questi ulteriori elementi emerge quindi un quadro investigativo ben chiaro in relazione alla volontà dei soggetti sopracitati di trarre un profitto in concorso tra loro dalla cessione dei diritti della ben nota causa” </em></p>
<p><em>“… a partecipare alla colletta per l’acquisto dei diritti, è un certo giudice Valentino Pezzuti che peraltro ha fatto parte di un collegio demandato per questo contenzioso dal quale è poi regolarmente scomparso. Occorre anche ricordare che il giudice Puliga in tempi sospetti ha scritto il nome Rinaldi in una ordinanza senza che quest’ultimo ne avesse titolo, con essendosi costituito in giudizio. Poi anche questo nome è regolarmente scomparso da quell’atto come del resto gli altri nomi, quando indebitamente sono stati apposti a causa della superficialità con la quale in quel momento venivano fatte le cose in quegli ambienti, derivata dal fatto che godevano di una posizione dominante e ben sapevano che qualsiasi errore anche quelli più gravi potevano da loro essere sanati unilateralmente senza che nessuno potesse sindacare o addirittura indagare sulla natura e la causa di quegli errori” </em></p>
<p><em>….. “Questa è la cornice entro la quale hanno operato Rinaldi e Catanese i quali grazie all’indispensabile apporto dei due giudici, hanno potuto agire impunemente e conseguire l’obiettivo di un lauto risarcimento”. </em></p>
<p>Durante le indagini che scaturirono poi in seguito a denuncia dei Sannino per la vicenda, Pezzuti si fece fare una dichiarazione falsa dal giudice Andrea Riccucci, il quale dichiarava alla Squadra Mobile:</p>
<p><em>“… mi chiese e con molta insistenza, di dichiarare con uno scritto da inviare alla Procura di Bologna, che quel giorno io partecipavo all’udienza …. Pezzuti mi precisò che la mia lettera gli occorreva per allegarla alle sue difese presso la Procura di Bologna ove era iniziato un procedimento a suo carico per i fatti denunciati dal Sannino. Ricordo che successivamente mi ringraziò di avere scritto la missiva e mi disse che la procedura era stata archiviata”.</em></p>
<p>Leggi tutto qui <a href="http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Relazione Squadra Mobile v1</span></a></p>
<p>Le indagini hanno accertato i fatti denunciati ed oltre, ma sono sempre state insabbiate dalla Procura di Bologna.</p>
<p>Per sapere di più sul giudice Valentino Pezzuti vedi <a>Udienza del 26.03.2009</a></p>
<p>Vedi anche  <a href="http://www.casosannino.com/saluti_allamico_del_riccio/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;">Cari saluti all’amico del Riccio</span></a></p>
<p>Team CasoSannino.com</p>
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		<title>Chi è Roberto Scialdone (nato Capua il 03.09.62)</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 06:37:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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		<description><![CDATA[Un mafioso protetto.  Un criminale pericoloso.
&#160;
Dottore commercialista con studio in Firenze Viale Mazzini 40.
Come Alessandro Lozzi, Roberto Scialdone era ausiliare di Sebastiano Puliga quando era magistrato nella procedura di amministrazione giudiziaria della società di Gino ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-1179" title="Chi è Roberto Schialdone" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/Chi-è-Roberto-Schialdone.jpg" alt="" width="590" height="332" />Un mafioso protetto.  Un criminale pericoloso.<span id="more-1040"></span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>D</strong><strong>ottore commercialista con studio in Firenze Viale Mazzini 40.</strong></p>
<p>Come Alessandro Lozzi, Roberto Scialdone era ausiliare di Sebastiano Puliga quando era magistrato nella procedura di amministrazione giudiziaria della società di Gino e Zionela, I Due Torrenti Srl. Senza il contributo illecito del magistrato e di questi due pubblici ufficiali i Boni non avrebbero potuto assicurarsi il patrimonio immobiliare e commerciale trafugato ai coniugi Sannino.</p>
<p>L’incarico di Roberto Scialdone era di quattro mesi ma Sebastiano Puliga lo prolungò fino ad un anno e mezzo. Gli onorari di Scialdone (oltre cento milioni l’anno) fecero di lui il maggior creditore sociale. Per questo motivo in luogo di tutelare la società, Scialdone la volle disastrare per giustificare la richiesta di vendita dei beni e poter così riscuotere i compensi a strozzo puntualmente avvallati dal Puliga. Questi lauti compensi non erano certamente gratis: come rilevato nelle indagini, Puliga prendeva una  percentuale sulle notule liquidate ai suoi ausiliari (vedi qui <a href="http://www.casosannino.com/131008/" target="_blank">http://www.casosannino.com/131008/</a>)</p>
<div id="attachment_1176" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-1176" title="Roberto Scialdone - Retrato sml" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/Roberto-Scialdone-Retrato-sml.jpg" alt="" width="200" height="200" /><p class="wp-caption-text">Dottore Roberto Scialdone</p></div>
<p>La prima mossa di Scialdone dunque fu chiudere le attività per impedire alla società di lavorare. La Due Torrenti allora aveva 90 milioni di perdite, ma presto Scialdone le portò a 400 milioni. Logicamente con falsi. Una delle falsità in bilancio più gravose fu di 80 milioni di lire per INVIM iscritte a carico della società anche se questa non la doveva pagare. Come lo attesta l’Ufficio del Registro respingendo la domanda di condono presentata da Scialdone per conto della I Due Torrenti Srl:  “<strong><em>La società in premessa è parte acquirente nell’atto (….) e come tale non è soggetto passivo d’imposta I.N.V.I.M” </em></strong>(qui <a href="/wp-content/uploads/2010/07/uff.registro-23.11.93.jpg" rel="lightbox[1040]">uff.registro 23.11.93</a>).</p>
<p>Per descrivere l’elemento si riportano le prime parole dette da Scialdone a Gino e Zionela: “<strong><em>se mi lasciate lavorare vi lascerò 150 milioni, se vi opponete vi faccio fallire</em></strong>”. E poi -guardando la proprietà-  “<strong><em>che bel posto.. voi siete bravi a fare belle cose che poi ce le prendiamo noi perché voi non le sapete amministrare…</em></strong>”. Gli piaceva molto minacciare con chiamare i Carabinieri, cosa che faceva in continuazione, certo di ottenere un solerte intervento in quanto che suo padre era il tenente colonnello della Toscana Mario Scialdone (poi espulso dall’Arma per la sua appartenenza alla P2, tessera 147). Un giorno per impedire a Zionela di avere assistenza mandò via dall’assemblea un professionista gridando come un pazzo, chiamando poi i carabinieri. Sulla sua strafottenza e aggressività  l’architetto Massimo Bonechi, incaricato per redigere una perizia sul valore dei beni, disse che Scialdone “<strong><em>mi si scagliò contro come una belva</em></strong>” quando l’architetto gli aveva detto che non poteva scendere a 500 milioni <strong> </strong></p>
<p><strong>(<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/bonecchi_jan_931.mp3" target="_blank">ascolta qui</a>).</strong><a href="../wp-content/uploads/2008/11/bonecchi_jan_93.mp3"></a></p>
<div id="attachment_1177" class="wp-caption alignleft" style="width: 284px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/Roberto-Schialdone-e-i-suoi-complici.jpg" rel="lightbox[1040]"><img class="size-medium wp-image-1177" title="Roberto Schialdone e i suoi complici" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/Roberto-Schialdone-e-i-suoi-complici-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Roberto Scialdone e i suoi complici</p></div>
<p>Dopo il rifiuto di Gino e Zionela di acconsentire la liquidazione dei loro beni, si mise d’accordo con l’altro socio Antonio Tangocci, sua madre Miranda Cenci Tangocci e l’avvocato di questi Liana Pulina di Firenze. Durante la procedura Scialdone divenne il professionista dei Tangocci, anche per mezzo della moglie (all’epoca fidanzata) Annalisa Naldi, dottore commercialista, formalmente nominata consulente dei Tangocci.</p>
<p>Alla fine Roberto Scialdone e Analisa Naldi incassarono complessivamente circa 240 milioni di lire avuti anche attraverso false fatture come questa del 1995 (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/fatt.9-95.jpg" rel="lightbox[1040]">fatt.9-95</a>), il tutto pagato dalla società Toscana Invest (la stessa I Due Torrenti di Gino e Zionela) che presto fu svuotata dai Boni e rimessa nuovamente in liquidazione.</p>
<p>L’operato di questo delinquente è stato sempre coperto dalla magistratura fiorentina e bolognese. Nonostante la gravità dei reati denunciati, poi accertati dalla polizia giudiziaria, ogni procedimento a suo carico è finito sistematicamente con l’archiviazione.</p>
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		<title>Chi è Andrea Mazzanti</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 05:55:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>
		<category><![CDATA[Uficiali Corrotti]]></category>

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Avvocato in Firenze. Al 2002 aveva lo stesso indirizzo del suo amico il giudice Valentino Pezzuti in Firenze Via D’Annunzio.
Mazzanti era il legale rappresentante del cancelliere Giovanni Antonio Rinaldi nella causa fra Gino Sannino e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1020" title="chi è mazzanti" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/imagen-x-chi-è-mazzanti-300x260.jpg" alt="" width="180" height="156" /></p>
<p>Avvocato in Firenze. Al 2002 aveva lo stesso indirizzo del suo amico il giudice <strong>Valentino Pezzuti</strong> in Firenze Via D’Annunzio.</p>
<p><strong>Mazzanti</strong> era il legale rappresentante del cancelliere <strong>Giovanni Antonio Rinaldi</strong> nella causa fra Gino Sannino e suo socio Bartoli e l’Ing. Tognozzi allora pendente al Tribunale di Firenze. Si era presentato nella causa in quanto il <strong>Rinaldi</strong> aveva comprato i diritti del Sannino e il Bartoli. <strong>Mazzanti</strong> era consapevole della illiceità (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/codice_civile_1942.gif" rel="lightbox[1028]">Art. 1261 C.C.)</a> dell’acquisto dei diritti da parte del cancelliere <strong>Rinaldi</strong>.</p>
<p>In breve era accaduto che il <strong>Rinaldi</strong> acquistò i diritti di Gino nella causa col Tognozzi avente oggetto una fattoria in Vaglia Loc. Poggio agli Uccellini. Il giudice era <strong>Sebastiano Puliga</strong> e il collegio era composto dai giudici <strong>Puliga</strong>, <strong>Pezzuti</strong> e <strong>Sechi</strong>. <strong>Rinaldi</strong> comprò i diritti con soldi avuti dal giudice <strong>Valentino Pezzuti</strong>. Ed è qui che interviene l’Avv. <strong>Mazzanti</strong> divenendo il legale del cancelliere nella causa che proseguì con appelli, citazioni, denunce, estorsioni e infine trattative in merito alla sentenza che il <strong>Puliga</strong> aveva emesso in favore del cancelliere <strong>Rinaldi</strong> che non si era neanche costituito in giudizio (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/squadramobile-mazzanti-12.05.03p.2.jpg" rel="lightbox[1028]">squadramobile-mazzanti-12.05.03p.2</a>).</p>
<p><strong>Mazzanti, </strong>di concerto col gruppo malavitoso, trascrisse una ordinanza di sequestro dei beni del Tognozzi emessa da <strong>Puliga</strong> nella causa, ma non la trascrisse sulla proprietà oggetto di causa bensì su una villa in Fiesole del Tognozzi, che servì per ricattare poi gli eredi che dovettero sborsare 750 milioni di lire altrimenti <strong>Puliga</strong> vendeva loro la villa (<a href="/wp-content/uploads/2010/07/guardiafinanza-eredib-16.12.03p.2.jpg" rel="lightbox[1028]">guardiafinanza-eredib-16.12.03p.2</a>). Infatti <strong>Puliga</strong> emise una sentenza miliardaria con abbastanza margine economico per poter estorcere agli eredi l’ingente somma che poi si spartirono fra <strong>Pezzuti</strong> e i due cancellieri <strong>Rinaldi</strong> e <strong>Angela Catanese. </strong>Naturalmente <strong>Puliga</strong> queste cose non le faceva gratis<strong>.</strong></p>
<p>Quando <strong>Puliga</strong> si assicurò il fascicolo della causa fra Gino e il Tognozzi, gestiva già il procedimento della I Due Torrenti Srl, e aveva già deciso di disporre illegalmente dei diritti e dei beni di Gino e Zionela trasferendo alla <strong>Edil Pitti s.r.l.</strong> di <strong>Sandro e Sauro Boni</strong> gl’immobili, terreni edificabili e attività commerciali posti in Vicchio e riconoscendo al cancelliere <strong>Rinaldi</strong> diritti che per legge non aveva, con l’indispensabile contributo di un legale senza scrupoli, l’Avv. <strong>Andrea Mazzanti</strong>.</p>
<p>Argomenti correlati</p>
<p><a href="../../../../../saluti_allamico_del_riccio/">http://www.casosannino.com/saluti_allamico_del_riccio/</a></p>
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		<title>Elenco degli autori, complici e fautori della truffa</title>
		<link>http://www.casosannino.com/elenco_fautori_della_truffa/</link>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 20:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Documenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elenchi]]></category>
		<category><![CDATA[Gli esecutori della frode]]></category>

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		<description><![CDATA[ELENCO alfabetico degli autori, dei complici e fautori della truffa. L&#8217;elenco comprende soci e amministratori di società con rapporti o in affari relativi al patrimonio usurpato e/o con gli autori della frode.
ANSALDI FELICE di Lugano
Amministratore ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/frode.jpg" rel="lightbox[901]"><img class="alignleft size-medium wp-image-902" title="frode" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/frode.jpg" alt="" width="180" height="165" /></a>ELENCO alfabetico degli autori, dei complici e fautori della truffa. L&#8217;elenco comprende soci e amministratori di società con rapporti o in affari relativi al patrimonio usurpato e/o con gli autori della frode.<span id="more-901"></span></p>
<p><strong>ANSALDI FELICE di Lugano</strong></p>
<p>Amministratore della Cofinsa Holding S.A.</p>
<p><strong>ASSICENTRO SPA Assicurazioni e riassicurazioni</strong></p>
<p>Società costituita da Franco Marcucci che aveva la sede in Firenze Viale dei Mille 137 ovvero la sede della società Fidereveuropa Spa che controllava il capitale della Edil Pitti s.r.l. nel periodo della truffa.</p>
<p><strong>BANQUE INTERNATIONALE A LUXEMBOURG S.A. (B.I.L.)</strong></p>
<p><a href="http://www.dexia-bil.lu" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-905" style="border: 0pt none;" title="banque-internationale-a-luxembourg-dexia-logo-sml" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/banque-internationale-a-luxembourg-dexia-logo-sml.jpg" alt="" width="200" height="91" /></a>Sede a Lussemburgo, sede anche a Roma via 20 settembre 30 e in altri paesi europei. Dopo il suo ingresso nel gruppo Dexia oggi si trova col nome <strong>Dexia BIL</strong>. Rappresentanti delegati al momento della costituzione delle società coinvolte nel caso Sannino: <strong>Luisella Moreschi</strong> e <strong>Fred Carotti</strong>.</p>
<p>Controlla il capitale della <strong>Cofinsa Holding S.A</strong>. che a sua volta controlla il capitale della <strong>Residenze Toscane</strong> <strong>Srl</strong> alla quale i <strong>Boni </strong>hanno trasferito i beni che hanno defraudato alla famiglia Sannino.</p>
<p>Argomenti correlati: <a title="Word Document (.doc)" href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/Repubblica-15.01.94.doc">Repubblica 15.01.94</a></p>
<p><strong>BONECHI MASSIMO nato a Empoli il 13.07.1955 </strong></p>
<p>Architetto di Poggio a Caiano</p>
<p>Incaricato dall&#8217;amministratore giudiziario <strong>Roberto Scialdone</strong> per eseguire una perizia sui beni della I Due Torrenti Srl senza superare il valore di 1 miliardo in modo di evitare la rivalutazione obbligatoria dei beni ex L.413/91, incremento che avrebbe assorbito le perdite. Per fare il lavoro l&#8217;architetto in buona parte ha copiato una perizia già esistente (che riporta un valore di 1 miliardo e 900 milioni) come accertato dalla Guardia di Finanza (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/gf004-p.3.jpg" rel="lightbox[901]">gf004-p3</a>). Ha omesso di indicare una costruzione in cemento armato di circa mq 300, carente dei permessi per la costruzione, il cui inserimento avrebbe ostacolato a <strong>Scialdone</strong> la possibilità di vendere i beni. Per fare la falsa perizia ha riscosso 17,5 milioni di lire, tolti alle casse della società mentre dovevano essere pagati da <strong>Scialdone</strong> dal momento che era stato nominato da lui e non dal Tribunale.</p>
<p>Massone della loggia &#8220;Trieste Redenta&#8221; Piazza del Gesù.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/bonecchi_jan_931.mp3" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">ascolta o scarica qui le dichiarazioni del perito Arch. Massimo Bonechi</span></a></p>
<p><strong>BONI DILETTA di Borgo San Lorenzo</strong></p>
<p>Figlia di <strong>Sandro Boni</strong>. Ha avuto in regalo insieme ad altri parenti le attività commerciali usurpate ai coniugi Sannino. Consigliere e socia della Toscana Invest srl (già I Due Torrenti Srl) e amministratrice di <strong>Lago Viola Sas Di Boni Diletta e C.</strong> due delle società con le quali hanno gestito le attività.</p>
<p>Nel 1997, pur consapevole della provenienza illecita del bene, <strong>Diletta Boni</strong> aveva acquisito l&#8217;attività dal fratello Filippo, allora amministratore, in 58 milioni ovvero a un quarto del valore. Infatti quando <strong>Sandro Boni</strong> si era accaparrato tutto, aveva dovuto concludere un contratto di vendita dell&#8217;attività che il <strong>Marcucci</strong> aveva fatto con terzi (durante il periodo di liquidazione giudiziaria), incassando 200 milioni di lire (leggi qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/gf004-p.7.jpg" rel="lightbox[901]">gf004-p.7</a>). Nel 2003 <strong>Diletta Boni</strong> si è disfatta dell&#8217;attività trasferendola alla <strong>Residenze Toscane</strong>, amministrata dal cugino Maurizio, mediante la vendita in soli 10.000 euro (leggilo qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/cv1203p.4.jpg" rel="lightbox[901]">cv1203p.4</a>) di un&#8217;attività che valeva almeno 20 volte di più. Atti di trasferimento quelli fatti da <strong>Diletta</strong> <strong>Boni</strong> mirati soltanto a sfuggire ai creditori e alle conseguenze del fallimento della <strong>Stella Srl,</strong> società anche questa costituita dai Boni e che aveva avuto l&#8217;attività in affitto dalla stessa <strong>Diletta Boni</strong>.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a>, <a href="http://www.casosannino.com/chi_e_sandro_boni/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">chi è Sandro Boni</span></a></p>
<p><strong>BONI MAURIZIO nato a Firenze il 23.06.1972 &#8211; di Vicchio. </strong></p>
<p>Operaio e amministratore di società.</p>
<p>Figlio di <strong>Sauro Boni</strong> e nipote di Sandro Boni. È l&#8217;amministratore unico della società <strong>Residenze Toscane s.r.l.</strong> (già Edil Toscana srl). È il promotore dello sfratto subito dalla famiglia Sannino nel dicembre 2004. Rappresentante Fidereveuropa Spa in assemblea <strong>Edil Pitti Srl</strong>.</p>
<p>Nel 1995 ha ricettato il patrimonio immobiliare della Toscana Invest (già I Due Torrenti Srl), dichiarando il prezzo di 410 milioni di lire (valore commerciale 2,7 miliardi). Le indagine della polizia giudiziaria non hanno riscontrato comunque il pagamento della proprietà alla Toscana Invest s.r.l. Inoltre l&#8217;immobile è stato da lui illegalmente acquisito anche perché vi era una grande costruzione abusiva e non vi erano gli estremi della concessione edilizia (L.47/85).</p>
<p>Qualche operazione compiuta da <strong>Maurizio Boni</strong>: il 10 luglio 1993 ha venduto alla Edil Pitti s.r.l. il 2% in £.75.000.000 (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/boni10793.jpg" rel="lightbox[901]">boni10793</a>) e il 26 luglio seguente ha riacquistato dalla stessa Edil Pitti s.r.l. la medesima quota in £.7.500.000. (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/boni26793.jpg" rel="lightbox[901]">boni26793</a>).</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>BONI FILIPPO di Borgo San Lorenzo, amministratore di società.</strong></p>
<p>Figlio di <strong>Sandro Boni</strong>. Ha avuto in regalo insieme ad altri parenti le attività commerciali usurpate ai coniugi Sannino. Gestore e socio di maggioranza delle varie società usate per gestire le attività. Amministratore della Toscana Invest Srl (già I Due Torrenti Srl). Rappresentante Fidereveuropa Spa in assemblea Edil Pitti Srl. Pur consapevole della provenienza illecita dei beni, ha trasferito le attività commerciali alla sorella Diletta, socio accomandatario del <strong>Lago Viola Sas di Boni Diletta e C. </strong></p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/chi-e-chi/" target="_blank">vedi in questo elenco Boni Diletta</a> <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>BONI SANDRO nato a Vicchio il 8.11.1943, di Vicchio e Borgo </strong></p>
<p>Imprenditore edile.</p>
<p>Socio al 50% col fratello Sauro nella <strong>Edil Pitti s.r.l.</strong> nonché amministratore unico di questa società insieme al nipote Maurizio.</p>
<p>È la mente della frode attuata ai danni dei coniugi Sannino per i beni in Vicchio. Per farlo si avvalse di <strong>Franco Marcucci</strong> (suo socio e prestanome), <strong>Roberto Scialdone, Alessandro Lozzi, Ernesto Cudia, Antonio Tangocci</strong> e il giudice <em>ad hoc</em>, <strong>Sebastiano Puliga</strong>. Nel 1993 dopo avere truffato i coniugi Sannino, si occupò di disperdere le quote e i beni defraudati con la complicità del fratello Sauro, il nipote Maurizio e i figli Filippo e Diletta, lasciando la Toscana Invest s.r.l. (I Due Torrenti Srl) svuotata e rimettendola di nuovo in liquidazione, procedura questa seguita sempre da <strong>Sebastiano</strong> <strong>Puliga</strong> (vedi: <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/liquidazione98.jpg" rel="lightbox[901]">liquidazione98</a>, <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/omologazione982.jpg" rel="lightbox[901]">omologazione98</a>)</p>
<p>Massone della loggia P2, tessera n. 704. Fino al 1992 impiegato al ENEL di Borgo S. Lorenzo da dove fu licenziato per truffe ai danni dell&#8217;Enel e degli utenti.</p>
<p><strong>BONI SAURO nato a Vicchio il 28.01.1948, di Vicchio. </strong></p>
<p>Operaio.</p>
<p>Fratello di <strong>Sandro Boni</strong>. Socio al 50% col fratello nella <strong>Edil Pitti s.r.l.</strong> ovvero la società che si è assunta tutti gli oneri e gli impegni nei confronti dei coniugi Sannino. Rappresentante delegato della Cofinsa Holding S.A. Quale amministratore ha trasferito gl&#8217;immobili e i terreni usurpati ai coniugi Sannino alla società <strong>Residenze Toscane s.r.l.</strong> (amministrata dal figlio Maurizio), dichiarando il prezzo di 410 milioni contro il valore vero di 2,7 miliardi, ma il prezzo della vendita comunque <strong><span style="text-decoration: underline;">non risulta pagato</span></strong>.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>BOSELLI STEFANO nato a Firenze il 26.03.1968</strong></p>
<p>Ragioniere</p>
<p>È il rappresentante di Zionela nelle assemblee tenute davanti al <strong>Lozzi</strong> e al notaio <strong>Cudia</strong>. Ha partecipato all&#8217;assemblea per la ricostituzione del capitale della I Due Torrenti Srl, e che in seguito il Lozzi dichiarava <strong><span style="text-decoration: underline;">falsamente</span></strong> alla Corte di Appello che era andata deserta. In realtà più che rappresentare Zionela e suoi interessi, si rese consenziente alle manovre del <strong>Lozzi</strong> e del <strong>Cudia</strong> in modo di agevolare la estromissione di Zionela dalla società e per questo la polizia giudiziaria chiese la sua incriminazione in data 11.4.2000 (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/gf004p8.jpg" rel="lightbox[901]">gf004p8</a>).</p>
<p><strong>CATANESE ANGELA nata a Palermo il 30.07.1959</strong></p>
<p>Cancelliera.</p>
<p>Cancelliera presso il Tribunale di Firenze nel periodo della truffa. Moglie del cancelliere <strong>Giovanni Antonio Rinaldi,</strong> insieme al quale convinse a Gino di vendere loro i diritti di una causa che aveva presso il Tribunale di Firenze, ciò nonostante il divieto (Art. 1261 del Codice Civile). Per i diritti acquisiti, in tasca alla <strong>Catanese</strong> e al <strong>Rinaldi</strong> finì una ingente somma estorta alla parte soccombente nella causa che si era vista costretta a trattare perché altrimenti il <strong>Puliga</strong> vendeva loro un altro immobile più importante. La Catanese aveva nella vicenda una posizione privilegiata in quanto amante di uno dei giudici della causa, il dott. <strong>Valentino Pezzuti</strong>, che per questo rapporto con la <strong>Catanese</strong> avrebbe prestato 40 milioni al cancelliere <strong>Rinaldi</strong> per acquistare i diritti.</p>
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<p><strong>CENCI TANGOCCI MIRANDA n. Firenze il 09.11.1926 &#8211; di Vicchio</strong></p>
<p>Procuratrice e madre di <strong>Antonio Tangocci</strong> e come il figlio complice di <strong>Scialdone, Lozzi</strong> e <strong>Boni</strong> nella truffa ai danni dei coniugi Sannino. Ha riscosso per conto del figlio Antonio Tangocci il denaro ricavato dalla loro attività illecita, qui assegni <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/as17.jpg" rel="lightbox[901]">as17</a>, e qui interrogatorio <strong>Miranda Cenci Tangocci</strong> del 16.2.02 <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/s22-p.1.jpg" rel="lightbox[901]">s22-p.1</a>, <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/s22-p.2.jpg" rel="lightbox[901]">s22-p.2</a>.</p>
<p><strong>COFINSA HOLDING SA </strong></p>
<p>Sede legale: L-1449 Luxembourg, rue de l&#8217;Eau, Lussemburgo. Sede amministrativa: Borgo San Lorenzo presso lo studio del rag. <strong>Augusto Vitartali</strong>. Soci fondatori: Banque Internationale a Luxembourg S.A. (oggi Dexia-Banque Internationale a Luxembourg). Le rappresentanze al momento della sua costituzione sono Moreschi Luisella per la banca e Lirepa S.A. e Carotti Fred, anche esso per la banca (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/costCofinsa1.jpg" rel="lightbox[901]">costCofinsa1</a>); il consiglio di amministrazione: Verga Roberto, Gobbi Eddo, Ansaldi Felice (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/costCofinsa3.jpg" rel="lightbox[901]">costCofinsa3</a>)</p>
<p>La Cofinsa Holding è una società anonima fatta costituire dai Boni il 18.03.1993 nel periodo della truffa, ossia, il periodo della liquidazione giudiziale della I Due Torrenti Srl condotta da Sebastiano Puliga e Alessandro Lozzi; dopo un mese dalla sua costituzione, la Cofinsa Holding S.A., insieme alla Fidereveuropa Spa e la Edil Pitti s.r.l., costituirono la Residenze Toscane s.r.l. (allora Edil Toscana s.r.l.), società alla quale verranno trasferiti tutti i beni oggetto della truffa.</p>
<p><strong>COLETTO ORNELLA </strong></p>
<p>Amministratore unico della società Fiderfin Srl facente capo alla Fidereveuropa Spa. Fu nominata amministratore dopo il decesso del marito amministratore Marcello Terzoni.</p>
<p><strong>COLI ROBERTO di Scarperia e di Scandicci </strong></p>
<p>Mediatore immobiliare. Titolare della ditta Residenze Immobiliare di Scandicci. Mandatario della vendita delle quote intestate Belgrave nella I Due Torrenti Srl. Sparisce dalla trattativa dopo avere presentato ai coniugi Sannino il mediatore Mauro Bargellini e suo cliente <strong>Franco</strong> <strong>Marcucci</strong>, abituale truffatore e prestanome di <strong>Sandro Boni</strong> col quale commise poi la truffa.</p>
<p><strong>COMIT -  Agenzia Borgo San Lorenzo</strong></p>
<p>È la banca dove Gino teneva il suo conto corrente all&#8217;epoca della liquidazione giudiziaria della I Due Torrenti Srl. Presso questa banca il Lozzi aveva aperto il conto della I Due Torrenti Srl e il Boni quello della Edil Pitti s.r.l. Benché il Marcucci fosse pluri protestato e pluri condannato, la banca disse a Gino e Zionela che Marcucci era solvibile e che due suoi assegni erano coperti quando invece aveva addirittura il divieto di firmare assegni (v certificato penale <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/certMarcucci1.jpg" rel="lightbox[901]">certMarcucci1</a>, <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/certMarcucci2.jpg" rel="lightbox[901]">certMarcucci2</a>). Presso questa banca nel periodo della truffa lavorava il fratello di Andrea Guidotti marito di Diletta Boni.</p>
<p><strong>CUDIA ERNESTO nato a Firenze il 17.11.1950 &#8211; di Firenze.</strong></p>
<p>Ex giudice; notaio.</p>
<p>Incaricato per le assemblee della I Due Torrenti Srl nella fase di liquidazione e successiva revoca. Si mise d&#8217;accordo con Alessandro Lozzi per ingannare Zionela e non farla andare ad un&#8217;assemblea straordinaria necessaria per la revoca dello stato di liquidazione giudiziale, in modo da ottenere dalla Corte di Appello di Firenze la conferma dello stato di liquidazione e quindi il controllo della società. Ha predisposto il verbale di assemblea per la revoca della liquidazione omettendo di indicare i beni immobili della I Due Torrenti Srl che con l&#8217;atto venivano trasferiti alla Edil Pitti s.r.l.</p>
<p>Notaio personale di Sebastiano Puliga e molti suoi ausiliari oggi tutti imputati di reati contro la pubblica amministrazione.</p>
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<p><strong>DI MAIO FEDERICO di Milano</strong></p>
<p>Vice presidente Fidereveuropa Spa società che controllava il capitale della Edil Pitti s.r.l. all&#8217;epoca della truffa. Membro comitato esecutivo Assofiduciaria (Roma). Consigliere dell&#8217;Istituto Nazionale dei Revisori Contabili (Milano).</p>
<p><strong>d&#8217;ISANTO VINCENZO di Firenze (n. a Pozzuoli).</strong></p>
<p>Ragioniere.</p>
<p>Al 1995 risultava essere l&#8217;unico socio della Fiderfin Finanziaria Srl che a sua volta risulta essere proprietaria unica della Fidereveuropa Spa, che a sua volta controllava il capitale della Edil Pitti s.r.l. all&#8217;epoca della truffa. Massone della loggia P2, tessera n.777.</p>
<p><strong>EDIL PITTI SRL</strong></p>
<p>Sede: Borgo San Lorenzo Via Fratelli Cervi 8 presso lo studio del rag. Augusto Vitartali . Soci fondatori: Sandro Boni Sandro, 50%; Noemi Elena Bellesi 50%; in seguito il capitale verrà diviso a metà fra i fratelli Sauro e Sandro Boni.</p>
<p>Con la commissione di numerosi reati da parte del liquidatore giudiziale Alessandro Lozzi e del notaio Ernesto Cudia, la Edil Pitti s.r.l. divenne titolare dell&#8217;intero capitale sociale della I Due Torrenti Srl (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/cessione167.jpg" rel="lightbox[901]">cessione167</a>).<strong> </strong>Nel 1995 dopo una lunga serie di rimpasti delle quote e dei beni la Edil Pitti s.r.l. venne fatta sparire dagli atti di trasferimento.</p>
<p>Nel luglio 1993 la Edil Pitti s.r.l. si è assunta tutti gli oneri e impegni nei confronti di Gino e Zionela, vedi pagina 5 e 6 atto 16.7.93 (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/167p5.jpg" rel="lightbox[901]">167p5</a>, <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/167p6.jpg" rel="lightbox[901]">167p6</a>), nonostante questo, i suoi amministratori Sandro Boni e Maurizio Boni, da 16 anni continuano a evadere resistendo fraudolentemente nelle cause.</p>
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<p><strong>FIDEREVEUROPA SOC. FIDUCIARIA E DI REVISIONE SPA</strong></p>
<p>Costituta nel 1978 con il nome di &#8220;<strong>Fiderev</strong>&#8220;. Sede legale: Firenze Lungarno del Tempio 34/3 (in seguito indirizzo di <strong>Puliga</strong> e <strong>Figini</strong>); poi trasferita a Vle. dei Mille 137. Soci Fondatori: D&#8217;isanto Vincenzo, Vitartali Aldo, Giuliattini Paolo, Bonamici Vasco, Russo Aniello, Fossi Roberto, Ardino Luigi Antonio, Del Re Massimo, Pollastri Roberta.</p>
<p>Controllava il capitale della Edil Pitti s.r.l. nel periodo della truffa. Si è fusa con altre società del gruppo ed oggi fa capo alla Fiderfin Finanziaria Srl che operava o che opera a Borgo San Lorenzo con l&#8217;amministratore <strong>Aldo Vitartali</strong> zio di <strong>Augusto Vitartali</strong> ragioniere dei <strong>Boni</strong>.</p>
<p>Vari soci, amministratori o sindaci di queste società risultano essere persone con incarichi presso l&#8217;Istituto Nazionale di Revisori Contabili (Modesto Bertolli, Federico di Maio, Fulvia Ferrari), Consorzio Revidea Revisione, Assofiduciaria (di Maio), Ordine degli Agenti di Cambio DEA (Giorgio Tagi).</p>
<p><strong>FREDIANI MARIA di Rignano sull&#8217;Arno </strong></p>
<p>Moglie e segretaria di Franco Marcucci.</p>
<p>Diede appuntamento ai coniugi Sanino alla stazione di Campo Marte, dove li faceva attendere assicurando loro che il marito Franco Marcucci stava tornando da Lugano per pagarli mentre in quel momento Marcucci era a Vicchio dietro al furto dei documenti delle trattative. Segretaria della soc. Scalvaia Srl di Franco Marcucci.</p>
<p><strong>GOBBI EDDO</strong></p>
<p>Amministratore della <strong>Cofinsa Holding S.A. </strong></p>
<p><strong>GUIDOTTI ANDREA</strong></p>
<p>Marito di Diletta Boni. Socio e consigliere della Toscana Invest Srl (già I Due Torrenti Srl). Gestore e socio del Lago Viola Sas di Boni Diletta e C.</p>
<p><strong>IMMOBILIARE SCALVAIA SRL</strong></p>
<p>Costituita il 14.10.1982 da <strong>Franco Marcucci, Mauro Bargellini</strong> ed altri. Sede: Follonica, V. Litoranea 80, poi Firenze Via Baracca 17. Fu la società con la quale si presentò Marcucci per truffare i coniugi Sannino. La società risulta in fallimento dal 1996.</p>
<p><strong>LAGO VIOLA SAS DI BONI DILETTA E C.</strong></p>
<p>Costituita nel 1996; prima sede presso lo studio del rag. Augusto Vitartali in Borgo San Lorenzo, poi trasferita a Firenze Via G. Modena n. 23.</p>
<p>Questa società fu costituita dai Boni per gestire le attività usurpate ai coniugi Sannino. I gestori erano i figli di Sandro e Sauro Boni, altri parenti e amici, che non hanno pagato niente perché l&#8217;attività era stata un regalo da Sandro e Sauro Boni proprietari della Edil Pitti s.r.l. Il legale rappresentante è Diletta Boni ma di fatto il fratello Filippo, che metteva le firme al posto della sorella. La società fu posta in liquidazione e  poi chiusa. L&#8217;attività fu trasferita ad altra società -Stella Srl- gestita dagli stessi dopo problemi col fisco e fornitori (leggi sit 24.10.03 qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/s2410p1.jpg" rel="lightbox[901]">s2410p1</a>,  <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/s2410p2.jpg" rel="lightbox[901]">s2410p2 </a>,  <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/s2410p3.jpg" rel="lightbox[901]">s2410p3</a>) e poi fallita.</p>
<p>Argomenti correlati:  <span style="text-decoration: underline;">vedi in questo elenco la voce &#8220;Boni Diletta&#8221; </span> <span style="color: #ff0000;"><strong>(!)</strong></span> <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_self"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>LIREPA S.A.</strong></p>
<p>Società partecipante (con 1 azione) insieme alla <strong>B.I.L</strong> nella fondazione della <strong>Cofinsa Holding S.A. </strong>che diverrà controllante della Residenze Toscane s.r.l. destinata a incamerare i beni usurpati alla famiglia Sannino. Rappresentata da <strong>Luisella Moreschi</strong>. <strong></strong></p>
<p><strong>LOZZI ALESSANDRO n. a Firenze il 10.11.57</strong></p>
<p>Dottore commercialista.</p>
<p>È stato nominato liquidatore giudiziario della I Due Torrenti Srl da Sebastiano Puliga. È, insieme a Scialdone, il principale complice di Sandro Boni nella frode ai danni della società I Due Torrenti Srl e dei coniugi Sannino.</p>
<p>Ha avvallato i bilanci falsi di Scialdone. Ha fatto pagare a Miranda Cenci Tangocci e Antonio Tangocci somme dalle casse della società come una notula del legale dei Tangocci avvocato Pulina (vedi fax 23.7.93 <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/fax237.jpg" rel="lightbox[901]">fax237</a>), ha compiuto numerose falsità negli atti. Si è messo d&#8217;accordo con il notaio Ernesto Cudia per non far andare all&#8217;assemblea Zionela mentendo poi alla Corte di Appello. Ha trascritto nel libro dei soci che le quote che vendeva Zionela a Marcucci erano pagate mentre non era vero (cessione 8.6.93 qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/c86.jpg" rel="lightbox[901]">c86</a>).  Ha fatto l&#8217;assemblea per la revoca della liquidazione senza indicare i beni immobili della società trasferendo furtivamente gli immobili alla Edil Pitti s.r.l.</p>
<p>Nel 2009 nell&#8217;ambito del caso Sheraton è stato inabilitato all&#8217;esercizio d&#8217;impresa e dichiarato incapace di esercitare uffici direttivi per la durata di 10 anni. È stato condannato nel 2009 a 4 anni di reclusione per reati contro la pubblica amministrazione.</p>
<p>Massone della loggia &#8220;Risveglio Massonico&#8221; Grande Oriente d&#8217;Italia.</p>
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<p><strong>MARCUCCI FRANCO nato a Firenze il 18.04.34, deceduto.</strong></p>
<p>Agricoltore diretto.</p>
<p>Socio e prestanome di Sandro Boni nell&#8217;acquisto ai coniugi Sannino del 98% di quota della Due Torrenti Srl. Il suo certificato penale riporta condanne per assegni a vuoto, ricettazione continuata, truffa aggravata.</p>
<p><strong>MARIOTTI RENATA, deceduta. </strong></p>
<p>Madre di Franco Marcucci. Si rese cessionaria delle somme che Zionela aveva pignorato al figlio Franco Marcucci.</p>
<p><strong>MAZZANTI ANDREA, di Firenze </strong></p>
<p>Avvocato anche a Borgo San Lorenzo.</p>
<p>Legale rappresentante del cancelliere Giovanni Antonio Rinaldi nella causa 8753/81 presso il Tribunale di Firenze, i cui diritti il Rinaldi acquistò nel 1992 da Gino e suo socio Bartoli. Amico frequentatore del giudice Valentino Pezzuti, hanno o avevano la stessa residenza in Firenze. Mazzanti assistette il Rinaldi fino alla trattativa con gli eredi della controparte, soccombente nella causa dopo la lucrosa sentenza del Puliga in favore del Rinaldi.  Parte dei soldi riscossi dal Rinaldi dagli eredi Tognozzi, circa 300 milioni, li prese l&#8217;Avv. Mazzanti al quale il cancelliere aveva dato i soldi dice per custodirli o investirli ma il fatto è che Mazzanti non ha investito niente e Rinaldi non ha mai chiesto la restituzione come dichiarato dal Mazanti alla polizia il 12.5.03 (v.qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/smobile93-p4.jpg" rel="lightbox[901]">smobile93-p4</a>)</p>
<p>Coinvolto in varie vicende riguardanti l&#8217;inchiesta Fallimentopoli Fiorentina, di recente è stato condannato a due anni di reclusione e inabilitato per 10 anni all&#8217;esercizio di una impresa commerciale e incapace di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa.</p>
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<p><strong>MORESCHI LUISELLA di Lussemburgo.</strong></p>
<p>Economista. Rappresentante e amministratore di società (alcune: Luxembourg Management CompanyGroup, Auxis International S.A., H.R.P. International S.A., Interestate Investments S.A., Aqualegion ltd, Walbond Investments ltd, Nova Editior, L.M.C. Group Sa &#8211; Lux. Management Company Group, Luxembourg Management Company S.A., W.T.B. S.A.).</p>
<p>Rappresentante della Banque Internationale a Luxembourg SA e Lirepa SA nella costituzione Cofinsa Holding SA.</p>
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<p><strong>PEZZUTI VALENTINO nato a Napoli il 30.03.1957</strong></p>
<p>Giudice presso il Tribunale di Lucca.</p>
<p>È stato giudice a Firenze insieme a Puliga e il Presidente del Tribunale dott. Armando Secchi nelle due cause che interessavano Gino e Zionela. Durante indagini svolte dalla Guardia di Finanza si scoprì che Valentino Pezzuti aveva dato al cancelliere Rinaldi i soldi per acquistare i diritti di causa a Gino. Iniziò un procedimento penale presso la Procura di Bologna nei confronti suoi nonché di Sebastiano Puliga e dei cancellieri Rinaldi e Catanese. Per far archiviare il procedimento aveva fatto sottoscrivere una falsa dichiarazione (v.pag 8 e 9 squadra mobile 17.04.04 <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/sm44-p8.jpg" rel="lightbox[901]">sm44-p8</a>,  <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/sm44-p9.jpg" rel="lightbox[901]">sm44-p9</a>) &#8211; al giudice Andrea Riccucci dove questo affermava che era lui invece che Pezzuti a partecipare all&#8217;udienza che decise la sentenza (estesa da Puliga) che definì la causa in favore del Rinaldi. In piene indagini, il giudice Valentino Pezzuti, su suggerimento del pubblico ministero che stava svolgendo le indadini dott. Luigi Persico, presentava ricorso per la correzione della sentenza in modo che suo nome venisse tolto (v. istanza pezzuti 16.10.97  <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/i1097.jpg" rel="lightbox[901]">i1097</a>). Però il ricorso per la correzione delle sentenze (Art.287 c.p.c.) non lo possono fare i giudici ma le parti, ma purtroppo, a sfregio della legge, il ricorso fu accolto lo stesso dai giudici Riccucci, Puliga e Sechi, che ordinarono la correzione (v.qui ordinanza 25.11.97  <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/o1197-p1.jpg" rel="lightbox[901]">o1197-p1</a>,<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/o1197-p2.jpg" rel="lightbox[901]">o1197p-2</a>). Il giudice Valentino Pezzuti, per spiegare il motivo di aver dato i soldi al cancelliere Rinaldi, disse che perché era amante di Angela Catanese, moglie del Rinaldi, cosa che poi venne accertata nelle ultime indagini svolte per la vicenda.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/saluti_allamico_del_riccio/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">cari saluti all&#8217;amico del Riccio</span></a> <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/2-2-04-relazione-squadra-mobile.zip" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">indagine della Squadra Mobile</span></a></p>
<p><strong>PULIGA SEBASTIANO nato in Treviso il 26 agosto 1954</strong></p>
<p>Giudice presso il Tribunale di Firenze incaricato delle cause dei coniugi Sannino Belgrave all&#8217;epoca della truffa.</p>
<p>Tutte le argomentazioni in questa pagina sono collegate a Sebastiano Puliga. È grazie a suoi provvedimenti che Rinaldi, Catanese, Scialdone, Lozzi, Cudia, Tangocci e Boni hanno trovato sfogo alle loro azioni delinquenziali.</p>
<p>Nel corso degli anni per la forte influenza che esercitava presso magistrati e professionisti, ha potuto pilotare le decisioni riguardanti la vicenda giudiziaria dei Sannino, con la conseguenza che &#8211; nonostante sia sospeso dalle funzioni e imputato di gravi delitti &#8211; la vicenda fa fatica a definirsi pur di non riconoscere gli errori commessi dai magistrati, nel corso degli anni, in danno a questa famiglia.</p>
<p>Puliga è andato oltre la normale firma di provvedimenti, come, ad esempio, è stato l&#8217;autore della correzione della sua ordinanza di sequestro (v. ordinanza Puliga 16.7.92 originale <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/pu792-p1originale.jpg" rel="lightbox[901]">pu792-p1originale</a> falsificata <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/pu792-p1falsificato.jpg" rel="lightbox[901]">pu792-p1falsificato</a>) ed è stato lui o chi per lui che ha &#8220;corretto&#8221; la copia del suo provvedimento depositato all&#8217;Ufficio dei Registri Immobiliari di Firenze, atto sul quale la Guardia di Finanza ha trovato raspature e cancellature (v. <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/gf297-p2.jpg" rel="lightbox[901]">gf297-p2</a>) al posto dove risultava l&#8217;errore (nel suo provvedimento aveva scritto il nome di Rinaldi quando ancora non si era costituito in giudizio).</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/category/fallimentopoli/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Fallimentopoli</span></a>, <a href="http://www.casosannino.com/26032009/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">udienza del 26 marzo 2009</span></a></p>
<p><strong>PULINA LIANA di Firenze</strong></p>
<p><strong>Avvocato</strong></p>
<p>Uno dei professionisti necessari alla truffa in quanto legale dei Tangocci che doveva insistere nella liquidazione dei beni contro le domande di Zionela socia di maggioranza. Ma l&#8217;avvocato Pulina sapeva che la società non sarebbe mai stata posta in liquidazione in quanto il suo assistito, seguito da Scialdone, era in trattative (alle quali la stessa Pulina partecipava) con Sandro Boni per l&#8217;acquisto del 2% a lui intestato.</p>
<p>Onorari della Pulina quale legale del Tangocci, furono pagati indebitamente levandoli  alla società. La somma era stata anticipata dalla Edil Pitti s.r.l. (vedi assegno 8.7.93 <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/as87.doc">as87</a>) e restituita a questa dal liquidatore giudiziario Alessandro Lozzi in maniera simulata, come risulta da un fax di Vitartali a Lozzi del 23.07.93: &#8220;<strong><em>avvocato Pulina: £ 3.590.000</em></strong>&#8221; e poi: &#8220;<strong><em>detti importi andrebbero registrati in una voce (ad esempio debiti diversi) in modo da poter essere rimborsati</em></strong>&#8221; (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/fax237.jpg" rel="lightbox[901]">fax237</a>).</p>
<p><strong>RESIDENZE TOSCANE SRL (già EDIL TOSCANA SRL) </strong></p>
<p>Costituzione 22.04.1993 con rogito notaio Giancarlo San Felice, repertorio 83.313, fascicolo 9.930; Sede: B. S. Lorenzo V. Fratelli Cervi n. 8 presso lo studio del rag. Augusto Vitartali.</p>
<p>Soci fondatori: Edil Pitti Srl (5%)  e Cofinsa Holding Sa (95%) rappresentata da <strong>Augusto Vitartali</strong> per delega di <strong>Roberto</strong> <strong>Verga</strong> e <strong>Eddo Gobbi.</strong> Amministratore nominato <strong>Maurizio Boni</strong>, amministratore di fatto <strong>Sandro Boni</strong>.</p>
<p>Società costituita nel 1993 appositamente per incamerare il patrimonio dei Sannino come si evidenzia nell&#8217;atto fra Boni e Marcucci del 1.3.93  (v. <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/1.3.93p1.jpg" rel="lightbox[901]">1.3.93p1</a>; <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/1.3.93p2.jpg" rel="lightbox[901]">1.3.93p2</a>; <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/1.3.93p3.jpg" rel="lightbox[901]">1.3.93p3</a>) dove si legge &#8220;<strong><em>quando il sig. Marcucci avrà il possesso delle quote promesse in vendita dalla sig.ra Belgrave, dette quote fluiranno in una apposita società che nel frattempo verrà costituita fra Boni, Marcucci o società di loro gradimento..</em></strong><em>&#8220;</em>. Nell&#8217;atto di trasferimento dei beni alla Residenze Toscane s.r.l. fu dichiarato il prezzo di 410 milioni di lire quando il valore era 4 volte superiore. Comunque non è stato mai riscontrato dalla polizia giudiziaria il pagamento della proprietà da parte della Residenze Toscane s.r.l. Inoltre al momento del trasferimento nel 1995 vi era una costruzione abusiva in cemento armato di 300 mq.</p>
<p>Le quote di questa società risultano oggi intestate alla Cofinsa Holding S.A. per il 95% e alla Edil Pitti s.r.l. per il 5% mentre le quote della Edil Pitti s.r.l. risultano intestate alla Cofinsa Holding S.A. per il 95% e alla Residenze Toscane s.r.l. per il 5%.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>RINALDI GIOVANNI ANTONIO nato in Reggio Calabria il 13.06.1057</strong></p>
<p>Cancelliere.</p>
<p>Il cancelliere Rinaldi insieme alla cancelliera Angela Catanese, all&#8217;epoca fidanzati, convinsero Gino a ceder loro i diritti di una causa pendente davanti il Tribunale con l&#8217;Ing. Tognozzi (della impresa edile Tognozzi di Firenze). Per convincerlo dicevano di essere amici del Puliga e del Pezzuti entrambi giudici nelle due cause che interessavano Gino e Zionela, che la causa col Tognozzi Gino l&#8217;avrebbe persa, che anche la I Due Torrenti Srl sarebbe persa ma che invece avendo loro come referenti per lo meno questa si poteva salvare, che si poteva far revocare la nomina a Scialdone che la stava distruggendo, ecc. Anche con soldi avuti dal giudice Valentino Pezzuti, Rinaldi acquistò i diritti da Gino (e quelli Bartoli parte nella causa). Ma non lo poteva fare perché vietato dal codice, pena la nullità dell&#8217;atto (art.1261 Codice Civile). Niente di quello che assicuravano i cancellieri avvenne. A Gino e Zionela i cancellieri sembrarono poi solo millantatori, finché nel corso delle cause si trovò un documento dove il Puliga scriveva il nome del Rinaldi in un suo provvedimento nella causa con il Tognozzi quando Rinaldi non si era costituito in causa. Loro avvocato consigliò loro di denunciare tutto. Gino denunciò, al CSM per primo. Ci furono altre denuncie ma nel corso degli anni tutto venne archiviato dalla Procura di Bologna (Pubblici ministeri dott. Luigi Persico e dott. Enrico Cieri).</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/saluti_allamico_del_riccio/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">cari saluti all&#8217;amico del Riccio</span></a>, <span style="text-decoration: underline;">Chi è Valentino Pezzuti</span><strong><span style="color: #ff0000;"> (!)</span></strong><span style="text-decoration: underline;">,</span> <a href="http://www.casosannino.com/chi-e-andrea-mazzanti/"><span style="text-decoration: underline;">Chi è Andrea Mazzanti</span></a><strong></strong>, <a href="http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-documenti-2/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Relazione Squadra Mobile</span></a><strong></strong>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.casosannino.com/relazione-squadra-mobile-v2-documenti-sannino/" target="_blank">Relazione Squadra Mobile 2</a></span><strong></strong></p>
<p><strong>SCIALDONE ROBERTO nato Capua il 03.09.62</strong></p>
<p>Dottore commercialista di Firenze, studio in Viale Mazzini 40.</p>
<p>È il principale responsabile della truffa ai coniugi Sannino per i loro beni in Vicchio. Ha commesso molti reati per portare alla liquidazione la società Due Torrenti Srl. Il suo unico fine era vendere il patrimonio o mettersi in condizioni di poter riscuotere la sua ingiustificata notula, liquidata da Puliga, che era pari alla metà delle perdite. Per farlo si mise anche a fare, dopo essere stato l&#8217;amministratore giudiziario, il consulente del socio di minoranza <strong>Antonio Tangocci</strong>, parte nella causa. Fra le manovre al bilancio più vistose, quella di annotare l&#8217;onere per la società di una imposta IMVIM, anche se la società era la parte acquirente, aggravando il bilancio di ben 80 milioni (v. qui Ufficio Registro 27.11.93 <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/ur2711.jpg" rel="lightbox[901]">ur2711</a>).</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/chi-e-roberto-scialdone/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Chi è Roberto Scialdone</span></a>.</p>
<p><strong>STELLA SRL</strong></p>
<p>Società fatta costituire dai Boni per continuare a gestire le attività usurpate sfuggendo ai creditori. Fallita. Curatore dott. Alessandro Miccini.</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/edificare-sulla-proprieta-rubata/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">edificare sulla proprietà rubata</span></a></p>
<p><strong>TANGOCCI ANTONIO n. a Firenze il 16.09.1950. </strong></p>
<p>Ingegnere. Impiegato in Germania, speso sta a Vicchio.</p>
<p>Socio di minoranza della I Due Torrenti Srl. All&#8217;inizio aveva il 25% ma dopo avere sottoscritto un aumento di capitale che si rifiutò poi di coprire, rimase col 2% (Art.2477 C.C.). Questa vicenda e un precedente fallito tentativo di avere più quote (che voleva senza pagarle) lo avevano indispettito al punto che si rivolse al Tribunale denunciando la società e Gino che era l&#8217;amministratore. Si mise d&#8217;accordo con Scialdone, Lozzi e Boni per truffare Gino e Zionela e la Due Torrenti Srl. La sua partecipazione nella truffa gli ha prodotto 100 milioni (dei 135 riscossi solo 35 avanzava dalla società) e un pagamento di onorari del suo legale Avv. Pulina, derubati alla I Due Torrenti Srl per opera del liquidatore Alessandro Lozzi, come si evince dal fax del ragioniere dei Boni al Lozzi del 23.7.93 (qui <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/fax237.jpg" rel="lightbox[901]">fax237</a>). Vedi anche gli assegni ricevuti in pagamento dalla madre Miranda Cenci Tangocci per suo conto qui (<a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/as17.jpg" rel="lightbox[901]">as17</a>).</p>
<p>Argomenti correlati: <a href="http://www.casosannino.com/alessandro-lozzi/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">chi è Alessandro Lozzi</span></a></p>
<p><strong>VERGA ROBERTO di Lugano</strong></p>
<p>Amministratore della Cofinsa Holding S.A. Nell&#8217;ambito di una inchiesta sulla società è risultato irreperibile. Augusto Vitartali, ragioniere dei Boni, ha dichiarato che non lo conosceva e che aveva avuto da Verga il mandato di rappresentare la Cofinsa Holding per telefono.</p>
<p><strong>VITARTALI ALDO di Borgo San Lorenzo, deceduto.</strong></p>
<p>Socio e amministratore della Fiderfin Finanziaria, Fidereveuropa, Immobiliare Finanziaria 1971 Srl. Consulente dei <strong>Tangocci</strong> nella fase d&#8217;amministrazione giudiziaria della I Due Torrenti Srl. Zio di Augusto Vitartali ragioniere dei Boni.</p>
<p><strong>VITARTALI AUGUSTO n. a Borgo S. Lorenzo il 19.08.59</strong></p>
<p>Ragioniere con studio in Via Fratelli Cervi 8 in Borgo San Lorenzo. Nipote di Aldo Vitartali. Ragioniere dei Boni, nel suo studio hanno sede le società Residenze Toscane Srl, Edil Pitti Srl, Toscana Invest Srl e Cofinsa Holding Sa.</p>
<p>Ha sostenuto i Boni nel commettere la truffa ai danni dei Sannino e della I Due Torrenti Srl. Ha dichiarato di non aver mai visto ne conosciuto Roberto Verga amministratore della Cofinsa Holding S.A. il quale gli avrebbe dato l&#8217;incarico di rappresentare la società per telefono. Fra le manovre illecite, ha percepito indebitamente, per conto della Edil Pitti s.r.l., i soldi per pagare l&#8217;avvocato del Tangocci come risulta da fax inviato al Lozzi dove di suo pugno scrive il 23.7.93: &#8220;<em>avvocato Pulina: £ 3.590.000</em>&#8221; e poi: &#8220;<em>detti importi andrebbero registrati in una voce (ad esempio debiti diversi) in modo da poter essere rimborsati</em>&#8221; (vedi <a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/06/fax237.jpg" rel="lightbox[901]">fax237</a>).</p>
<p><strong>ZANIERI ROBERTO FRANCESCO di Vicchio</strong></p>
<p>Socio e amministratore della Toscana Invest srl, del Lago Viola Sas di Boni Diletta e C. e della Stella srl.</p>
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		<title>Bancarotta alla Sim, condannati i controllori</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 22:17:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/repubblica-20-05-2009.jpg" rel="lightbox[867]"><img class="size-full wp-image-868 aligncenter" title="repubblica-20-05-2009" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/12/repubblica-20-05-2009-done-sml.jpg" alt="" width="587" height="403" /></a></p>
<p>CINQUE condanne poco più che virtuali eppure pesantissime. E due prescrizioni quasi altrettanto pesanti. Così si è concluso il processo per la drammatica spirale che nel 2002-2003 inghiottì il patrimonio della Società di intermediazione mobiliare (Sim) San Giovanni, dichiarata insolvente il 23 giugno 2003 con un passivo di 2,5 milioni di euro, nonché i patrimoni di parte dei 1944 clienti. La amministratrice Silvia Mancini, figlia del defunto fondatore, e la responsabile del controllo interno <strong>Lucia Figini</strong>, compagna dell&#8217; ex giudice fallimentare <strong>Sebastiano Puliga</strong>, <span style="text-decoration: underline;"><strong>sono state condannate per bancarotta fraudolenta</strong></span> patrimoniale e documentale rispettivamente a 2 anni e 8 mesi e 2 anni e 4 mesi (condonati). Per concorso in bancarotta sono stati condannati a 2 anni, con sospensione condizionale e non menzione, i tre sindaci revisori: Antonio Bandettini (professore ordinario a Economia), Vieri Fiori (che fa parte fra l&#8217; altro del collegio dei sindaci della Cassa di Risparmio di Firenze) e Mario Accardi. Tutti e cinque dovranno risarcire undici clienti della Sim che si erano costituiti parte civile, versando subito un anticipo di 10 mila euro per ciascuno. Inoltre il tribunale li ha dichiarati tutti e cinque «inabilitati all&#8217; esercizio di imprese commerciali e incapaci ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni». La questione cruciale posta dai pm Alessandro Crini e Gabriele Mazzotta,e variamente discussa dai difensori, fra cui gli avvocati Lapo Gramigni, Valerio Valignani, Sandro Traversi, Sara Gennai, Gianluca Gambogi, Sandro Guerra, è stata la carenza all&#8217; interno della Sim di una contabilità rigorosa, di una rigorosa separazione fra il patrimonio della società e patrimoni dei clienti, di rigorosi controlli sui promotori finanziari, cui si consentiva (secondo le accuse) di operare con i pericolosi derivati. In questo contesto, secondo la procura, sarebbe stato cruciale il ruolo degli organi di controllo, che invece non funzionarono a dovere. L&#8217; accusa era estesa anche a Leonardo Ciampi della società di revisione Deloitte &amp; Touche e a Lamberto Tommasi della Price Waterhouse Coopers, che certificarono rispettivamente i bilanci 2001 e 2002 della Sim, dichiarando che erano in ordine, mentre era impossibile &#8211; sostiene la procura &#8211; non rendersi conto delle «sistematiche irregolarità» dell&#8217; assetto gestionale, organizzativo e dei controlli interni. Ciampie Tommasi hanno evitato una condanna grazie alla prescrizione. Altri tre imputati sono stati assolti. Nel 2007 Andrea Pecchi, il promotore finanziario all&#8217; origine del crac con i suoi spericolati investimenti, aveva patteggiato 2 anni e 9 mesi, mentre l&#8217; altro amministratore della Sim, Adalberto Tronfi, era stato condannato in abbreviatoa 3 anni e 6 mesi. &#8211; <em>FRANCA SELVATICI</em></p>
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		<title>Lozzi condannato a pagare danni</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 08:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
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La Corte di Appello di Firenze disconosce sentenza di assoluzione di Alessandro Lozzi, lo condanna a pagare danni e trasmette a Genova.
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<h2>La Corte di Appello di Firenze disconosce sentenza di assoluzione di Alessandro Lozzi, lo condanna a pagare danni e trasmette a Genova.</h2>
<p>Il Tribunale di Firenze nel 2007 aveva assolto Alessandro Lozzi dall&#8217;accusa di interesse privato nel fallimento Sheraton &#8220;per non aver commesso il fatto&#8221; (articolo 2007 (?)). Con quel provvedimento il Tribunale aveva anche disatteso la richiesta dei pubblici ministeri Luca Turco e Gabriele Mazzotta di trasmettere gli ai magistrati genovesi per avere agito in concorso con il giudice della procedura <strong>Sebastiano Puliga</strong>.</p>
<p>Adesso la Corte di Appello di Firenze ha negato quelle decisioni del Tribunale (<a href="wp-content/uploads/2009/01/la-nazione-23-dec-2008-quattro-anni-al-lozzi.gif" rel="lightbox[815]">articolo 2009</a>) riconoscendo l&#8217;interesse privato di <strong>Lozzi </strong>e <strong>Linguiti</strong>, reato disgraziatamente prescritto, ritenendogli responsabili nei confronti della curatela del fallimento Sheraton e condannandogli a pagare per tanto i danni. Inoltre la Corte di Appello di Firenze ha trasmesso a Genova dove <strong>Sebastiano Puliga</strong> e lo stesso <strong>Lozzi</strong> sono imputati insieme a molti altri professionisti per reati gravissimi quali bancarotta fraudolenta, corruzione, concussione.</p>
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