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	<title>casosannino.com &#187; Uncategorized</title>
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	<description>La legge non è uguale per tutti</description>
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		<title>Udienza del 6.10.2008</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 04:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Udienza del 6.10.2008
Furono sentiti il Presidente dell&#8217;Ordine degli Avvocati di Firenze dott. Roberto Russo e il Presidente del Tribunale di Firenze dott. Maci. Furono interrogati più che altro sulla situazione che, all&#8217;epoca del Puliga, fu motivo di tensione e disaccordi per sulle modalità di scelta dei professionisti nelle procedure fallimentari.
Dalle deposizioni dei due testi è emerso che le tensioni fra il Tribunale e gli ordini degli Avvocati, dei Commercialisti e dei Ragionieri derivava dalla eccessiva concentrazione degli incarichi lucrosi assegnati a pochi professionisti. Puliga all&#8217;epoca aveva motivato il suo comportamento ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Udienza del 6.10.2008</strong><br />
<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-402" title="Fallimentopoli" src="http://www.casosannino.com/wp-content/uploads/2008/11/istock_000001618406xsmall-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Furono sentiti il Presidente dell&#8217;Ordine degli Avvocati di Firenze dott. Roberto Russo e il Presidente del Tribunale di Firenze dott. Maci. Furono interrogati più che altro sulla situazione che, all&#8217;epoca del Puliga, fu motivo di tensione e disaccordi per sulle modalità di scelta dei professionisti nelle procedure fallimentari.<br />
Dalle deposizioni dei due testi è emerso che le tensioni fra il Tribunale e gli ordini degli Avvocati, dei Commercialisti e dei Ragionieri derivava dalla eccessiva concentrazione degli incarichi lucrosi assegnati a pochi professionisti. Puliga all&#8217;epoca aveva motivato il suo comportamento riferendo che lui sceglieva solo professionisti con i quali aveva un rapporto di stima e di fiducia. L&#8217;Avv. Russo ha riferito &#8220;Puliga mi disse io ho fatto ruotare ottanta cento avvocati; ovviamente le lamentele riguardavano non il numero ma la consistenza del fallimento&#8221;.<br />
È emerso che era arrivata una lettera, ritenuta anonima, nella quale si facevano i nomi dell&#8217;Avv. Linguiti, l&#8217;Avv. Gianlongo, dott. Angelo Garcea, dott. Bandettini ed altri.<br />
Si diceva &#8220;prendono incarichi perche sono amici dei giudici&#8221;<br />
&#8220;le vicende de La Fiorentina catalizzarono l&#8217;interesse della città in tutte le sue componenti compresi i legali&#8221;, il Foro &#8220;insorse&#8221; quando si seppe che il giudice delegato fosse il Puliga in quanto che questo avrebbe già scelto i professionisti fra quelli della sua cerchia.<br />
&#8220;Non si poteva più continuare a far finta di niente&#8221; riferiva l&#8217;Avv. Russo il quale ebbe un teso incontro col Presidente del Tribunale dott. Maci volto a conseguire un intervento di questo prima che la situazione precipitasse.<br />
Dopo che Puliga fu rimosso dall&#8217;incarico alla sezione fallimentare, il Tribunale cominciò ad inviare al Consiglio dell&#8217;Ordine l&#8217;elenco degli incarichi affidati, cosa che -precisa l&#8217;Avv. Russo- il Sindacato degli Avvocati aveva già richiesto molti anni prima al Presidente del Tribunale ma la richiesta non aveva mai avuto riscontro.<br />
La difesa Mazzia, Avv. Tonarelli, interveniva chiedendo all&#8217;Avv. Russo di confermare che il suo assistito non era fra i professionisti indicati fra quelli che ricevevano frequenti incarichi da Puliga, l&#8217;Avv. Russo rispondeva che non conosceva chi fosse Mazzia.<br />
In un colloquio avuto con l&#8217;Avv. Russo il Puliga alle sue avvertenze sulla situazione gli rispose &#8220;facciano quello che vogliono&#8221;.<br />
È emerso che l&#8217;Avv. Russo aveva scritto una lettera alla Procura di Firenze per le dichiarazioni del dott. Mazzotta (titolare insieme al dott. Turco della indagine sulla Fiorentina) fatte in udienza penale a Firenze per il processo sul caso Sheraton. Le dichiarazioni del dott. Mazzotta erano riferite a presunte connivenze dei consigli professionali con gl&#8217;incaricati delle procedure.<br />
È stato riconfermato quanto emerso all&#8217;udienza scorsa in relazione al fatto che Puliga ottenne dal dott. Riccucci -in quel momento sostituto del dott. D&#8217;Amora- l&#8217;assegnazione del fascicolo de La Fiorentina. Si era presentato da lui il cancelliere Santoro, inviato da Puliga, chiedendogli di assegnare a questo la procedura. &#8220;Mi rifiutai&#8221; -continua il dott. Maci- &#8220;lo stesso giorno dopo il mio rifiuto, Puliga si recò dal Riccucci chiedendogli, senza tenere conto di quanto avevo detto a Santoro, di firmarle la prenomina a giudice delegato..&#8221; Al che il Presidente Maci telefonò il Puliga e gli chiese di rinunciare alla nomina ma questo si rifiutò in modo molto aggressivo minacciandolo con rivolgersi ai giornali.<br />
Nell&#8217;ambito di una sua indagini presso il Tribunale, convocò una diecina di commercialisti e ragionieri chiedendo loro i nominativi dei professionisti favoriti dal Puliga ma questi si negarono. In seguito l&#8217;Avv. Cesaroni gli diede i nomi giusto quando sopraggiunse un&#8217;inchiesta ministeriale e dovette interrompere la sua indagine.</p>
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		<title>Anche l&#8217; industriale Becagli indagato per i fallimenti pilotati</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2006 20:24:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Repubblica &#8211; 07 febbraio 2006   pagina 4   sezione: FIRENZE
L&#8217; inchiesta sul comitato di affari che, secondo le accuse, ha pilotato per anni numerosi fallimenti all&#8217; interno del tribunale di Firenze deve fare i conti con i tempi delle poste italiane. Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Genova (competente perché nell&#8217; inchiesta è coinvolto il giudice Sebastiano Puliga, per anni in servizio alla sezione fallimentare fiorentina) arrivano un po&#8217; a capriccio ai 37 indagati. I nomi, perciò, emergono alla spicciolata. Fra i cinque già noti, spicca ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Repubblica &#8211; 07 febbraio 2006   pagina 4   sezione: FIRENZE</p>
<p>L&#8217; inchiesta sul comitato di affari che, secondo le accuse, ha pilotato per anni numerosi fallimenti all&#8217; interno del tribunale di Firenze deve fare i conti con i tempi delle poste italiane. Gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi dalla procura di Genova (competente perché nell&#8217; inchiesta è coinvolto il giudice Sebastiano Puliga, per anni in servizio alla sezione fallimentare fiorentina) arrivano un po&#8217; a capriccio ai 37 indagati. I nomi, perciò, emergono alla spicciolata. Fra i cinque già noti, spicca quello dell&#8217; imprenditore tessile Mario Becagli, già inventore del pile con il fratello Piero, da anni attivissimo anche nei settori immobiliare e alberghiero, colpito in ottobre dalla tragica perdita della figlia Raffaella, misteriosamente uccisa nell&#8217; isola di Bali. Mario Becagli, che è assistito dagli avvocati Pier Matteo Lucibello di Firenze e Giovanni Scopesi di Genova, è indagato per corruzione in atti giudiziari e turbativa d&#8217; asta. Secondo le ipotesi di accusa, si sarebbe aggiudicato illecitamente ad un&#8217; asta fallimentare, il 5 maggio &#8216; 97, l&#8217; Hotel Demidoff di Pratolino, e tre anni più tardi, il 26 ottobre 2000, lo storico Palazzo Ruspoli in via Martelli a Firenze, sottoposto a esecuzione immobiliare. In ambedue i casi il giudice che portò a termine le vendite era Sebastiano Puliga. La sua compagna, Lucia Figini, ha ricevuto diversi incarichi professionali da società del gruppo Becagli. In particolare dal 20 settembre 2000 era sindaco revisore della Firenze Investimenti Developer, la società del gruppo Becagli che il 26 ottobre di quell&#8217; anno si aggiudicò Palazzo Ruspoli. Mario Becagli si dichiara totalmente estraneo a tutte le ipotesi di accusa e afferma che sarà in grado di provare documentalmente che nelle aste che lo riguardano il dottor Puliga non ha commesso alcun atto contrario ai suoi doveri di ufficio, né ha ricevuto da lui o da sue società denaro o altre utilità. Aggiunge che nelle aste le sue società non hanno ricevuto alcun vantaggio, essendosi aggiudicate gli immobili con regolari rilanci e a prezzi molto superiori alla base d&#8217; asta. Si dichiara certo che i suoi chiarimenti determineranno una richiesta di archiviazione. Oltre a Mario Becagli, hanno ricevuto avvisi di conclusione delle indagini i commercialisti Benito e Giovanni Bronzetti, padre e figlio, ritenuti responsabili di peculato e interesse privato negli atti compiuti nei concordati Finco e Cubattoli. Il loro avvocato, Nino D&#8217; Avirro, comunica che sono sereni «perché le accuse si sono notevolmente ridimensionate e le contestazioni residue verranno chiarite quanto prima». Anche i commercialisti Lucio Mazzia e Sandra Mattiacci (marito e moglie) sono stati avvisati che l&#8217; inchiesta è finita. Sono indagati per corruzione in atti giudiziari. Secondo la procura, in cambio della assegnazione di determinati fallimenti, avrebbero compensato in vario modo il giudice Puliga. L&#8217; avvocato genovese Enzo Farolfi, che li assiste con il collega Mauro Cini di Prato, si domanda però come possano adeguatamente difendersi visto che, per decisione del pm di Genova Massimo Terrile, a ogni indagato arriva soltanto la contestazione che lo riguarda, senza un necessario quadro di insieme, e senza che si sappia, almeno finora, quali specifiche ipotesi di accusa vengano mosse al giudice Puliga. &#8211; FRANCA SELVATICI</p>
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		<title>Per il crack Sim &amp; Fed condannati Vita e la moglie</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2002 21:22:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Team Casosannino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giornali]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Repubblica &#8211; 17 aprile 2002   pagina 9   sezione: FIRENZE
IL tribunale ha condannato a cinque anni e mezzo di reclusione Tovia Vita, 39 anni, ex giovane promessa della finanza fiorentina, fondatore nel &#8216; 91 della società di intermediazione mobiliare Sim &#38; Fed, e sua moglie Dahlia Kanader, 37 anni, ex elicotterista dell&#8217; esercito israeliano ed esperta informatica. Erano accusati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata per il buco di circa 20 milioni di euro (40 miliardi di lire) aperto fra il &#8216; 93 e il &#8216; ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Giornali Italiani" src="/wp-content/uploads/2009/03/reading-newspaper.jpg" alt="" width="249" height="249" />Repubblica &#8211; 17 aprile 2002   pagina 9   sezione: FIRENZE</p>
<p>IL tribunale ha condannato a cinque anni e mezzo di reclusione Tovia Vita, 39 anni, ex giovane promessa della finanza fiorentina, fondatore nel &#8216; 91 della società di intermediazione mobiliare Sim &amp; Fed, e sua moglie Dahlia Kanader, 37 anni, ex elicotterista dell&#8217; esercito israeliano ed esperta informatica. Erano accusati di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata per il buco di circa 20 milioni di euro (40 miliardi di lire) aperto fra il &#8216; 93 e il &#8216; 95 nei conti della società. Assolto invece per non aver commesso il fatto Alessandro Tei, 56 anni, socio di Sim &amp; Fed. Assistito dall&#8217; avvocato Giuseppe Taddeucci Sassolini, Tei ha sempre sostenuto di essere stato ingannato da Vita e dalla moglie, che avevano manomesso la memoria del computer, falsificato i bilanci e che inviavano ai clienti estratti conto falsificati. Il tribunale gli ha creduto. Vita e la moglie scomparvero a Natale &#8216; 95, poche settimane prima che la Sim &amp; Fed venisse dichiarata fallita (29 gennaio &#8216; 96). Probabilmente sono in Israele, paese che non ha trattato di estradizione con l&#8217; Italia. Il crack della Sim &amp; Fed causò gravi danni a 860 risparmiatori che si erano fidati di Vita e delle sue brillanti intuizioni finanziarie. Fra di loro c&#8217; era anche il poeta Mario Luzi, e poi medici, avvocati, imprenditori, alti funzionari dello Stato, liberi professionisti. Un gioielliere aveva affidato alla società quasi quattro miliardi di lire, (oltre due milioni di euro), tutti in contanti e senza ricevuta. Tale era la fiducia che alcuni riponevano in Tovia Vita. Qualche cliente era attratto dagli alti rendimenti che la società assicurava e che risultavano dagli estratti conto abilmente contraffatti. Ma i più si erano lasciati convincere dalla fama di serietà e di competenza che il giovane finanziere si era conquistato. Estremamente complicato è stato il lavoro svolto dal curatore fallimentare Benito Bronzetti, ex direttore generale della Banca Toscana, che ha dovuto fare i conti con il sabotaggio del sistema informatico della società. Secondo la sua ricostruzione dei fatti, fra il &#8216; 94 e il &#8216; 95 la Sim &amp; Fed è arrivata a perdere 5253 miliardi di lire (circa 27 milioni di euro). Senza avvertire i clienti, molti dei quali avevano chiesto espressamente che il loro denaro venisse investito in modo prudente, Vita si era tuffato in operazioni ad alto rischio su options e futures. La Sim &amp; Fed amministrava circa 100 miliardi (oltre 50 milioni di euro) di patrimoni. Secondo la ricostruzione del curatore fallimentare, in un mese Vita arrivò a «girare» 57 volte il capitale disponibile, con vorticose operazioni di acquisto e di vendita per centinaia di milioni di euro. La questione più interessante è se in questa spirale pazzesca di investimenti ad alto rischio Tovia Vita abbia veramente perso il denaro dei clienti o se invece non lo abbia dirottato in qualche paradiso fiscale. &#8211; <em>FRANCA SELVATICI</em></p>
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