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	<title>casosannino.com &#187; Fallimentopoli</title>
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	<description>La legge non è uguale per tutti</description>
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		<title>Udienza 18 maggio 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Testi: Lucia Pacini, Pannunci, Vini, Fossi, Verrucchi
Procedure: Euromobiliare Fiduciaria – Api resisto – Giotti spa &#8211; Catalani – Sammezzano spa.
Sulla Euromobiliare Fiduciaria Spa
La Euromobiliare Fiduciaria Spa è una società di Lucia Figini e David Baldassarri. È stata la soc. utilizzata da Puliga per comprare la villa a Forte dei Marmi, con rogito del suo notaio ex giudice Ernesto Cudia. Nella Euromobiliare Fiduciaria Spa confluivano le quote delle società di Lucia Figini con altri indagati nel presente procedimento, cioè le società Alpe, Abaco, Albé, ecc. Soci dell’Albé al 50% sono stati ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" src="/wp-content/uploads/2008/11/istock_000001618406xsmall.jpg" alt="" width="175" height="158" />Testi</strong>: Lucia Pacini, Pannunci, Vini, Fossi, Verrucchi</p>
<p><strong>Procedure</strong>: Euromobiliare Fiduciaria – Api resisto – Giotti spa &#8211; Catalani – Sammezzano spa.</p>
<p><strong>Sulla Euromobiliare Fiduciaria Spa</strong></p>
<p>La Euromobiliare Fiduciaria Spa è una società di Lucia Figini e David Baldassarri. È stata la soc. utilizzata da Puliga per comprare la villa a Forte dei Marmi, con rogito del suo notaio ex giudice Ernesto Cudia. Nella Euromobiliare Fiduciaria Spa confluivano le quote delle società di Lucia Figini con altri indagati nel presente procedimento, cioè le società Alpe, Abaco, Albé, ecc. Soci dell’Albé al 50% sono stati l’amante del Puliga Mariella Giannone e la stessa Euromobiliare Fiduciaria.  Nel consiglio di amministrazione della Euromobiliare Fiduciaria Spa c’era Marcello Figini, padre di Lucia Figini, ex funzionario del Credito Emiliano.</p>
<p>All’udienza è emerso che per accedere agli uffici della Euromobiliare si entrava dalla stessa porta d&#8217;ingresso della Credem.</p>
<p>Marcello Figini veniva alla cassa ma non aveva competenze nel settore, era solo un correntista. Operava anche su conti correnti di altri privati. La regola bancaria è che se uno non è delegato ne titolare di un conto non può fare niente, neanche versamenti, ma il dottor Figini era conosciuto nell&#8217;ambiente della banca, condizione che gli consentiva di fare questo tipo di cose.</p>
<p><strong>Spariscono documenti dall’archivio della Banca</strong></p>
<p>Durante la fase delle indagini del presente procedimento, nel 2003, presso la Credem, una impiegata allarmata per avere notato Marcello Figini e la figlia nell’archivio prendendo dei documenti, aveva avvertito la collega chiamandola dal cellulare. La collega informò il direttore dell’ufficio e questo le chiese di andare a vedere lei come mai. La teste dopo poco notava Marcello Figini nella sua stanza con la figlia e una delle scatole prese dall’archivio contenente dei modelli fiscali, “<em>nessuno dei due poteva aver acceso quei dati, non avevano titolo, erano modelli fiscali, atti privati</em>”. Alle due impiegate viene chiesto dai dirigenti di dichiarare per scritto quanto avevano constatato.</p>
<p>È  emerso che erano stati persi modelli F24 dall’archivio della Banca.</p>
<p>La Corte ha disposto l’acquisizione di agende dal 1997 al 2003 dove venivano annotate come promemoria per i cassieri alcune operazioni.</p>
<p>L’avvocato del Puliga, che nell’udienza sostituiva l’avvocato della Figini, faceva emergere un dubbio sul fatto che chissà se quella a prendere documenti dall’archivio con Marcello Figini era la figlia Lucia Figini o la sorella gemella identica. E quindi chiedeva al teste come potesse dire che era Lucia e non la sorella gemella. La testimone rispondeva che non aveva  mai visto né chiesto un documento di identità a Lucia Figini, che nessuno lo aveva mai fatto per cui “<em>se invece di Lucia era Michela si può dire che ci avevano fatto credere qualcosa di non vero, perché per noi quando si riferiva alla figlia di Marcello Figini ci si riferiva a Lucia</em>”.</p>
<p><strong>Sulle Procedure  Api – Resisto </strong></p>
<p>API era una impresa d’importazione, concessionaria esclusiva di macchine fotografiche Pentax, occhiali Ray Ban, ed altre importanti marche estere come Remington, Filofax, Omrom-Viva, Shaffer, Parker, ecc. Dopo un ingente investimento in una società di cui possedeva il 99%, la  Resisto Spa, sopravvenne una crisi aziendale e i proprietari misero la società in liquidazione, decidendo poi di presentare domanda di ammissione al concordato preventivo con cessione di beni che venne accolta dal Tribunale di Firenze.</p>
<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/api-pentax1.jpg" rel="lightbox[1067]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1069" title="api-pentax" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/api-pentax1-300x299.jpg" alt="" width="192" height="191" /></a>La Resisto Spa possedeva un complesso industriale di notevole valore (15.000 mq di cui 7.500 coperti) posto in Loc. Osmannoro a Sesto Fiorentino in Via Righi, immobile che entra nei beni ceduti dall’Api nella procedura di concordato.</p>
<p>Il procedimento era assegnato a Sebastiano Puliga, il commissario giudiziale era il dott. Baldanzini e il liquidatore era il Rag. Giovanni Zannella, morto suicida nell’ottobre del 2002. Giovanni Zanella era il marito di Mariella Giannone, amante di Sebastiano Puliga.</p>
<p>Nella vicenda Api si sono trovati coinvolti numerosi soggetti comprese banche. Puliga invece che trasferire uno dei beni (un palazzo) alla Banca del Salento aggiudicataria, lo trasferì a una società controllata dalla Banca in modo da beneficiare gli acquirenti col risparmio di circa un miliardo d’Iva. A trarne vantaggio fu Lucia Figini, convivente del Puliga, che ottenne dalla Banca un lucroso incarico di consulenza (leggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="/wp-content/uploads/2010/07/Repubblica-10.02.2006.doc">Repubblica 10.02.2006</a></span>). Ciò avveniva dietro richiesta del legale della Banca di Salento, Avv. Natale Gianllongo di Firenze, frequentatore di Puliga e Figini insieme alla moglie il giudice di Firenze Grazia Aloisio. Per una notula di 800 milioni di lire liquidata al Rag. Zanella nell’ambito della procedura Api, il Puliga, con l’intervento di Mariella Giannone moglie di Zanella, si fece dare una tangente di 100 milioni di lire (leggi <span style="text-decoration: underline;"><a href="/wp-content/uploads/2010/07/Repubblica-03.11.2002.doc">Repubblica 03.11.2002</a></span>).</p>
<p>Nella udienza si sono poste domande in merito all’acquisizione del complesso industriale della Resisto Spa in Osmannoro da parte della Enrico Giotti Spa interessata a rilevare l’immobile in quanto confinante con la propria impresa.</p>
<p><strong>Giannone svolge le trattative al posto del liquidatore</strong></p>
<p>“… <em>prestazioni professionali per assistenza prestata alla vostra società per l&#8217;acquisto di un immobile di proprietà  della Api Spa concordato preventivo, trattative con gli organi della procedura, predisposizione della proposta di acquisto è presentazione della stessa in tribunale, assistenza legale durante rappresentate durante i colloqui con il giudice delegato la procedura è colloqui successivi con il giudice, assistenza durante la sessione presso il notaio Navetta per la sottoscrizione del contratto preliminare, valore della pratica 6.550.000.000, articolo 45 tariffa professionale compenso minimo 33.350.000, compenso massimo 96.125, compenso medio 64.737.500 oltre cassa previdenza ….. ecc</em>.”. E’ il testo di una fattura indirizzata alla Enrico Giotti Spa. Sembra di onorari al liquidatore, ma non lo è, è della Giannone. È una fattura rinvenuta durante le indagini in una perquisizione. Nella contabilità della Giannone era invece stata trovata un’altra fattura riferita ad un importo di gran lunga inferiore. La fattura riguardava le trattative con gli organi della procedura per la cessione alla Enrico Giotti Spa del complesso industriale della Resisto Spa. L’immobile era stato ceduto mediante una trattativa abbastanza singolare, in quanto svolte dai rappresentanti della Enrico Giotti S.p.A. “<em>presso l&#8217;ufficio del giudice delegato, alla presenza non del commissario liquidatore bensì della Giannone</em>”.</p>
<p>Di fatto la proposta della Giotti era di 6 miliardi e 600 milioni di lire, sennonché al momento della trattativa davanti Puliga, nel suo ufficio presso il Tribunale di Firenze, la proposta viene ridotta di 50 milioni. Ma non è che Giotti pagava 50 milioni meno, i 50 milioni doveva pagarle lo stesso ma alla Giannone che per questo motivo emise la fattura … mitico …  leva di qui e metti di qua, tanto per te è lo stesso, e così – ma solo così- io ti assegno l’immobile. Ovviamente in danno ai veri creditori che si sono visti trafugare i 50 milioni.</p>
<p>Emergeva inoltre che c’èra un’altra proposta di 6.550.000.000 della società Cave Santa Croce di Siena, che si erano ritenuti  disponibili ad una gara pubblica, cosa più vantaggiosa alla procedura perché quando ci sono più offerte l&#8217;offerta più alta è base per le altre offerte, prospettandosi una vendita ad un prezzo molto più alto. Inoltre, da un&#8217;istanza del commissario liquidatore Rag. Zanella, si evidenziava che esistevano almeno altre due o tre proposte e manifestazioni di interesse all&#8217;acquisto dell’immobile.</p>
<p>Il teste, consulente tecnico nelle indagini in questo processo, riferiva di avere avuto esperienza come liquidatore in procedure concorsuali e che “<em>il giudice delegato mai si sarebbe permesso di esercitare una presenza diretta in una trattativa del genere addirittura convocando presso proprio ufficio i diretti interessati</em>” “<em>il commissario fa il proprio lavoro e il giudice delegato  deve fare il proprio lavoro, non è che si può perché altrimenti la figura del liquidatore praticamente sarebbe completamente svilita</em>”</p>
<p>È stato stabilito il calendario delle prossime udienze: 28 settembre lunedì, 5 ottobre, 12 ottobre, 19 ottobre, 26 ottobre, 9, 16, 23 e 30 novembre, 14 dicembre, 21 dicembre.</p>
<p>Prossima udienza 8 giugno 2009.</p>
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		<title>Udienza 6 e 20 aprile 2009</title>
		<link>http://www.casosannino.com/udienza-6-e-20-aprile-2009/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 07:32:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Procedure: Harold Donna/Eratò/Officine Sas, Api, Ruspoli, Gori Sostene, Demidoff.
Testimoni: Bacci imprenditore immobiliare, Miranda Pirone commercialista, Stefano guidi commercialista, Roberto Innocenti, Emanuele Riviello giudice.
Harold Donna/Eratò/Officine Sas
Le società Eratò, Harold Donna, Officine Sas di Fabbri Giulietta e C., Synergon, Area Sas, fallirono a ruota previo la distrazione dei patrimoni mediante la cessione delle quote ad altre società appositamente costituite. Erano gestite da Massimo Poli, Anna Ortolani e Giulietta Fabbri che conducevano una catena di circa 50 negozi di abbigliamento sparsi in Firenze nel sottopassaggio della Stazione, nelle vie Gioberti, doni, nobili, Giannoti, ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/negozi-al-sottopassaggio-stazione-Firenze.jpg" rel="lightbox[1060]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1065" title="Fallimentopoli" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/negozi-al-sottopassaggio-stazione-Firenze-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><strong>Procedure</strong>: Harold Donna/Eratò/Officine Sas, Api, Ruspoli, Gori Sostene, Demidoff.</p>
<p><strong>Testimoni</strong>: Bacci imprenditore immobiliare, Miranda Pirone commercialista, Stefano guidi commercialista, Roberto Innocenti, Emanuele Riviello giudice.</p>
<p><strong>Harold Donna/Eratò/Officine Sas</strong></p>
<p>Le società Eratò, Harold Donna, Officine Sas di Fabbri Giulietta e C., Synergon, Area Sas, fallirono a ruota previo la distrazione dei patrimoni mediante la cessione delle quote ad altre società appositamente costituite. Erano gestite da Massimo Poli, Anna Ortolani e Giulietta Fabbri che conducevano una catena di circa 50 negozi di abbigliamento sparsi in Firenze nel sottopassaggio della Stazione, nelle vie Gioberti, doni, nobili, Giannoti, Corridoni, ecc. nonché a Puntala e Forte dei Marmi. Una delle società fallite, la Area Sas, doveva avere per giudice il dott. Riccucci ma il procedimento fu assegnato a Puliga. Nel 2005 Poli e Ortolani furono arrestati. Il loro commercialista di fiducia era David Baldassarri. (leggi <a href="adjuntos/Repubblica%2011.01.2005.doc"></a><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2010/07/Repubblica-11.01.2005.doc">Repubblica 11.01.2005</a>)</p>
<p>Sulla vicenda sono state poste alcune domande al teste Stefano Guidi, l’interrogatorio non ebbe seguito dopo opposizione di alcuni avvocati della difesa. Il pubblico ministero dott. Terrile eccepiva che tutti gli argomenti sono collegati. La Corte poi decise che tutti gli argomenti dovevano essere anticipati per email ai difensori.</p>
<p>Dalle sue dichiarazioni è emerso che l’Eratò era gestita da un commercialista che non poteva apparire perché aveva avuto un fallimento per cui usava un prestanome, che Massimo Poli e Anna Ortolani si frequentavano con Puliga e Figini. Baldassarri aveva fatto capire al teste che il fallimento della Officine Sas di Fabbri Giulietta e C., voluto dagli interessati, sarebbe stato assegnato a Puliga dopo la manomissione al computer del sistema di assegnazioni.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Gli affari con gli amici a tavola</span></strong></p>
<p>Si sono poste domande su varie società intervenute nelle aste dei procedimenti assegnati a Sebastiano Puliga. Fra queste alcune società dell’industriale pratese Mario Becagli  (Site, Binfi, Firenze Investimenti Developer) e del ruolo di Figini Lucia in queste società. Si parlò anche della società Alpe, di Figini e Baldassarri, e della società Eratò di Massimo Poli e Anna Ortolani amici del Puliga, Figini e Baldassarri. Si è ribadito che Puliga era a conoscenza dei rapporti professionali tra Lucia Figini e Mario Becagli, che era presente spesso nelle ore di pranzo in ufficio dove mangiavano insieme ad altri colleghi e che Lucia Figini manteneva informato lo studio professionale delle occasioni d&#8217;asta.</p>
<p><strong>Sul caso del Palazzo Ruspoli</strong></p>
<p>Sono state poste ancora domande sulla vendita del Palazzo Ruspoli, sui ruoli delle persone interessate all’acquisto del Palazzo. I teste Roberto Innocenti ha confermato quanto già emerso all’udienza del 16-23.03.09.</p>
<p>Al teste Emanuele Riviello, giudice presso il Tribunale di Firenze, sono state poste domande sulla procedura esecutiva Gori proprietari del Palazzo Ruspoli. Il teste ha confermato quanto emerso nell’udienza del 16 e 23.03.09 (<a href="http://www.casosannino.com/16-23-032009/" target="_blank">http://www.casosannino.com/16-23-032009/</a>) in relazione alla sua sostituzione da parte del Puliga nella procedura.</p>
<p>Sulla sostituzione urgente del custode Gori con Mariella Giannone (amante di Puliga), il teste specificava che per prassi si preferisce tenere esecutato come custode del bene perché questo non viene pagato mentre un professionista si, e che lui non avrebbe ritenuto urgente la sostituzione del custode, che tutte le procedure non urgenti vengono sospese nei periodi feriali e che quando fu sostituito da Sebastiano Puliga il programma delle udienze era già fissato.</p>
<p>Sul tempo impiegato per pubblicizzare la vendita di un immobile importante come il palazzo Ruspoli, il termine di 10 giorni per la vendita è troppo breve, di solito, per dare un maggior margine alla pubblicità, il teste giudice Riviello ci impiegava da tre a cinque mesi.</p>
<p>Riferiva inoltre il teste Emanuele Riviello che se veniva presentata una offerta in ritardo ma questa era migliore e quindi più conveniente alla procedura, si sceglieva di accettarla. Questo in riferimento al fatto che Sebastiano Puliga aveva rifiutato il giorno dell’asta l’offerta della Deltaplano che era migliore di quella della Site del Becagli alla quale fu aggiudicato l’immobile.</p>
<p>È emerso che in un’asta, l’offerente non dovrebbe sapere se ci sono altre offerte e la cancelleria ha l’obbligo di non farlo sapere.</p>
<p>Anche la procedura “Conticelli Costruzioni” era del dott. Riviello, che l’aveva ritenuta non urgente. Venne poi espletata a tutto gas dal Puliga nella estate del 2002.</p>
<p>È emerso che Riviello aveva fatto il decreto di trasferimento ma non si era accorto che Puliga aveva già  venduto il palazzo Ruspoli in sua assenza, particolare che venne a sapere dalla Polizia Giudiziaria.</p>
<p>Prossima udienza 18 maggio 2009.</p>
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		<title>Udienza del 26.03.2009</title>
		<link>http://www.casosannino.com/26032009/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:44:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia Figini]]></category>
		<category><![CDATA[Pezzuti]]></category>
		<category><![CDATA[Puliga]]></category>

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		<description><![CDATA[Udienza del 26 marzo 2009
Testimone: Valentino Pezzuti
Il teste Valentino Pezzuti rispondeva alle domande facendo prima un giro piuttosto lungo in torno alle domande che gli venivano poste, per cui le sue risposte si disperdevano in racconti novellieri di modo che bisognava poi rifargli la domanda. Si allontanava dal microfono e più volte la Corte e l&#8217;addetto alla registrazione le hanno chiesto di avvicinarsi al microfono ma non lo faceva, se l&#8217;apparecchio puntava a destra, lui si girava a sinistra, di modo che i magistrati della Corte si non sentivano e ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="martello" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/03/martello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Udienza del 26 marzo 2009</strong></p>
<p><strong>Testimone: </strong><strong>Valentino Pezzuti</strong></p>
<p>Il teste Valentino Pezzuti rispondeva alle domande facendo prima un giro piuttosto lungo in torno alle domande che gli venivano poste, per cui le sue risposte si disperdevano in racconti novellieri di modo che bisognava poi rifargli la domanda. Si allontanava dal microfono e più volte la Corte e l&#8217;addetto alla registrazione le hanno chiesto di avvicinarsi al microfono ma non lo faceva, se l&#8217;apparecchio puntava a destra, lui si girava a sinistra, di modo che i magistrati della Corte si non sentivano e dovevano chiedergli più volte se poteva alzare la voce. Le risposte che ha dato maggiormente furono &#8220;non mi lo ricordo, proprio non mi lo ricordo&#8221; &#8220;potrebbe anche darsi&#8221;  &#8220;succede&#8221; &#8220;per quel che io ricordo&#8221; &#8220;penso di sì, però sinceramente non me lo ricordo&#8221; dunque tutte o quasi tutte risposte riferite alle sue alle sue intuizioni, sensazioni, probabilità, supposizioni. Una delle poche cose che ha voluto mettere in rilievo è stato il rapporto del giudice dott. Isabella Mariani con altro magistrato suo parente e su un contrasto che c&#8217;èra fra Puliga e &#8220;tantissimi&#8221; altri magistrati. A sentirlo deporre veniva a mente che prima di entrare in aula era stato allungo a parlare col difensore del Puliga nel corridoio.</p>
<p><strong>Sulla liquidazione delle notule e la nomina di Lucia Figini</strong></p>
<p>Sul fatto che nella procedura Volta Industries lui, quale giudice delegato, aveva liquidato notule a Ulivi e Figini nonostante gli avvisi del dott. Tanini sulla scorrettezza delle notule, gli fu chiesto se non gli era sembrato scorretto avere dato per tutta risposta al curatore il mandato di pagamento delle notule, rispondeva &#8220;<em>non ci ho mai pensato&#8221; </em>e poi , a giustificazione, spontaneamente, richiamava la figura del dott. Tanini dicendo che questo era stato contrario alla notula ma che però il figlio del dott. Tanini era d&#8217;accordo (<em>nota: il figlio del dott. Tanini non aveva alcun ruolo nella procedura&#8230;  ndr) </em></p>
<p>Alla domanda del perché aveva nominato la Figini, compagna del suo collega Puliga, rispose &#8220;<em>perché è veloce&#8221; .</em></p>
<p><em> </em></p>
<blockquote><p>-          <em>Perché è veloce e basta? Perché anche se era la compagna di Puliga l&#8217;ha nominata? </em></p>
<p>-          <em>Perché volevo far piacere a Puliga </em></p>
<p>-          <em>E Puliga nomina la sua compagna in altre procedure.. non li sembra scorretto questo intercambio di favori? Non li sembra che ci sia qualcosa di scorretto in questa procedura?. </em></p>
<p>-          <em>Al momento mi sembrava una procedura giusta. Non avevo pensato in questi termini. Non mi sembrava importante. Non ci ho mai pensato. Ricordo che lo abbiamo studiato. </em></p></blockquote>
<p>Sulla questione della liquidazione delle notule ai professionisti, è emerso che se un curatore avesse presentato una richiesta liquidazione di acconto di compenso su conteggi  non veritieri, il giudice non avrebbe avuto nessun strumento per verificare e avrebbe liquidato il compenso al curatore, dice perché &#8220;<em>a noi arrivava il foglio con la richiesta e non con tutti gli allegati che registravano la posizione del attivo passivo eccetera, quindi noi eravamo nelle mani dei curatori </em>&#8221;</p>
<p><strong>Sulle assegnazioni dei procedimenti</strong></p>
<p>È emerso che le assegnazioni le faceva il Presidente Armando Sechi a rotazione e chi &#8220;<em>si procedeva ad occhio</em>&#8220;.</p>
<p>È emerso che Puliga aveva le procedure più grosse perché aveva &#8220;<em>una posizione abbastanza preminente, di prestigio nell&#8217;ambito dell&#8217;ufficio</em>&#8220;. Che le  procedure più importanti potevano essere state sollecitate da Puliga al Presidente Armando Sechi, cosa che era facile da ottenere perché aveva un buon rapporto con il Presidente il quale &#8220;<em>aveva una particolare predilezione per Puliga</em>&#8221; si fidava molto di lui. La fiducia era tale che &#8220;<em>sembrava che il potere lo detenesse lui&#8230; che quello che comandasse fosse lui</em>&#8220;. E poi &#8220;<em>Il Sechi se andava a chiedere consiglio lo chiedeva a Puliga, che di fatto aveva una influenza determinante nella gestione anche dell&#8217;ufficio del Tribunale</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Sul giuramento della perizia Figini nella procedura Volta Industries</strong></p>
<p>Sulla perizia della della Figini nella procedura Volta Industries che fu giurata davanti a Puliga, rispondeva che &#8220;<em>a volte effettivamente il perito arrivava a giurare la perizia, e poi il giudice metteva la firma</em>&#8221;</p>
<blockquote><p>-          <em>così a caso?</em></p>
<p>-          <em>No, non credo, ma non me lo ricordo, sicuramente se lo ricordano meglio i miei colleghi, non me lo ricordo francamente</em></p></blockquote>
<p>Alla domanda su perché la Figini doveva giurare la perizia rispose &#8220;<em>non ricordo guardi quando si debba giurare o quando no si debba giurare&#8230;</em>&#8221; . Il Pubblico Ministero allora le rileggeva le sue dichiarazioni rese alla polizia nel 2005 sul giuramento in questione:  &#8220;<em>nel caso in questione non c&#8217;èra nessuna necessità di contattarmi &#8230; in quanto la perizia non doveva essere giurata ma solo depositata</em>&#8220;.</p>
<p>Emergeva inoltre che la data del giuramento della perizia non coincideva con la data del deposito in segreteria; a questo rispondeva che &#8220;<em>presumibilmente&#8221;</em> era stata posta di sabato e siccome non c&#8217;èra nessuno in cancelleria hanno messo il timbro successivamente. Disse però che Puliga c&#8217;era sempre anche di sabato.</p>
<p>Ad altre domande sulla questione il Pezzuti rispondeva &#8220;<em>non mi lo ricordo pero a lume di logica un  giuramento ci doveva essere, a lume di logica, anche se non mi lo ricordo ragiono per deduzione, e a lume di logica è più probabile, più probabilmente era ritenuto il sistema più pratico</em>&#8220;.  La Corte infine gli chiede se avevano almeno visto come si faceva in altri tribunali e lui risponde &#8220;<em>anch&#8217;io sicuramente avrò chiesto, pero non me lo ricordo non ricordo sicuramente non mi ricordo sicuramente quale era la soluzione probabilmente si suppose o si disse in altri tribunali ci si regola in tal modo e più facile probabilmente questo era un argomento che ci poteva influenzare&#8230;</em>&#8221;</p>
<p><strong>Il potere di Puliga</strong></p>
<p>Su un malumore in Tribunale verso Puliga, il teste Pezzuti riferiva che ci fu nel 1994 un contrasto con la giudice Isabella Mariani che ci teneva molto ad entrare nella sezione fallimentare ma fu nominato Puliga, che era stata una nomina contrastata dagli altri giudici, che non era stata gradita la predilezione di Puliga il quale &#8220;<em>gestiva come punta di diamante tutto</em>&#8221; come fosse &#8220;<em>la persona che deteneva il potere</em>&#8220;. Il teste rilevò questa circostanza ripetutamente fino a dire &#8220;<em>da quella vicenda si era creato una inimicizia con un numero enorme di persone</em>&#8220;. Ma dice che Puliga se ne fregava e &#8220;<em>continuava a lavorare alla sua maniera con la sua incisività &#8230; magari sbagliava, pero è un atteggiamento mentale..</em> &#8221;</p>
<p>L&#8217;avvocato difensore del Puliga chiedeva ancora sulla vicenda del giudice Mariani, rilevando che &#8220;<em>aveva qualche parente all&#8217;interno della magistratura</em>&#8220;.</p>
<blockquote><p>Pm obbietta che &#8220;<em>stiamo andando avanti da 20 minuti chiedendo al teste delle sue sensazioni, il teste riferito che si tratta sempre di sensazioni non ha riferito un fatto, sono stato zitto per 20 minuti a sentire le sensazioni del dott. Pezzuti, e adesso andiamo a ricostruire i rapporti personali famigliari della dott. Mariani, non centra niente con questo processo con altri magistrati con altre persone, a meno che il difensore non faccia delle domande più precise</em>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Il difensore del Puliga insiste chiedendo alla Corte di valutare la rilevanza dal momento che si stava parlando di rapporti all&#8217;interno dell&#8217;ufficio fallimentare, di malumore da parte di determinate persone, che Pezzuti ha collegato questo malumore verso Puliga sin dall&#8217;inizio con la vicenda del concorso per passare al fallimentare.</p>
<p>Il teste Pezzuti modificava quanto aveva detto dicendo che &#8220;non era solo Mariani ma tantissimi colleghi&#8221; (<em>ma, perché il Tribunale lo ha lasciato fare per tanto tempo? ndr</em>)</p>
<p>Sull&#8217;assegnazione della procedura Sim &amp; Fed.</p>
<p>Sulla vicenda del commento della cancelliera Ivana Chioccioli per il fascicolo della Sim &amp; Fed che doveva essere dato per forza a Puliga (vedi udienza 29.09.2008) ha risposto &#8220;<em>può darsi</em>&#8221; ma quando il pm gli ha rammentato il nome del cancelliere Rinaldi ha detto &#8220;<em>assolutamente neppure sentore di questa cosa</em>&#8220;.</p>
<p>È emerso che, come per i consulenti del giudice, c&#8217;era anche una rosa di cancellieri preferita.</p>
<p>Prossima udienza 6 aprile 2009</p>
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		<title>Udienze del 16 e 23 marzo 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 10:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Ruspoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Udienze del 16 e 23 marzo 2009
Procedure:  Ruspoli.
Testimoni:  Maria Grazia Gori, Nidiaci, Maria Cristina Paoli, Ottobri, Franco Pacini, Costagli
Al teste Ottobri furono rivolte domande sull&#8217;Hotel Demidoff. Il teste confermava che gli affari dell&#8217;Hotel Demidoff, di proprietà della soc. Europa 92 dei Frosali, andavano bene, anzi molto bene.
Palazzo Ruspoli a Via dei Martelli
La vicenda del Palazzo Ruspoli
Il Palazzo Ruspoli è uno storico e prestigioso immobile che si trova vicino al Duomo di Firenze in Via Martelli. È uno dei numerosi immobili, come il Demidoff, oggetto d&#8217;affare per Puliga e il suo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Udienze del 16 e 23 marzo 2009</strong></p>
<h3>Procedure:  Ruspoli.</h3>
<p>Testimoni:  <strong>Maria Grazia Gori, Nidiaci, Maria Cristina Paoli, Ottobri, Franco Pacini, Costagli</strong></p>
<p>Al teste Ottobri furono rivolte domande sull&#8217;Hotel Demidoff. Il teste confermava che gli affari dell&#8217;Hotel Demidoff, di proprietà della soc. Europa 92 dei Frosali, andavano bene, anzi molto bene.</p>
<div id="attachment_837" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/palazzo_ruspoli.jpg" rel="lightbox[836]"><img class="size-medium wp-image-837" title="palazzo_ruspoli" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/palazzo_ruspoli-300x225.jpg" alt="Palazzo Ruspoli a Via de' Martelli" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Palazzo Ruspoli a Via dei Martelli</p></div>
<p><strong>La vicenda del Palazzo Ruspoli</strong></p>
<p>Il Palazzo Ruspoli è uno storico e prestigioso immobile che si trova vicino al Duomo di Firenze in Via Martelli. È uno dei numerosi immobili, come il Demidoff, oggetto d&#8217;affare per Puliga e il suo comitato presso il Tribunale di Firenze.</p>
<p>Nel 1995 il Palazzo Ruspoli era stato pignorato e il procedimento fu per tanto affidato al giudice delle esecuzione dott. Emanuele Riviello. Non si trattava quindi di un fallimento ma di una procedura esecutiva. Presto Sebastiano Puliga si agguantò il procedimento per gestire la vendita al posto del giudice Emanuele Riviello.</p>
<p>I proprietari del Palazzo Ruspoli erano, per un 70%, il sig. Sostene Gori e per il 30% sua figlia sig.ra Maria Grazia Gori.</p>
<p>Fra le persone coinvolte oltre all&#8217;imputato Sebastiano Puliga, ci sono l&#8217;industriale Mario Becagli, Lucia Figini, Mariella Giannone, Sergio Rossi, l&#8217;Avv. Umberto Nidiaci.</p>
<p><strong>La procedura</strong></p>
<p>Per prima cosa Puliga precluse la possibilità ai proprietari Gori di partecipare alla gara per recuperare il loro immobile. Infatti la fissazione dell&#8217;udienza per la vendita fu loro notificata dopo che l&#8217;udienza si era già tenuta e poi respinse una istanza dell&#8217;avvocato dei Gori di sospendere l&#8217;udienza dell&#8217;asta.</p>
<p>Vennero mese in atto una serie di manovre per neutralizzare anche le altre offerte e fare in modo che l&#8217;immobile venisse aggiudicato alla soc. Firenze Investimenti Developer dell&#8217;industriale pratese Mario Becagli e di Sergio Rossi.</p>
<p>Quando il giudice delle esecuzioni dott. Riviello andò in ferie nel 2000, Puliga prese il suo posto, procedendo a tutto gas e fissando udienza per il 29 agosto dove subito nominò la sua amante Mariella Giannone custode del palazzo.</p>
<p>Il palazzo Ruspoli doveva essere venduto a lotti ed erano già state presentate numerose offerte di acquisto di lotti, modo di vendita che sarebbe stato molto più conveniente per la procedura ma il giudice Sebastiano Puliga decise di venderlo in un solo lotto accogliendo il ricorso presentato dall&#8217; avvocato Umberto Nidiaci, legale della banca creditrice BNL nonché consigliere in una delle società che parteciparono alla gara, la Firenze Investimenti Developer.  Puliga dispose che la vendita fosse senza incanto e anche una pubblicazione piuttosto scarsa e soltanto di dieci giorni in luogo di 60.</p>
<p><strong>L&#8217;asta</strong></p>
<p>All&#8217;asta parteciparono la società Firenze Investimenti Developer dell&#8217;industriale pratese Mario Becagli e Sergio Rossi.</p>
<p>Era interessata all&#8217;acquisto anche la società Deltaplano, anche questa facente capo a Sergio Rossi. L&#8217;offerta della Deltaplano era superiore fino a due miliardi e mezzo, ma Puliga la escluse dalla gara motivando che l&#8217;offerta era stata  presentata in ritardo di una quarantina di minuti.</p>
<p>Un altro partecipante era un commerciante di Prato, il sig. Egiziano Maestrelli.</p>
<p>L&#8217;immobile fu assegnato alla Firenze Investimenti Developer il cui consiglio di amministrazione era composto fra altri da Beccagli, Rossi e, come detto, dall&#8217;Avv. Umberto Nidiaci che era anche il legale della BNL creditore principale nella procedura.</p>
<p><strong>L&#8217;affare per Puliga, Figini e Giannone</strong></p>
<p>Giannone come sopra detto prese lo stipendio come custode del Palazzo Ruspoli. La Figini invece, da appunti manoscritti riportanti &#8220;spese varie&#8221;, riconosciuti da un teste in udienza, per l&#8217;aggiudicazione del Palazzo Ruspoli avrebbe ricevuto 200 milioni (uguale importo era destinato ad altra commercialista bolognese, Santagata, consulente del Rossi).</p>
<p>Nell&#8217;udienza emerse inoltre l&#8217;industriale Becagli era uno di quei clienti che la Figini col Baldassarri avevano tolto allo Studio Bandettini.</p>
<p><strong>Se ti ritiri dalla gara ti do 400 milioni</strong></p>
<p>Nel biglietto vi era trascritto anche una &#8220;spesa&#8221; dei 400 milioni promessi a Egiziano Maestrelli, al quale Beccagli gli offrì 400 milioni per non presentare offerte rinunciando quindi ad una eventuale aggiudicazione. Emerse che nei presi dello studio dell&#8217;Avv. Nidiaci ci fu una accesa lite fra il Maestrelli e il Becagli perché questo non voleva poi riconoscere al Maestrelli i 400 milioni promessi.</p>
<p><em>La prossima udienza è fissata per il 26 marzo per sentire il giudice Valentino Pezzuti.</em></p>
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		<title>Udienza del 02.03.2009</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2009 10:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>
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		<description><![CDATA[Udienza 2 marzo 2009
Testimoni: Crocetti, Frosali, Costagli, Michelotti, Emma Schettini, Valentino Pezzuti.
Procedure: Europa 92, Hotel Demidoff.
Il giudice delegato alla procedura Europa 92 era Sebastiano Puliga, curatore il Rag. Stefano Crocetti e consulente era Lucia Figini e Giuseppe Ulivi.
Il patrimonio della Europa 92.
Il Colosso dell&#39;Apennino a Villa Demidoff
La società Europa 92, della famiglia Frosali, aveva un complesso alberghiero costituito da immobili storici che risalgono al 1568 dove si trova uno dei parchi più importanti e più belli della Toscana, nominato Demidoff, a Pratolino nel Comune di Vaglia, http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Demidoff
In un procedimento penale ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="martello" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/03/martello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Udienza 2 marzo 2009</strong></p>
<p>Testimoni: <strong>Crocetti, Frosali, Costagli, Michelotti, Emma Schettini, Valentino Pezzuti.</strong></p>
<h3>Procedure: Europa 92, Hotel Demidoff.</h3>
<p>Il giudice delegato alla procedura Europa 92 era <strong>Sebastiano Puliga</strong>, curatore il <strong>Rag. Stefano Crocetti</strong> e consulente era <strong>Lucia Figini</strong> e <strong>Giuseppe Ulivi.</strong></p>
<p><strong>Il patrimonio della Europa 92.</strong></p>
<div id="attachment_831" class="wp-caption alignright" style="width: 209px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/il_colosso_dell_appennino_villa_demidoff_medium1.jpg" rel="lightbox[828]"><img class="size-medium wp-image-831" title="il_colosso_dell_appennino_villa_demidoff_medium1" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/il_colosso_dell_appennino_villa_demidoff_medium1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il Colosso dell&#39;Apennino a Villa Demidoff</p></div>
<p>La società Europa 92, della famiglia Frosali, aveva un complesso alberghiero costituito da immobili storici che risalgono al 1568 dove si trova uno dei parchi più importanti e più belli della Toscana, nominato Demidoff, a Pratolino nel Comune di Vaglia, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Demidoff">http://it.wikipedia.org/wiki/Villa_Demidoff</a></p>
<p>In un procedimento penale condotto dal dott. Pietro Suchan attraverso una perizia giurata emerse che la società aveva un patrimonio di 29 miliardi di lire.</p>
<p>L&#8217;Hotel Demidoff inizialmente aveva avuto dei problemi ma era riuscito sollevarsi avendo una buona clientela clienti come la Ferrari club e la Porsche.</p>
<p><strong>‘Daci duecento milioni per sistemare tutto&#8217;</strong></p>
<p>Il Prof. Bandettini disse al Sig. Nello Frosali che aveva saputo dei suoi problemi con la sua società Europa 92 e gli offrì aiuto in quanto <em>&#8220;conosceva bene il giudice Puliga&#8221;</em></p>
<p>Dopo poco il Sig. Frosali ricevette una lettera dalla curatela che gli chiedeva 200 milioni <em>&#8220;perché ci potrebbero essere delle irregolarità per appianare tutto versaci  200 milioni e sistemiamo tutto &#8230; ho offerto 140 me gli hanno rifiutati, o 200 o niente&#8221;. </em>Il suo avvocato gli disse di denunciare ma per lui era diventato impossibile vivere &#8220;<em>era come fare una corsa a piedi contro un treno, ho presso sono andato in banca mi sono fatto prestare 200 milioni..</em>&#8221;</p>
<p>Dopo avere versato i 200 milioni alla curatela, il Bandettini gli invia la notula per la sua attività professionale (!!?).</p>
<blockquote><p>-          <em>Quale sarebbe stata la sua attività?</em></p>
<p>-          <em>quella di mandare questa lettera e di farmi pagare duecento milioni.</em></p></blockquote>
<p>La procedura andò avanti.</p>
<p>Il curatore Rag. Crocetti giustificava il fallimento dicendo che gli affari della Demidoff non erano deficitari ma erano &#8220;<em>incompatibili con il piano finanziario che era stato concepito all&#8217;origine</em>&#8220;.</p>
<p>La vendita dei beni del fallimento doveva realizzarsi velocemente. Il motivo di tanta fretta non era il beneficio della procedura, ma solo perché, disse il Curatore, &#8220;<em>volevo</em> <em>far bella figura</em>&#8221; davanti a giudici della sezione fallimentare. Ma di fatto sta che il fallimento, iniziato nel 1995, risulta ancora aperto. Il Rag. Crocetti, benché questo processo sia cominciato nel dicembre 2006 a ben dieci anni dalla vendita, disse che non si era ancora potuto chiudere per la pendenza di questo processo dove lui rappresenta l&#8217;Europa 92 come parte civile.</p>
<div id="attachment_833" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><a href="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/cappella_medicea.jpg" rel="lightbox[828]"><img class="size-thumbnail wp-image-833" title="cappella_medicea" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/05/cappella_medicea-150x150.jpg" alt="Capella Medicea a Villa Demidoff" width="150" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Capella Medicea a Villa Demidoff</p></div>
<p><strong>Il prezzo; la svendita</strong></p>
<p>Nel fallimento il prezzo base d&#8217;asta era di 16 miliardi di lire. Il prezzo calò a 10 miliardi dopo alcune aste andate deserte.</p>
<p>Il curatore dott. Stefano Crocetti ha giustificato il basso prezzo di vendita affermando che non vi erano clienti interessati data la lontananza dell&#8217;albergo dal centro di Firenze. Un cliente c&#8217;èra ed era lo stesso Sig. Frosali che nel 1995, attraverso la soc. Demidoff Srl, aveva fatto una richiesta di poter recuperare l&#8217;albergo pagando 19 miliardi in 20 anni ma la sua richiesta non fu accolta e Puliga scelse di sacrificare l&#8217;azienda svendendola.</p>
<blockquote><p>-          <em>Com&#8217;è possibile che sia stato venduto per così poco? </em></p>
<p>-          <em>questo bisogna domandarlo a quelli che l&#8217;hanno venduto, facevano due aste al mese per arrivare prima alla vendita.</em></p></blockquote>
<p><strong>Gli offerenti</strong></p>
<p>Fra gli offerenti  c&#8217;èra l&#8217;industriale pratese Mario Becagli, con due sue società, la Site Srl e la Binfi S.p.A. Queste società erano rappresentate dall&#8217;Avv. Nidiaci. C&#8217;èra anche Guerrino Fezia con la sua società Fga Spa rappresentata dall&#8217;Avv. Linguiti.</p>
<p>Il 5 maggio 1997 fu disposta una gara senza incanto con un prezzo basse ancora calato a 8 miliardi di lire. In questa gara parteciparono la Site Srl, e la Fga Spa e un altro offerente che poi si ritirò dalla gara. L&#8217;aggiudicazione fu fatta a favore della Site Srl di Beccagli che presentò una offerta di 11.260.000.000 di lire da pagarsi entro 30 messi successivi all&#8217;aggiudicazione, contro l&#8217;offerta presentata da Fezia di 9.686.000.000 milioni di lire da pagare regolarmente entro 6 mesi.</p>
<p>Non si era mai visto che l&#8217;aggiudicatario pagasse in 30 mesi i beni acquisiti dal fallimento, questa era una nuova modalità inventata dal Rag. Crocetti per trovare clienti velocemente, cioè, facendo una vendita senza incanto e offrendo inoltre nel bando la possibilità di un pagamento dilazionato. Fu una invenzione proveniente non da Puliga e da nessuno, ma solo dalla sua <em>intuizione</em>, che lui riteneva una <em>condizione felice</em> perché vendendo senza incanto e a pagamento dilazionato facilmente si svegliò l&#8217;interesse nell&#8217;acquisto. L&#8217;unico svantaggio per la procedura -disse il Rag. Crocetti- era che poi l&#8217;aggiudicatario volesse avvalersi del pagamento dilazionato (!!).</p>
<p><strong>Le pretese dell&#8217;acquirente. I consensi del Puliga.</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;aggiudicazione, il legale rappresentate della Site Srl Avv. Nidiaci presentò alla procedura una richiesta di risarcimento per la mancata consegna dell&#8217;immobile entro i termini previsti. Accadde che, benché la procedura fosse garantita specificamente come sancito nel bando con la dicitura &#8220;<em>la curatela non risponde di eventuali ritardi di consegna dell&#8217;immobile&#8221;, </em>Puliga volle chiudere il contenzioso con una transazione in favore della Site Srl.</p>
<p>Dopo due anni circa la Site chiese un altro risarcimento alla procedura di circa 1 miliardo e mezzo contestando sta volta che alcune camere dell&#8217;albergo erano inutilizzabili. Per la vicenda erano già in corso procedure di sanatoria, inoltrate a suo tempo dalla Demidoff, e che il curatore e il Puliga stavano portando avanti. Anche questa vicenda Puliga la volle chiudere in fretta con una transazione. E questo nonostante la sussistenza di una fideiussione bancaria emessa dalla Site a garanzia della curatela. Alla domanda del pubblico ministero del perché con queste condizioni così favorevoli si dovesse fare una transazione, il Crocetti rispondeva che per evitare che si bloccasse la liquidazione. Il Pubblico Ministero ribadiva che come sarebbe stato possibile bloccare la liquidazione se vi era una fideiussione che garantiva il pagamento. A questa contestazione il teste Rag. Croccetti non sapeva rispondere.</p>
<p>Dunque assistiti dagli avvocati Vichy per la procedura e Nidiaci per la Site Srl, arrivarono all&#8217;accordo transattivo. Il fallimento ci rimise quattrocento milioni di lire, tutti concordi, gli avvocati, il curatore e Puliga.</p>
<blockquote><p>-          <em>..la site chiede a voi di 1 miliardo e mezzo di danni e voi con la site fatte una transazione rinunciando a quattrocento milioni di prezzo in sostanza?</em></p>
<p>-          <em>Si</em></p>
<p>-          <em>quindi lei era d&#8217;accordo di fare questo sconto alla Site?</em></p>
<p>-          <em>non ero d&#8217;accordo cioè &#8230;</em></p>
<p>-          <em>è uno sconto dottore, a fronte della rinuncia.</em></p></blockquote>
<p>Alla domanda se era chiaro fra il Curatore, giudice, avvocati ecc, che la pretesa era infondata, il Curatore rispondeva <em>&#8220;certo, questo era un aspetto del problema&#8221;</em> (!!!)</p>
<p>In sostanza, benché lo stesso curatore Rag. Crocetti riconoscesse la assoluta infondatezza e benché fosse solidamente garantito con una fidejussione, e, come rilevato al Pubblico Ministero, senza considerare il proprio ruolo nella procedura ovvero che la sua decisione non dipende dalle decisioni né del giudice né dagli avvocati né dal collegio, ha presentato istanza di autorizzazione alla transazione facendo rimettere alla procedura ben 400 milioni.</p>
<p>Puliga liquidò, in danno alla procedura, anche la notula di Emma Schettini, avvocato da lui voluto per un parere sulla convenienza o meno di fare la seconda transazione. Il Pubblico Ministero chiese al teste Stefano Crocetti perché un giudice dovrebbe nominare un legale per avere un parere su una questione giuridica, il Rag. Crocetti rispondeva &#8220;<em>capita&#8230; non è così frequente ma capita</em>&#8220;. Precisava il curatore che per questo motivo era stata comunque prevista una richiesta di rimborso alla Site che però non ha mai rimborsato niente perché ha contestato la questione al nuovo giudice della procedura dott. Settembre.</p>
<p>Dunque con le due transazioni la somma spettante la Site Srl si ridusse sensibilmente in danno alla procedura. Infatti l&#8217;offerta iniziale di Becagli alla fine risultò inferiore all&#8217;offerta di Fezia di ben 630 milioni di lire (e con pagamento in 30 mesi invece che 6). Inoltre per la dilazione ci rimisero anche i creditori ipotecari, nonostante gli interessi maturati, in quanto che avendo avuto soldi subito per quello che è il mercato dei capitali avrebbero avuto un vantaggio superiore, sarebbero riusciti ad investirli meglio.</p>
<p>Infine a sua discolpa il curatore Rag. Crocetti diceva che si era trattato di una transazione approvata da tre giudici.</p>
<p>È emerso che l&#8217;Hotel Demidoff Srl aveva chiesto con un atto di citazione la nullità della intimazione al rilascio dell&#8217;immobile e che la curatela non aveva dato notizia di tale procedimento ai partecipanti alla gara. Il Rag. Crocetti a questo rispose che tacere la circostanza glielo aveva consigliato il legale della procedura Avv. Vicchy.</p>
<p>Su richiesta del dott. D&#8217;Amora il Rag. Crocetti  aveva fatto una nuova relazione nel dicembre 2002 per verificare quanto in realtà aveva pagato la Site. È emerso che le spettanze della Site si erano ridotte dagli 11.260.000.000 che doveva pagare a 7 miliardi.</p>
<p><em>&#8220;non è andato benissimo per l&#8217;interesse la procedura..&#8221; </em>disse il Pubblico al Rag. Crocetti e lui rispose &#8220;<em>alla fine no&#8221;.</em></p>
<p><strong>Puliga nomina quale consulente nella procedura la fidanzata del collega Valentino Pezzuti.</strong></p>
<p>Puliga dispone: &#8220;&#8230;per la tranquillità di tutti è bene aderire alla proposta transattiva di cui si era parlato in ufficio. Ritengo opportuno acquisire un parere legale sulla convenienza della transazione per lo quale nomino l&#8217;avvocato Schettini perché faccia urgente relazione del parere&#8221; .</p>
<p>Dalla testimonianza dell&#8217;avvocatessa Schettini emergeva prima di tutto che non si ricordava di niente perche era passato troppo tempo, che Puliga alcune settimane prima della nomina le aveva detto che l&#8217;avrebbe nominata per un parere, che Puliga le aveva dato una settimana di tempo per fare la relazione, che benché avesse fatto un lungo discorso sulla questione delle stanze oggetto di condono edilizio non aveva esaminato i relativi documenti, che il curatore Crocetti le disse di portare la bozza del suo parere alla controparte prima di depositarlo e che per questo lei non vide nulla di strano (!!)</p>
<p>Emergeva inoltre che la domanda di condono riguardava le 14 camere  ma la Schettini nel suo parere aveva detto invece che le camere non erano oggetto di condono. A questo l&#8217;avvocatessa si giustificava rispondendo che aveva scritto le indicazioni che le dava oralmente il curatore.</p>
<p>Emergeva inoltre che l&#8217;Avv. Schettini,  nonostante la curatela avesse le ragioni e tutti gli elementi per poter vincere una eventuale causa, aveva espresso parere favorevole alla transazione.</p>
<p>L&#8217;Avv. Schettini non si ricordava neanche delle fideiussioni ne se il  curatore le aveva parlato ma poi si contraddiceva affermando che il Curatore le aveva parlato dell&#8217;eventualità di escutere le fidejussioni e che aveva esaminato una relazione del Crocetti al riguardo. Poi la teste dichiarava che non aveva riportato nel suo parere l&#8217;esistenza delle fideiussioni perché non l&#8217;aveva ritenuto rilevante (!!).</p>
<p>A queste affermazioni il Pubblico Ministero poi contesta all&#8217;Avv. Emma Schettini che aveva dichiarato agli investigatori invece esattamente il contrario ossia che se Crocetti le avesse detto chiaro dell&#8217;esistenza delle fideiussioni la sua conclusione sarebbe stata diametralmente opposta e poi leggeva le dichiarazioni rese dal teste alla polizia &#8220;<em>non c&#8217;è dubbio che se mi avesse detto ciò chiaramente -delle fideiussioni &#8211; la soluzione più conveniente sarebbe stata di escutere le fideiussioni ed  eventualmente attendere le eventuali rivendicazioni</em>&#8221;</p>
<blockquote><p>-          <em>altro che non rilevante è non congruo! </em></p>
<p>-          <em>va beh.. sì io comunque non&#8230; ora che sa non me lo ricordo, io non no, ora sinceramente me lo legge lei&#8230; </em></p></blockquote>
<p>Alla domanda se l&#8217;opportunità della trattazione le era stata suggerita da altri o se aveva ricevuto pressioni l&#8217;Avv. Schettini rispondeva che non aveva avuto pressioni da nessuno. Il PM poi le contestava che come faceva a dire di non avere ricevuto pressione se per tre volte aveva dichiarato che Crocetti insisteva a farle fare un parere favorevole alla transazione &#8220;<em>queste sono pressioni!&#8221;. </em>Poi<em> </em>la teste negava che Puliga le aveva chiesto di esprimere parere favorevole alla transazione, il PM contestava leggendo le sue dichiarazioni rese alla polizia &#8220;<em>e possibile che io abbia incontrato il giudice Puliga e che anche lui mi abbia chiesto un parere favorevole</em>&#8220;. A questo la teste Emma Schettini rispondeva con una serie di se, boh, magari, forse, e il pm precisava che, viste le contraddizioni tra quello che aveva detto al difensore e quello che ha detto a lui, che voleva capire una volta per tutte quale era la sua posizione. Alla fine la teste ha riconfermato le proprie dichiarazioni alla polizia.</p>
<p><strong>Un altro affare per la convivente del giudice.</strong></p>
<p>Dopo che Puliga ordinò l&#8217;aggiudicazione della gara alla Site Srl, il Becagli assunse nella Binfi (società che gestì materialmente poi l&#8217;albergo) Lucia Figini come consulente. Dall&#8217;analisi dei computer sequestrati a Lucia Figini e Sebastiano Puliga è stato trovato un file relativo alla situazione di Villa Demidoff e viene accertato un versamento del Becagli di un milione di lire in un conto corrente della CRF intesto alla Figini.</p>
<p><strong>Chiarimento dell&#8217;imputato Sebastiano Puliga</strong></p>
<p>Era stata letta in udienza una nota che il Puliga aveva scritto riguardanti modifiche fatte da lui ad una memoria del curatore Crocetti (e che il curatore poi non accettò perché &#8220;non erano coincidenti con lo stato d&#8217;animo che volevo esprimere&#8221;). La nota diceva &#8220;<em>per ragioni politiche che lei comprenderà &#8230;. mi hanno portato fare quest&#8217;integrazioni &#8211; modifiche. Se lei è d&#8217;accordo può usarle</em>&#8220;. Puliga spiegava alla Corte che &#8220;ragioni politiche&#8221; voleva solo dire &#8220;non torno in dietro&#8221;.</p>
<p><em>Prossima udienza il 16 marzo 2009</em></p>
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		<title>Udienza del 09.02.2009</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 08:37:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>
		<category><![CDATA[Valentino Pezzuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Udienza del 9 febbraio 2009
Testimoni: Francesco Tanini, Roberto Verrucchi, Valentino Pezzuti.
Il giudice Valentino Pezzuti, che doveva essere sentito come test, ha comunicato che non poteva essere presente per questioni di udienze presso il Tribunale di Lucca dove è passato di recente. Sarà sentito alla prossima udienza in orario pomeridiano.
PROCEDURA FIDIA GIOIELLI
Per il caso della Fidia Gioielli sono in corso due processi penali, uno a Genova ed altro a Firenze, all&#8217;apparenza molto simili. In uno si contesta una situazione di interesse privato nei confronti dei commercialisti Tirinnanzi e Daniela Lotti per ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="martello" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/03/martello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Udienza del 9 febbraio 2009</strong></p>
<p>Testimoni: <strong>Francesco Tanini, Roberto Verrucchi, Valentino Pezzuti.</strong></p>
<p>Il giudice Valentino Pezzuti, che doveva essere sentito come test, ha comunicato che non poteva essere presente per questioni di udienze presso il Tribunale di Lucca dove è passato di recente. Sarà sentito alla prossima udienza in orario pomeridiano.</p>
<p><strong>PROCEDURA FIDIA GIOIELLI</strong></p>
<p>Per il caso della Fidia Gioielli sono in corso due processi penali, uno a Genova ed altro a Firenze, all&#8217;apparenza molto simili. In uno si contesta una situazione di interesse privato nei confronti dei commercialisti Tirinnanzi e Daniela Lotti per episodi di distrazione di beni patrimoniali commessi in concorso con tre dei testi citati oggi in questo processo e che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.</p>
<p>La commercialista Rosella Magini nominata poi commissario giudiziale al posto di Daniela Lotti, fidanzata di Tirinnanzi Pier Francesco, espose che la procedura si chiuse pagando il 40% dei creditori privilegiati e il 30% dei chirografari.</p>
<p>È emerso che la Fidia Gioielli era in grado di tenere la propria contabilità e che la teneva molto bene ma che comunque fu affidata alla dr. Rosella Magini dopo una sua apposita istanza a Sebastiano Puliga.</p>
<p><strong>PROCEDURA VOLTA INDUSTRIES</strong></p>
<p>Sono stati sentiti i testi dr. Francesco Tanini curatore del fallimento Volta Industries srl e il dr. Roberto Verrucchi consulente nelle indagini.</p>
<p>Nel procedura per il fallimento Volta Industries il giudice delegato era Valentino Pezzuti, i consulenti Lucia Figini e Giuseppe Ulivi e il curatore il dott. Francesco Tanini.</p>
<p>Sulle tariffe da applicare nelle notule degli ausiliari del giudice consulenti, emergeva che il fallimento è di per sé una procedura giudiziaria, per cui anche la designazione del perito ha una natura giurisdizionale e come tale è sottoposta alle norme che disciplinano i compensi degli ausiliari del giudice che non sono ovviamente regolati dalla tariffa professionale ma da quella giudiziaria. Il curatore è l&#8217;amministratore delle attività fallimentari sotto la direzione del giudice, dunque rientra nelle attività di controllo del giudice anche il procedimento di valutazione di beni di un fallimento.</p>
<p>Era accaduto che il Curatore del fallimento Volta Industries dott. Francesco Tanini aveva chiesto la nomina di un perito per la valutazione della quota che possedeva la società fallita Volta Industries nella soc. Elios Spa. Il giudice delegato Valentino Pezzuti nominò Lucia Figini che a sua volta nominò il geometra Ulivi per valutare il valore degl&#8217;immobili della Elios. Per cui non si sa se il geometra Ulivi nominato autonomamente dalla Figini assumesse più o meno la veste che aveva lei oppure se fu un suo consulente personale.</p>
<p>La buona società Elios era stata trascinata nell&#8217;insolvenza della società controllante Volta Industries, che era fallita. &#8220;.. per usare un termine elegante, il fallimento Volta Industries è uno dei fallimenti più sporchi che si possono vedere cioè, pensate soltanto che l&#8217;amministratore della Volta Industries era socio della Volta Industries, amministratore di Elios e socio di Elios&#8221;.</p>
<p>Dunque il dottor Tanini aveva dovuto intraprendere più che una trattativa un braccio di forza con il socio e amministratore delle due società cercando di recuperare dei valori che erano stati distolti con operazioni molto complesse dove sono entrati altre società dell&#8217;amministratore ed altre società svizzere.</p>
<p><strong>Le notule degli ausiliari, un danno per aziende e creditori.</strong></p>
<p>Il curatore dr. Francesco Tanini si rivolse al giudice delegato alla procedura dott. Valentino Pezzuti spiegando che Lucia Figini e Ulivi stavano applicando la tariffa professionale e che doveva essere applicata la tariffa giudiziaria che prevede degli onorari notevolmente inferiori. Il dr. Tanini si era vivamente impegnato in far capire al giudice Valentino Pezzuti il fondamento delle sue perplessità sull&#8217;applicazione degli onorari a tariffa professionale, facendo delle valutazioni e rappresentando il decreto del 1988 che disciplina le tariffe.</p>
<p>Ma il giudice delegato Valentino Pezzuti ha risposto liquidando il compenso a tariffa professionale richiestogli direttamente dalla compagna del suo collega Puliga senza neanche interpellare il curatore dr. Tanini, il quale venne a sapere della liquidazione del compenso soltanto quando ha ritirato il provvedimento con il mandato di pagamento.</p>
<p>I consulenti delegati nelle indagini hanno concordato sulla posizione presa dal dottor Tanini.</p>
<p><strong>Le giuste obbiezioni del dott. Tanini avevano messo in allarme i commercialisti; per rimediare una circolare firmata da tre giudici.</strong></p>
<p>L&#8217;avvocato difensore di Sebastiano Puliga mostra al dr. Tanini una circolare attinente un documento dei giovani dottori commercialisti dove si affermava che il tipo di compenso richiesto dalla compagna del giudice poteva essere liquidato con la tariffa professionale. La circolare era firmata dai giudici della sezione fallimentare. Il dr. Tanini precisava che soltanto successivamente era venuto a conoscenza di tale cambiamento di orientamento da parte del Tribunale di Firenze.</p>
<p><strong>Francesco Tanini un dottore commercialista onesto ed efficiente</strong></p>
<p>&#8220;Difatti la bravura e la correttezza del dottor Tanini ha consentito di realizzare una cifra di gran lunga superiore al valore di perizia stimato dalla dott. Figini&#8221;. Il Curatore dott. Tanini, riuscì ad acquisire una forza contrattuale rilevante nei confronti dei nuovi acquirenti che consentì di realizzare 2.300.000.000  determinando l&#8217;annullamento degli effetti negativi degli atti posti in essere dall&#8217;amministratore di Volta Industries.</p>
<p>Inoltre emergeva che il Dott. Francesco Tanini ha sempre applicato la tariffa giudiziaria.</p>
<p>-          Perché dottore? &#8211; chiese il dott. Terrile -</p>
<p>-          Per il timore di esagerare.</p>
<p>-          È uno dei pochi</p>
<p>Infine emergeva che Sebastiano Puliga aveva indebitamente beneficiato, ai danni della Volta Industries, Lucia Figini con un rimborso per spese di viaggio e pernottamento a Milano dove si era recata insieme a lui stesso per svolgere la perizia.</p>
<p>La difesa Figini ha fatto rilevare che la sua cliente non ha calcolato nella sua notula un rimborso per vacazione previsto sempre dalla tariffa professionale.</p>
<p>La prossima udienza ci sarà il 2 marzo 2009</p>
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		<title>Udienza del 02.02.2009</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 04:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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Udienza del 02.02.2009
 
Sono stati sentiti i testi Castaldi, Morini, de Bruno, Colucci, Michellotti, Della Tommasina.
Si è parlato principalmente delle procedure ICIET SIME e ORCAGNA COSTRUZIONI.
Si è di nuovo affrontata la questione della lettera della commercialista Lucia Figini di rinuncia agli incarichi presso il Tribunale in quanto compagna del giudice Sebastiano Puliga. La lettera fu inviata al Presidente del Tribunale, al giudice delegato che era Sebastiano Puliga e all&#8217;Ordine dei Dottori Commercialisti.
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<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-748" title="martello" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/03/martello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Udienza del 02.02.2009</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Sono stati sentiti i testi <strong>Castaldi</strong>, <strong>Morini</strong>, <strong>de Bruno</strong>, <strong>Colucci</strong>, <strong>Michellotti</strong>, <strong>Della Tommasina</strong>.</p>
<p>Si è parlato principalmente delle procedure ICIET SIME e ORCAGNA COSTRUZIONI.</p>
<p>Si è di nuovo affrontata la questione della lettera della commercialista <strong>Lucia Figini </strong>di rinuncia agli incarichi presso il Tribunale in quanto compagna del giudice <strong>Sebastiano Puliga</strong>. La lettera fu inviata al Presidente del Tribunale, al giudice delegato che era Sebastiano <strong>Puliga </strong>e all&#8217;Ordine dei Dottori Commercialisti.</p>
<p>È emerso che la macchina intestata a Lucia Figini era in realtà usata da <strong>Puliga</strong>. Il test riferiva che questo particolare l&#8217;aveva saputo dai giudici dott. Raffaele d&#8217;Amora e dott. Andrea Riccucci. La difesa chiede per tanto la citazione articolo ex.Art.195 dei due magistrati d&#8217;Amora e Riccucci per essere sentiti sul fatto. <em>(L&#8217;Art. 195 c.p.p. dispone, a pena di inutilizzabilità della dichiarazione, che siano chiamate a deporre la persona o le persone che avevano riferito il fatto, ndr). </em></p>
<p><strong>PROCEDURA ICIET-SIME </strong></p>
<p>Sulla procedura Iciet-Sime furono sentiti i testi dr. Sandro de Bruno dirigente di società del gruppo Materi; dr. Giampietro Castaldi incaricato di presentare la domanda di ammissione al concordato preventivo della Iciet-Sime; Carlo Angelo Morini professionista presso la IN.GL.EN spa controllante della Iciet-Sime;</p>
<p>Nel 1996 la Iciet-Sime ebbe difficoltà economiche dovute a crediti non pagati; i rappresentanti della società parlarono con il presidente facente funzioni dott. Andrea Riccucci per la domanda di concordato preventivo raccomandandogli la velocità in quanto c&#8217;erano pesanti problemi intorno alla crisi della Iciet-Sime che, data l&#8217;importanza della ditta, era molto pubblicizzata sui giornali. La società aveva chiuso per mancanza di liquidità perche molte delle aziende debitrici (Pontello, Maltavolo,<em> </em>Ipergiro, ecc.) erano reduci dalle vicende di tangentopoli e quindi non avevano liquidità pero la Iciet-Sime non aveva mai avuto una contestazioni e quindi i crediti erano tutti buoni ed esigibili.</p>
<p>Il concordato preventivo venne omologato per le garanzie immobiliari presentate dalla famiglia <strong>Materi</strong> tramite una loro società. Il giudice designato per il concordato era <strong>Sebastiano Puliga </strong>e gli ausiliari<strong> Angelo Garcea, Gabriele Beghé e Lucia Figini. </strong>Era noto agli amministratori e titolari dell&#8217;impresa che <strong>Lucia Figini </strong>era la compagna del giudice delegato alla procedura <strong>Sebastiano Puliga</strong>.</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Geniale: spolpare la ditta con incarichi inutili.</strong></p>
<p>Per valutare l&#8217;ammissibilità della domanda di concordato preventivo presentata dalla Iciet-Sime <strong>Sebastiano Puliga </strong>incaricò<strong> Angelo Garcea </strong>il quale a sua volta nominò <strong>Lucia Figini</strong> per fare una perizia che gli sarebbe servita appunto per la valutazione dell&#8217;ammissibilità al concordato (!!).</p>
<p>Per svolgere il suo lavoro <strong>Lucia Figini</strong> venne soltanto una volta alla Iciet-Sime, vi rimase per pochi minuti e non chiese mai né dati né documenti. Sicché non si sapeva che tipo di verifiche avesse fatto. <strong>Angelo Garcea</strong> raccolse dei dati che però non aveva mai riferito che servissero per fare una valutazione; alcuni dichiararono di non avere mai visto la perizia della <strong>Figini </strong>e che non si sapeva a cosa servisse.</p>
<p>Ma il fatto è che <strong>Angelo Garcea</strong> non utilizzò neanche la perizia di <strong>Lucia Figini</strong> per dare il suo parere sull&#8217;ammissibilità, tant&#8217;è che la perizia della <strong>Figini</strong> fu depositata dopo l&#8217;ammissione della Iciet-Sime al concordato preventivo, come risulta dalla relazione dello stesso <strong>Angelo Garcea</strong> che scriveva che la valutazione di <strong>Lucia</strong> <strong>Figini</strong> non era ancora pronta.</p>
<p><strong>Angelo Garcea</strong> non poteva conferire un incarico ufficiale che spettava al Tribunale, ed era irregolare porre a carico dei creditori l&#8217;onere della perizia di <strong>Lucia Figini, </strong>visto che era un suo coadiutore nominata da lui. Ma il giudice <strong>Sebastiano Puliga</strong> ratificò l&#8217;operato di <strong>Angelo Garcea </strong>accogliendo una sua istanza dove autorizzava<strong> </strong>il pagamento dei 20.000 euro alla sua compagna <strong>Lucia Figini</strong>.</p>
<p>All&#8217;inizio della procedura il commissario era <strong>Angelo Garcea</strong> e <strong>Gabriele Beghé</strong> il suo coadiutore; dopo l&#8217;omologazione del concordato si invertirono i ruoli e <strong>Garcea</strong> diventa coadiutore di <strong>Beghé</strong>. I loro compensi furono sommati in un&#8217;unica fattura che poi si divisero a metà per uno. Ma, come la <strong>Figini</strong>, <strong>Gabriele Beghé</strong> non svolse alcun lavoro per la procedura, egli si limitò a fare &#8220;molte passeggiate, non fece niente&#8221;.</p>
<p>Inoltre <strong>Angelo Garcea</strong> mise i compensi di <strong>Lucia Figini</strong> e <strong>Gabriele Beghé</strong> a carico dei creditori, quando erano stati suoi coadiutori, da lui nominati, e quindi era lui che doveva pagarli. <em></em></p>
<p>Ma, al Cesare quel che è di Cesare: un teste ha riferito che Angelo Garcea si era molto impegnato nel lavoro e che era molto preparato <em>(peccato che tutta quella preparazione sia usata per delinquere, ndr)</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Costretto a pagare un terreno venduto ad altri: o paghi o faccio fallire la società</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Angelo Garcea</strong> e <strong>Gabriele Beghé</strong> chiesero al dott. Sandro de Bruno -dirigente della Iciet-Sime e della IN.GLEN società controllante la Iciet-Sime- di versare 700 milioni. A tale scopo gli venne suggerito di presentare un&#8217;offerta di acquisto di  un terreno. Il dirigente inoltrò l&#8217;offerta ma successivamente il terreno fu venduto ad altri. A quel punto &#8220;<strong><em>pensavo che questa offerta irrevocabile fosse caduta non essendoci più un bene d&#8217;acquistare.  Ma mi telefona il Beghé e mi dice che devo versare i 700 milioni, dico ma come faccio se il terreno non c&#8217;è io devo giustificare la mia società</em></strong>&#8221; allora Beghé gli passò Angelo Garcea il quale &#8220;<strong><em>senza mezzi termini minacciò che se non versavo avrebbe chiesto al giudice Puliga di trasformare il concordato preventivo già omologato in fallimento</em></strong>&#8220;. Davanti al pericolo furono costretti &#8220;<strong><em>a trovare un accordo e concordare  un pagamento dilazionato mi pare di 50 milioni al mese pur di evitare che si trasformasse questa procedura in fallimento</em></strong>&#8220;.</p>
<p><strong>PROCEDURA ORCAGNA COSTRUZIONI</strong></p>
<p>Ha deposto Roberto Colucci il quale, dopo l&#8217;inizio dell&#8217;inchiesta fallimentopoli fiorentina,  fu nominato per sostituire Alessandro Lozzi. È stato sentito il teste Francesco Michellotti consulente del Pubblico Ministero.</p>
<p><strong>Sul rendiconto di Alessandro Lozzi nella procedura Orcagna Costruzioni</strong></p>
<p>Il nuovo curatore dott. Colucci trovò una situazione dove il giudice delegato <strong>Sebastiano Puliga </strong>aveva già approvato il rendiconto di <strong>Alessandro Lozzi</strong> e liquidato il compenso finale, ma la procedura non si era ancora conclusa, vi erano cause pendenti e adempimenti che dovevano essere ancora effettuati.</p>
<p>Il Tribunale della Spezia con provvedimento del 2 novembre 2004 dichiarò la nullità del provvedimento del <strong>Puliga</strong> che aveva avvallato l&#8217;operato di <strong>Alessandro Lozzi</strong>.</p>
<p><strong>Alessandro Lozzi si era preso soldi in più manovrando la contabilizzazione dei dati. </strong></p>
<p>È emerso che <strong>Alessandro Lozzi</strong> via via che vendeva gl&#8217;immobili chiedeva e otteneva da <strong>Sebastiano Puliga</strong> la liquidazione di compensi senza detrarre gli acconti incassati precedentemente e che contabilizzava i suoi compensi in un conto di classificazione di uscite diverso. Che solo nel terzo acconto applicò la detrazione degli acconti ricevuti. Questo aveva determinato chiaramente un elevamento dei compensi.</p>
<p>Vi era una differenza tra l&#8217;importo liquidato e l&#8217;importo effettivamente pagato, differenza di un milione e qualche cosa, ovvero nel decreto di liquidazione c&#8217;era una certa cifra e dalla banca era uscito un importo di un milione e rotti. <strong>Alessandro Lozzi</strong> aveva giustificato la questione al nuovo curatore dicendo che era una reintegrazione di cassa, cioè soldi che lui avrebbe anticipato per spese, ma di questo movimento non vi era traccia nel suo rendiconto. Ovviamente questa giustificazione la fa <strong>Alessandro Lozzi</strong> nel secondo rendiconto visto che il primo era stato dichiarato nullo dal Tribunale della Spezia. Il nuovo curatore dott. Colucci accettò questa giustificazione dopo che <strong>Alessandro Lozzi</strong> restituì 1.020 euro mancanti alla cassa.</p>
<p>Nella scheda contabile del <strong>Lozzi</strong> c&#8217;èra un realizzo di 4 miliardi e 489 milioni al netto di iva mentre il nuovo curatore aveva accertato 4 miliardi e 365 milioni sempre al netto dell&#8217;Iva.</p>
<p>C&#8217;era anche un problema di Iva nel senso che era stata considerata parte dell&#8217;attivo e usata per la determinazione del compenso.</p>
<p>C&#8217;era anche un contrasto tra l&#8217;Iva riscontrata e quella indicata dal <strong>Lozzi</strong> che faceva una differenza di 233 milioni (nel rendiconto erano indicati 880.365.000 mentre nella contabilità risultava 647.220.000).</p>
<p>Uno degli errori sull&#8217;iva aveva comportato soltanto lo spostamento di una somma.</p>
<p>Il nuovo curatore Roberto Colucci si è fatto restituire da<strong> Alessandro Lozzi</strong> le somme per ripianare il buco creato dai soldi che aveva trafugato.</p>
<p><strong>La prossima udienza ci sarà il 9 febbraio 2009.</strong></p>
<p>team CasoSannino</p>
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		<title>Udienza del 26.01.2009</title>
		<link>http://www.casosannino.com/udienza_26-01-2009/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 05:21:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Udienza del 26.01.2009
Furono sentiti i testi Brogi, Mazzanti, Minniti, Rossi
La Corte ha deciso che l&#8217;avvocato Andrea Mazzanti, imputato in altri procedimenti della Fallimentopoli, poteva deporre come testimone stante la diversità di oggetto nelle fattispecie di reato.
Si è affrontato il tema di alcune urgenze nel periodo feriale, una delle quali era la liquidazione del compenso finale nell&#8217;ambito del concordato preventivo Sama alla sig.ra Mariella Giannone, nota per essere l&#8217;amante di Sebastiano Sebastiano Sebastiano Puliga. È emerso che la liquidazione di un acconto sul compenso ad un professionista non rientra nei provvedimenti ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-748" title="martello" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2009/03/martello-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /><strong>Udienza del 26.01.2009</strong></p>
<p>Furono sentiti i testi <strong>Brogi</strong>, <strong>Mazzanti</strong>, <strong>Minniti</strong>, <strong>Rossi</strong></p>
<p>La Corte ha deciso che l&#8217;avvocato <strong>Andrea Mazzanti</strong>, imputato in altri procedimenti della Fallimentopoli, poteva deporre come testimone stante la diversità di oggetto nelle fattispecie di reato.</p>
<p>Si è affrontato il tema di alcune urgenze nel periodo feriale, una delle quali era la liquidazione del compenso finale nell&#8217;ambito del concordato preventivo Sama alla sig.ra Mariella Giannone, nota per essere l&#8217;amante di Sebastiano Sebastiano Sebastiano Puliga. È emerso che la liquidazione di un acconto sul compenso ad un professionista non rientra nei provvedimenti di urgenza feriale.</p>
<p>Il teste Riccardo Rossi gli furono rivolte domande di chiarimenti sul concordato preventivo Margheri, sui compensi al dott. Bandettini in quella procedura, su Opus Line Consulting, da quali giudici aveva ricevuto incarichi, in quali procedure aveva ricevuto incarichi, dei suoi rapporti personali con Sebastiano Puliga e le frequentazioni e su il suo interessamento per l&#8217;iscrizione del magistrato al Circolo del Tennis di Firenze.</p>
<p>Emergeva che successivamente alla presentazione del concordato Margheri vi erano una serie di creditori fra i quali lo Studio Bandettini, al quale non aveva inviato la raccomandata perché non c&#8217;era un documento relativo al suo incarico, che aveva saputo che lo studio Bandettini era creditore perché glielo avevano detto le segretarie.</p>
<p>Era stato incaricato nelle procedure Colafer, Market, Ponticelli, Prefabbricati Plp, Apollo, Werweyen, Ital Sicurity e aveva ricevuto incarichi da parte dei magistrati Pavone, Braccagni, Sapere, Sebastiano Puliga, D&#8217;Amora, prevalentemente Sebastiano Puliga e Sapere.</p>
<p>Confermava i suoi rapporti e frequentazioni con Sebastiano Puliga e altri colleghi con i quali era stato alla villa di Sebastiano Puliga e Lucia Figini a Forte dei Marmi, nella casa del giudice a Rosano e nella casa di un cancelliere.</p>
<p><strong>Il Coccio Umidificatori</strong></p>
<p>Il teste Vinicio Brogi, proprietario de Il Coccio Umidificatori, rispondeva alle domande sull&#8217;amministrazione controllata de Il Coccio. Le banche gli avevano chiesto di rientrare di 100 milioni dalla sera alla mattina. &#8220;<em>Mi volevano tagliare le gambe, sapevano che ho una esposizione finanziaria per 9 mesi l&#8217;anno</em>&#8220;. Tuttavia le banche si erano rese disponibili ad una eventuale amministrazione controllata della società, ma prima Brogi doveva cambiare il suo commercialista Giorgetti e interessare al suo posto il rag. Valecchi di Borgo San Lorenzo il quale Brogi non conosceva. Nel corso delle trattative con la banca veniva indicato come consulente l&#8217;Avv. Mazzanti.</p>
<p>È emerso che, dietro proposta del Mazzanti, affinché il procedimento fosse condotto da Puliga, aspettarono il suo rientro dalle ferie per presentare la domanda di ammissione all&#8217;amministrazione controllata de Il Coccio Umidificatori. Mazzanti affermava di volere Sebastiano Puliga perché lo riteneva un giudice <em>molto sensibile</em> al tipo di procedura e, avendo già parlato col giudice, sapeva di dover attendere il suo rientro dalle ferie.</p>
<p>Prima di presentare la domanda l&#8217;Avv. Andrea Mazzanti ritornò da Sebastiano Puliga perché voleva  che venisse deciso al più presto e il giudice gli disse che con la richiesta d&#8217;urgenza sarebbe andata in camera di consiglio il prima possibile. Quindi l&#8217;Avv. Andrea Mazzanti chiedeva al giudice cosa mettere come urgenza e Sebastiano Puliga gli rispondeva di scrivere una cosa qualunque sulla domanda. Mazzanti dunque scriveva &#8220;<em>si prega di provvedere con urgenza al fine di evitare azioni esecutive</em>&#8220;. Ecco fatto. Il provvedimento di ammissione della domanda veniva emesso il giorno dopo.</p>
<p>Ma non vi era nessuna urgenza: alle domande del PM dott. Terrile l&#8217;Avv. Mazzanti ammetteva che quella richiesta d&#8217;urgenza era &#8220;<em>totalmente priva di senso dal punto di vista giuridico</em>&#8221; perché è vietato espressamente iniziare o proseguire una azione esecutiva sin dal momento della presentazione della domanda per l&#8217;ammissione  alla  procedura di amministrazione controllata (articoli 168 e 188 della Legge Fallimentare).</p>
<p><strong>Il giudice viene revocato perché al suo posto ci deve essere per forza Sebastiano Puliga. </strong></p>
<p>Nel 2002 il giudice Minniti era stato indicato come componente di un collegio fallimentare a tabella feriale. Era arrivato puntuale per partecipare quando, dopo avere appreso da un collega che era stato sostituito, è andato a vedere e c&#8217;èra un provvedimento firmato dal Presidente facente funzioni dott. Muntoni, che non gli era stato comunicato e che prevedeva la sua sostituzione con Sebastiano Sebastiano Puliga nella camera di consiglio che si doveva tenere di li a pochi minuti. Non trovando in nessun modo la giustificazione a tale provvedimento, il dott. Minniti scrisse immediatamente la richiesta di revoca del provvedimento.</p>
<p>La spiegazione del Presidente fu che Sebastiano Puliga aveva chiesto di rientrare dalle ferie e gli faceva vedere la richiesta che era motivata col dover procedere in via d&#8217;urgenza nel l&#8217;ambito di procedimenti concorsuali ma si trattava di provvedimenti tutti di competenza monocratica del giudice delegato e non del giudice collegiale rispetto ai quali quindi non ci sarebbe stata alcuna necessita di provvedere alla sostituzione di un componente del collegio.</p>
<p>Uno dei colleghi mosse il suo disappunto al dott. Minniti per il fatto che con la sua richiesta di revoca del provvedimento di sostituzione avrebbe reso problematica la situazione non consentendo a Sebastiano Puliga di partecipare alla camera di consiglio. Il Presidente dott. Muntoni comunque doverosamente il giorno seguente modificò il proprio provvedimento.</p>
<p>Per una delle richieste di Sebastiano Puliga di rientrare dalle ferie per la decisione sulla domanda di ammissione di una amministrazione controllata, il dott. Minniti era rimasto perplesso quando si sentì dire &#8220;<em>faremo una camera di consiglio e nomineremo Sebastiano Puliga anche se non è il presidente e anche se non è membro del collegio</em>&#8220;.</p>
<p>Emergeva inoltre che Sebastiano Puliga chiedeva di tornare in servizio esattamente nei giorni in cui erano previsti i collegi fallimentari.</p>
<p><strong>Tensioni e poca trasparenza in Tribunale: i magistrati avevano fatto un esposto. </strong></p>
<p>C&#8217;era molta tensione in Tribunale provocata anche da un esposto che avevano fatto alcuni  magistrati in relazione alla mancata trasparenza della camera di consiglio per la procedura ex 2409 della Fiorentina Calcio, nel quale veniva denunciata la previsione di un collegio ad hoc e per questo esposto Sebastiano Puliga aveva risposto attaccando duramente.</p>
<p>Inoltre si erano verificati problemi di trasparenza e soprattutto nella segreteria del Presidente del Tribunale vi era una differenza di trattamento tra i diversi colleghi dell&#8217;ufficio, era del tutto evidente la fortissima ostilità a qualsiasi tipo di istanza e richiesta d&#8217;informazione, in particolare per verificare le procedure di assegnazione dei procedimenti. C&#8217;èrano addirittura difficoltà  a mettere a protocollo lettere dei singoli uffici che venivano rilasciate senza numero di protocollo. La segreteria di presidenza motivava il rifiuto dicendo che sarebbe stato il Presidente a decidere se mettere a protocollo.</p>
<p><strong>La prossima udienza ci sarà il 02.02.2009.</strong></p>
<p>Vedi anche: Chi è l&#8217;Avv. Andrea Mazzanti</p>
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		<title>Udienza 19.01.2009</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 08:04:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Udienza 19.01.2009
Sono state sentite le seguenti persone: Parigi, Santoni, Valecchi, Baggi, Pennisi.
È emerso che Puliga era socio della associazione Opera Prima.
Un teste affermava di essere rimasto perplesso del fatto che un giudice delegato fosse iscritto in una associazione con professionisti che lavoravano con lui in Tribunale.
Dopo l&#8217;omologazione del concordato Sama il Lozzi fu sostituito dal Puliga con la sua amante Mariella Giannone.
È emerso che la Figini collaborava nelle procedura Sama anche se la Figini non aveva ufficialmente incarichi, che era evidente che si era occupata in prima persona delle ...]]></description>
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<p><strong>Udienza 19.01.2009</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="Fallimentopoli, Caso Sannino, Gino Sannino" src="/wp-content/uploads/2008/11/istock_000001618406xsmall.jpg" alt="" width="150" height="150" />Sono state sentite le seguenti persone: <strong>Parigi</strong>, <strong>Santoni</strong>, <strong>Valecchi</strong>, <strong>Baggi</strong>, <strong>Pennisi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">È emerso che <strong>Puliga </strong>era socio della associazione <strong>Opera Prima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un teste affermava di essere rimasto perplesso del fatto che un giudice delegato fosse iscritto in una associazione con professionisti che lavoravano con lui in Tribunale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l&#8217;omologazione del concordato Sama il Lozzi fu sostituito dal Puliga con la sua amante Mariella Giannone.</p>
<p style="text-align: justify;">È emerso che la Figini collaborava nelle procedura Sama anche se la Figini non aveva ufficialmente incarichi, che era evidente che si era occupata in prima persona delle valutazioni in corso per conto della Sama. Il teste precisava che non aveva notato irregolarità nelle procedure che gli erano state assegnate da Puliga.</p>
<p style="text-align: justify;">La difesa Mazzia e Mattiacci, dopo avere chiesto al teste sui suoi rapporti professionali con altri giudici del Tribunale di Firenze, affrontava il tema dei rapporti famigliari del teste con il giudice Paolo Braccagni il quale è suo zio e con l&#8217;ex giudice Antonio Parigi suo padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo queste conferme, per controbattere alla sua perplessità sul fatto che Puliga appartenesse alla associazione Opera Prima, l&#8217;Avvocato e il teste si dicevano:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>riteneva strano che venissero affidate anche a lei incarichi nell&#8217;ambito della Sezione Fallimentare in presenza di un rapporto di parentela tra genero e suocero, con un suocero che è stato dirigente della sezione Fallimentare di Firenze? O invece era qualcosa di indifferente a livello di prassi che ci fossero questo rapporto? O questo rapporto la imbarazzava?</em>&#8220;, chiese l&#8217;avvocato.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>penso che fosse una cosa osservata molto attentamente da tutti i miei colleghi in generale questo aspetto è sempre stato una cosa che poi alla fine mi ha anche pesato sotto certi aspetti comunque qualche incarico l&#8217;ho avuto ma non ero il primo a conoscerlo me lo diceva sempre qualche collega&#8221;, </em>rispose il teste.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>se lei ha così riflettuto per l&#8217;associazione culturale, mi fa anche la sua riflessione su questo rapporto?&#8221;, </em>richiese l&#8217;avvocato.<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;è un aspetto delicato sicuramente che andava considerato ed era considerato&#8221;, </em>teste.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>e lei lo considerò accettando degli incarichi?&#8221;, </em>chiese l&#8217;avvocato e purtroppo il teste rispondeva affermativamente</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;accettando degli incarichi&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ad un certo punto l&#8217;udienza è stata interrotta perché i presenti erano troppo infreddoliti. Era stata accesa l&#8217;aria condizionata e il Presidente disse di fare una pausa, che va bene che non ci sia il riscaldamento ma che mettere il condizionatore sembrava un po&#8217; eccessivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli altri testi hanno confermato quanto detto in precedenza sulla Sama e Il Coccio, e a molte domande affermavano di essersi scordati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prossima udienza è fissata per il 26.01.2009</strong></p>
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		<title>Udienza del 12.01.2009</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 07:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fallimentopoli]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
Udienza del 12.01.2009
Parti civili presenti Avv. Grignetti per Bijoux Cascio, Avv. Bozzano per Gori en sostituzione dell&#8217;Avv. Biondi.
Sono state poste domande sulle procedure Sama, Finco e Margheri e sul ruolo del prof. Bandettini in queste procedure; sul compenso di Mariella Giannone nella procedura Boninsegni Vittorio.
Inoltre è stato chiesto sulle procedure Il Coccio Umidificatori; Il Ferrone, Ceramiche Brunelleschi.
Furono sentite le seguenti persone:
Gozzi, Mini, Frati, Verrucchi (consulente nella inchiesta), Bompani, Cantini, Forgeschi, Capecchi, Carpinella, Frosinini, Fossi (Intendente della Polizia di Stato).
È emerso che il dott. Zanella portò la sede legale della ...]]></description>
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<p><strong>Udienza del 12.01.2009</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="Fllimentopoli, Caso Sannino di Gino Sannino" src="/wp-content/uploads/2008/11/istock_000001618406xsmall.jpg" alt="" width="150" height="150" />Parti civili presenti Avv. Grignetti per <strong>Bijoux Cascio</strong>, Avv. Bozzano per <strong>Gori</strong> en sostituzione dell&#8217;Avv. Biondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono state poste domande sulle procedure <strong>Sama, Finco </strong>e<strong> Margheri</strong> e sul ruolo del prof. Bandettini in queste procedure; sul compenso di Mariella Giannone nella procedura <strong>Boninsegni Vittorio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre è stato chiesto sulle procedure <strong>Il Coccio Umidificatori; Il Ferrone, Ceramiche Brunelleschi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Furono sentite le seguenti persone:</p>
<p style="text-align: justify;">Gozzi, Mini, Frati, Verrucchi (consulente nella inchiesta), Bompani, Cantini, Forgeschi, Capecchi, Carpinella, Frosinini, Fossi (Intendente della Polizia di Stato).</p>
<p style="text-align: justify;">È emerso che il dott. Zanella portò la sede legale della di una ditta di un suo cliente da Piacenza a Firenze per meglio dare dei consigli. Il PM legge al teste le sue dichiarazioni fatte alla polizia giudiziaria durante l&#8217;indagine:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;mi riferì che sarebbe meglio spostare la sede legale della società a Firenze perche nel caso che ci fosse stato qualche istanza di fallimento ci sarebbe stato Puliga&#8221;;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;i professionisti da lui nominati erano pilotati&#8221;;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;se avesse svelato i suoi segreti avrebbe potuto inguaiare molta gente seriamente&#8221; </em>e che</p>
<p style="text-align: justify;">Zanella era molto preoccupato<em> &#8220;di lavorare in un ambiente poco pulito&#8221;.</em> Il teste confermava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordava poi il teste l&#8217;episodio su una villa di notevole valore dove il terreno era passato da agricolo a edificabile velocemente, per lo quale gli era stato espresso a Puliga come mai un giudice poteva avere beni così di questo valore e che Puliga rispondeva che aveva sposato una donna ricca e che per tanto non aveva di questi problemi.</p>
<p style="text-align: justify;">La commercialista Mini riferiva di avere ricevuto l&#8217;incarico nella procedura <strong>Il Coccio</strong> attraverso una conoscenza essendo parente del giudice Cariti che conosceva la Figini. Aveva seguito varie pratiche relative a <strong>Autoconcessionaria Pratese, Hotel Demidoff, Aurora srl, Binfi Spa</strong>. Aveva prestato assistenza a Baldassarri per un contenzioso tributario relativo alla <strong>CPU sas</strong>. È emerso che c&#8217;èra stata una duplicazione di questo contenzioso tributario della CPU sas presentato da Baldassarri con diverso nominativo (<strong>Il Moro</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">Sul compenso della Giannone nella procedura Il Coccio disse che era stato applicato un calcolo che non doveva essere, ovvero un calcolo sulla base della data di inizio del concordato e non il valore delle attività e passività risultante dall&#8217;inventario.</p>
<p style="text-align: justify;">Alle domande della difesa del Puliga sul suo parente magistrato la teste affermava che lavorava come giudice nella Commissione Tributaria,  che non escludeva di essere stata presentata a Puliga da lui e che si frequentava con il Puliga.</p>
<p style="text-align: justify;">Al teste dott. Roberto Verrucchi, consulente ausiliare della polizia giudiziaria veniva chiesto di riferire sul compenso liquidato dal Puliga alla Giannone nella procedura <strong>Boninsegni Vittorio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La valutazione della azienda fallita era sostanzialmente inutile, perche in realtà l&#8217;azienda non c&#8217;èra più, l&#8217;unico cespite che aveva erano le merci già valutati in lire 16 milioni dal perito del Tribunale sig. Gallo, non c&#8217;èra marche, avviamento, attrezzature, niente. La Giannone aveva valutato complessivamente in 35 milioni questi 16 milioni di merce aggiungendoci un valore avviamento in maniera empirica sia perche nell&#8217;azienda non c&#8217;èra alcuna attività e quindi no c&#8217;èra reddito. E quindi la Giannone arrotondava a 35 milioni dicendo siccome questa azienda è stata affittata alle Ceramiche Boninsegni snc già da qualche anno, a questo punto, sulla base di questo contratto possiamo valutare, in mancanza di una redditività, l&#8217;avviamento aggiungendo ai 16 milioni di merce una annualità d&#8217;affitto e così è arrivata a 35 milioni, calcolando il compenso sulla base di questa somma.</p>
<p style="text-align: justify;">Il compenso dunque è risultato assolutamente incongruo  e fuori misura per una perizia sostanzialmente inutile. Perché, ancorché fosse stato utile valutare l&#8217;azienda in maniera cosi empirica, questo poteva essere fatto dallo stesso curatore senza aggravio nei confronti della massa dei creditori.</p>
<p style="text-align: justify;">Continuava il teste dicendo che &#8220;ha senso parlare di congruità di un compenso se il lavoro svolto ha una ragione di esistere, noi abbiamo scritto espressamente che questa consulenza era completamente inutile, quindi in una logica di totale inutilità dire che sarebbe spettato comunque un minimo a tariffa professionale finisce per essere fuorviante&#8221;. No si era dunque trattato di valutare una azienda ma un lavoro fatto da un&#8217;altro, accettandolo per buono e poi non potendosi fermare la Giannone aveva arrotondato in maniera empirica aggiungendo al valore delle merci un anno di affitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine sulla vicenda è emerso che il compenso voluto dalla Giannone era conforme al minimo della tariffa applicata (ma resta il fatto prevalente che tale compenso fu possibile calcolarlo solo in seguito alla manovra speculativa della Giannone spiegata dal teste, compenso che le fu poi liquidato dal <span style="text-decoration: underline;">suo amante</span> e giudice delegato alla procedura Sebastiano Puliga. <em>ndr</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Un commercialista rispondendo alle domande confermava che nella procedura <strong>Finco</strong> erano stati erogati compensi ad un consulente che non aveva incarichi e che per tanto non si era insinuato come creditore.</p>
<p style="text-align: justify;">Le procedure assegnate allo studio Bronzetti finivano tutte al giudice Puliga che era anche amico dei Bronzetti.</p>
<p style="text-align: justify;">La difesa del Puliga chiedeva ad altro teste commercialista precisazioni sul concordato <strong>Il Ferrone</strong> e <strong>Ceramiche Brunelleschi</strong> (entrambi del gruppo Materi). Il commercialista ha risposto che lo studio Bronzetti si occupò della procedura Il Ferrone, che Il Ferrone era un cliente dello studio Galeotti Florio e che non sapeva perché non erano stati loro a presentare la domanda di concordato. Per il concordato di Ceramiche Brunelleschi fu lo stesso studio Bronzetti a presentare la domanda. Riconfermava inoltre che periodo che aveva rapporti con il Tribunale di Firenze la maggior parte degli incarichi venivano dal giudice Puliga e che la Figini aveva rapporti di collaborazione con lo studio Bronzetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il teste dott Aldo Bompani riferiva che aveva conosciuto Puliga che era giudice ai fallimenti perché avevano fatto parte della commissione di esami di abilitazione all&#8217;esercizio della professione di dottore commercialista. Si occupò della <strong>Gefin</strong> finanziaria che controllava altre società operative nel campo della ceramica (Il Ferrone e Ceramiche Brunelleschi).</p>
<p style="text-align: justify;">È stata presentata una richiesta di sequestro conservativo nei confronti di Puliga ed altri. La Corte si è riservata di decidere sul sequestro dando alle parti termine per memorie fino alla prossima udienza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Prossima udienza 19 gennaio 2009.</strong></p>
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