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Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

February 4, 2012 – 6:41 pm No Comment | 14 views

Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

Maurizio Boni vuole comunque iniziare i lavori sulla proprietà che lui e suo zio Sandro Boni hanno …

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Gli esecutori della frode

Sebastiano Puliga, Alessandro Lozzi, Roberto Scialdone, Sandro Boni, Franco Marcucci, Ernesto Cudia, Maurizio Boni, Antonio Tangocci.

Fallimentopoli

Udienze processuali e notizie sul caso ‘fallimentopoli fiorentina’, nato dal comportamento delittuoso di Sebastiano Puliga ed altri pubblici ufficiali nel Tribunale di Firenze

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Fallimentopoli

Submitted by on December 31, 2008 – 11:27 pmNo Comment | 2,919 views

Fallimentopoli

Sebastiano Puliga arrivò agli inizi negli anni ottanta al Tribunale fiorentino. Intelligente, capace ed arrogante, metteva l’anima in ogni ambiente frequentato per accaparrarsi ammirazione e fiducia. Cominciò presto a valutare uno ad uno i professionisti che conosceva, il loro grado di ambizione e le loro capacità, avvicinando speso quelli giovani più motivati dalla boria di far soldi e carriera, li lasciava senza fiato quando liquidava loro una notula molto stimolante tolta prepotentemente ai beni della vittima di turno. Fra inviti, festini, regali e cortesie, presto si circondò di una corte di arrivisti lusingati anche dalle sue gentilezze, colleghi e colletti esperti o meno esperti in travisare le realtà delle situazioni, senza mancare l’harem di professioniste ambiziose o con ruoli importanti negli uffici del Tribunale, come la segretaria del Presidente, Anna Cardone, dotata dalla capacità di apporre la firma del suo capo nei fogli.

Molti, presi dalle aspettative di giustizia che il suo ruolo di magistrato infondeva, rimanevano storditi dal colpo letale dei provvedimenti del Puliga. Provvedimenti che riusciva a fare nonostante ogni tanto fosse depresso perché l’Inter aveva perso la partita oppure per qualche sua mania non pienamente soddisfatta. Contro i sintomi delle sue seccature esistenziali c’èra un rimedio: il bagliore dei soldi. Per questo spesso lo trovavi in ufficio anche durante le ferie, frugando nelle tasche dei falliti, esecutati o concordati, intento com’era nell’assicurarsi la buona riuscita delle frodi in ponte.

Riuscì a farsi apprezzare molto anche dai colleghi, acquisendo un certo potere dentro lo stesso Tribunale, riuscendo a pilotare anche le cause di altri giudici che a lui potevano interessare.

Era nota la sua amicizia col giudice Valentino Pezzuti e il Presidente del Tribunale Armando Sechi, grazie al quale Puliga e Pezzuti potevano fare quello che volevano dentro il Tribunale. Tale rapporto cominciò quando i due erano alla Sezione Civile e Puliga aveva già scelto i suoi professionisti a lui fedelissimi, formando il famoso comitato d’affari . Insieme arrivarono ad esercitare una tale influenza nell’ambiente giudiziario fiorentino che il loro nome e le notizie su quello che facevano, e che dagli uffici giudiziari e professionali colavano rimbombando in tutta la Toscana, erano per tutti esempio d’indignazione e di vergogna e, diventato ormai un pericolo pubblico e modello di degrado delle istituzioni, divenne anche motivo di timore. In effetti, erano riusciti ad esercitare la loro influenza soprattutto perché con la loro funzione portarono a compimento la rovina di numerose imprese e di famiglie Acquisirono fama proprio in virtù del fatto che essa portava ad un unico fine, quello di dominare, quali maestri dell’illecito, il sistema fallimentare ed esecutivo del Tribunale di Firenze. L’ambizione di potere e di danaro era tanta che non si diedero tregua finché non riuscirono ad imporre una prassi sulla quale fondarono ogni azione e obbiettivo, facendo in modo che impiegati, professionisti, imprenditori, funzionari e persino magistrati fossero assoggettati all’omertà e al ricatto.

Puliga si mise insieme alla commercialista Lucia Figini, figlia di Marcello Figini, banchiere che si occupava, insieme alla moglie, di gestire il denaro ricavato da Puliga e Figini intestandosi libretti e conti correnti e trasferendolo o trasportandolo in conti segreti presso banche estere.

Riuscì a tenersi la procedura de La Fiorentina Calcio. Per farlo era riuscito ad spiazzare anche il Presidente del Tribunale, allora il dott. Maci, figura ormai molto criticata per il poco controllo che esercitava sull’operato dei giudici, in particolare del Puliga, che continuava a fare il bello e il cattivo tempo dentro il Tribunale. Comunque il Presidente tentò di evitare che il fascicolo de La Fiorentina andasse a Puliga, ma non ci riuscì per i raggiri adoperati da questo per ottenere l’assegnazione del procedimento.  Aveva progettato lucrosi guadagni con la procedura della Fiorentina Calcio. A tale fine, insieme ad alcuni del suo comitato d’affari e assistiti dal suo notaio l’ex giudice Ernesto Cudia, costituirono una società che chiamarono Azione Viola spa, il cui presidente era il commercialista Alessandro Lozzi (gli stessi Cudia e Lozzi voluti dal Puliga per escludere dolosamente Zionela dalla I Due Torrenti Srl).

Il progetto Azione Viola venne troncato nel ottobre del 2002, quando moriva suicida il dott. Giovanni Zanella, marito di Mariella Giannone, nota per essere l’amante del Puliga. Guarda quello stronzo in che casino ci ha messo..” aveva commentato la convivente Lucia Figini.

Oggi il Puliga sta rispondendo davanti alla legge per l’accusa di gravissimi reati. Nelle udienze lo vedi sparire nella sedia, ora tanto incurvato come a voler nascondere il proprio essere, ora gettato sopra come un sacco pieno di qualcosa di molle,  ridotto portavoce di quel gruppo di pubblici ufficiali a lui succubi che lo trattavano come una specie di dio. Frasi dettate da timori volano ogni tanto ancora ricordando le sue virtù professionali anche se si trova lì per la sua bravura a usarle per delinquere. Sconcertano le deposizioni di alcuni pubblici ufficiali che per una parte confermano i misfatti e le irregolarità e per altra tingono di dubbi tutto, ritenendo limpide le procedure adoperate per lasciare incarichi a Puliga, assegnare consulenze o per liquidare compensi. Come se tali misfatti, compiuti per anni e anni, perdessero totalmente rilevanza davanti, per esempio, ad una regola tabellare. In virtù di un dichiarato legame di amicizia e affettuosità che li univa al Puliga, si sentono giusti nel ritenere ogni singolo fatto contestato come una semplice svista. In effetti, a discapito di vere e proprie vittime che venivano trattate come carne da macello, solo il rapporto fra loro pare avere rilevanza, scordando completamente di valutare che sono pubblici ufficiali dotati di fede privilegiata, che hanno giurato, e che hanno un dovere preciso d’informazione. Nella logica questo viene tradotto in evidente copertura perché non è accettabile, per la coscienza comune, che tutti sapessero e nello stesso tempo tutti con tanta leggerezza lo lasciassero agire, firmando insieme a lui i provvedimenti senza alcun controllo. Arricchirsi a spalle dei falliti, degli esecutati, degli eredi ed anche di quelli ai quali veniva accettato il concordato (vedi qui l’elenco), questo era il risultato di tale prassi così come emerge dalle deposizioni.

D’improvviso, approfittando del suo ruolo d’imputato, nelle udienze Puliga afferra il microfono esponendo indignato circostanze inventate e imparate a memoria che negano ogni accusa. I suoi modi ricordano il “come osate non sapete chi sono io” degli spacconi inguaribili. Immedesimato nella parte di un maestro davanti alla scolaresca, impartisce alla Corte lezioni di quel diritto da lui stesso infangato. Finisce spesso inviando un messaggio intimidatorio agli ex colleghinon ero solo io a decidere!”.

Ci si chiede, se è vero che non è stato il solo allora perché solo lui?. E lui, perché non dice chi e come avrebbero fatto con lui? Perché non stupire ancora, stavolta però agendo con quella giustizia che aveva sempre negato? Perché non prendere l’occasione di migliorare se stesso davanti la collettività, dicendo la verità e venendo incontro a tutte quelle sue vittime che ancora soffrono le conseguenze del male che ha fatto?.

La gente ora si chiede perché il Comune, la Regione, gli ordini professionali, non si costituiscono parte civile?

Perché Puliga non è dietro le sbarre?

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