Agli imputati sequestrati beni per quasi tre milioni di euro
Repubblica – 02 febbraio 2007
Se è vero che per anni ha operato a Firenze un comitato d’ affari che realizzava illeciti guadagni sui fallimenti, la pubblica amministrazione ha il diritto di recuperare le somme che hanno costituito il prezzo e il profitto dei reati, e comunque di non vederle svanire nel corso delle indagini e del processo. E’ questa la ratio che sta dietro ai provvedimenti di sequestro preventivo di beni per quasi tre milioni di euro disposti dal gip di Genova Elena Daloiso ed eseguiti ieri dalla squadra mobile della questura di Firenze e dal nucleo regionale di polizia tributaria della Guardia di Finanza. I provvedimenti riguardano sedici delle trentacinque persone delle quali il pm di Genova Massimo Terrile ha chiesto il rinvio a giudizio per reati che vanno dalla concussione, alla corruzione, al peculato: primo fra tutti il giudice Sebastiano Puliga, già in servizio alla sezione fallimentare del tribunale di Firenze, indicato come il regista delle illecite manovre sulle procedure fallimentari e accusato di concussione e corruzione. Nei suoi confronti il gip Daloiso ha disposto il sequestro di somme di denaro e di beni fino alla concorrenza della somma di 674 mila euro. Somme quasi altrettanto rilevanti – 575 mila euro ciascuno – è stato ordinato di sequestrare ai cugini omonimi Natale Giallongo, l’ uno ex funzionario della Banca del Salento, l’ altro avvocato, accusati di corruzione in relazione all’ acquisto di un palazzo da un concordato preventivo. Seguono, per ordine di importo, la commercialista Lucia Figini, compagna del giudice Puliga, con 322 mila euro di beni da sequestrare e Mariella Giannone, con 219 mila. Gli altri indagati nei confronti dei quali è stato disposto il sequestro preventivo di beni per ordine di importi decrescenti (da 119 mila a 827 euro) sono il commercialista Angelo Garcea, l’ imprenditore Mario Becagli, i commercialisti Nicoletta Ricci, David Baldassarri, Sandra Mattiacci e Lucio Mazzia, gli imprenditori Anna Ortolani e Massimo Poli, il commercialista Antonio Bandettini, gli architetti Giuseppe Ulivi e Francesco Chirchirillo. I sequestri, disposti il 20 ottobre 2006, prima dell’ inizio dell’ udienza preliminare, vengono eseguiti ora che l’ udienza è in corso, mentre gli avvocati contestano le accuse mosse ai loro assistiti. Il gip Daloiso, tuttavia, ritiene che nei confronti degli imputati sussista il «fumus commissi delicti», cioè il fondato sospetto che abbiano compiuto i reati che vengono ad essi contestati. L’ articolo 321 del codice penale impone il sequestro preventivo dei beni quando il processo riguarda reati compiuti da pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. Nel caso in esame – osserva il gip – il prezzo e il profitto del reato sono costituiti dalla corresponsione di beni o di somme di denaro non dovute, oppure di onorari indebitamente maggiorati rispetto a quelli dovuti, e non è possibile individuarli. Ma in casi del genere è consentito il sequestro «per equivalente» di beni dello stesso valore del prezzo o del profitto dei reati contestati. Beni che, in caso di condanna, saranno sottoposti a confisca. Sulla base di queste disposizioni, squadra mobile e guardia di finanza stanno sequestrando somme depositate su conti correnti, libretti di risparmio, titoli, azioni o altre forme di investimento sottoscritte dagli imputati e anche cointestate a terzi, nonché beni immobili o mobili ad essi intestati. L’ attività prosegue ancora oggi. – FRANCA SELVATICI











Leave your response!