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Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

February 4, 2012 – 6:41 pm No Comment | 16 views

Maurizio Boni insiste perché il Comune di Vicchio approvi il progetto presentato per costruire sulla proprietà defraudata ai Sannino

Maurizio Boni vuole comunque iniziare i lavori sulla proprietà che lui e suo zio Sandro Boni hanno …

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La premiata ditta Fallimenti

Submitted by on February 19, 2006 – 10:22 pm2 Comments | 3,692 views

Repubblica – 19 febbraio 2006   pagina 3   sezione: FIRENZE
Url: La Republica

Premiata ditta Sebastiano Puliga & C. Stando ai risultati dell’ indagine della squadra mobile di Firenze e della procura di Genova, il giudice Sebastiano Puliga, per 7 anni alla sezione fallimentare del tribunale di Firenze e oggi accusato di corruzione in atti giudiziari, concussione, peculato, concorso in bancarotta, aveva creato una sorta di impresa familiare per ricavare i massimi vantaggi dai fallimenti.

Lo aiutavano, secondo le accuse, la sua compagna Lucia Figini, la sua amica Mariella Giannone, il marito di lei, Giovanni Zanella (morto suicida il 17 ottobre 2002), e un gruppetto di commercialisti, architetti e ingegneri. La premiata ditta – hanno concluso gli inquirenti – funzionava senza bisogno di bustarelle, sistema obsoleto di corruzione. Il metodo era più raffinato: il giudice delegato del fallimento nominava un curatore amico, poi spesso gli affiancava consulenti, periti, coadiutori, difensori tecnici, custodi di beni. Tutti costoro venivano retribuiti con il denaro ricavato dalle vendite dei beni del fallito. Così il fallimento, che è un sistema un po’ darwiniano con il quale si spolpa il debitore per risarcire i creditori, si trasformava in una festa per i professionisti, primi beneficiari delle spoglie.

Grati al giudice, lo ricompensavano in mille modi. Per esempio, secondo le accuse, Mariella Giannone ha pagato buona parte dei costi di ristrutturazione di un appartamento in via Crispi del giudice e della sua compagna, e nel 2000 ha versato anche la quota degli amici Puliga-Figini (125 milioni di lire) per l’ acquisto di un terreno a Forte dei Marmi dove insieme progettavano di costruirsi una villa. Ma c’ erano anche altri modi per sdebitarsi con il giudice: redigere per suo conto sentenze della commissione tributaria, curargli i rapporti con il condominio, e – nel caso degli amici architetti e ingegneri – sovrintendere ai lavori di progettazione e ristrutturazione delle sue abitazioni.

Una delle accuse più curiose riguarda la sottrazione dai beni di un fallimento di due bidet, due wc, un lavabo e accessori da bagno del valore di 1 milione e 600 mila lire, poi installati nella casa del giudice a Rosano.

La dottoressa Figini, dal ‘ 95 compagna di Puliga, non poteva ricevere incarichi da lui. Ma, secondo le accuse, c’ era un accordo con il professor Antonio Bandettini e con il giovane commercialista David Baldassarri perché le versassero circa il 25% dei compensi incassati per gli incarichi ricevuti dal giudice. Nel frattempo la dottoressa Figini acquisiva incarichi in numerose società interessate ad acquistare beni dai fallimenti. Nel ‘ 99 la Banca del Salento si aggiudicò un palazzo in via Gramsci 30-32 messo all’ asta nell’ ambito del concordato Api Spa.

Secondo le accuse, su richiesta del legale della banca, avvocato Natale Giallongo, il giudice acconsentì di trasferire la proprietà non alla banca aggiudicataria ma a una società immobiliare da essa controllata, Basa Servizi Spa, che poteva detrarre l’ Iva (pari a oltre un miliardo di lire). In cambio, secondo le accuse, la Banca del Salento conferì un incarico di consulenza a Lucia Figini «in merito a strategie commerciali di sviluppo su Firenze». La lettera di incarico fu firmata dal direttore generale della banca, Vincenzo De Bustis, il 13 gennaio 2000, il giorno prima dell’ emissione del decreto di trasferimento della proprietà del palazzo. La dottoressa Figini ha riscosso dalla banca 50 milioni di lire nel 2001 e altrettanti nel 2002. Per questa vicenda il giudice Puliga è accusato di corruzione in atti giudiziari.

Nel caso del concordato della società Fratelli Catalani, proprietaria del castello di Sammezzano, è accusato invece di concussione: nel 2000, tramite il commissario giudiziale Angelo Garcea, avrebbe indotto la società inglese London Hereford Holding, interessata ad acquistare il castello, ad utilizzare Lucia Figini come consulente. – FRANCA SELVATICI

2 Comments »

  • Angela Trupia says:

    Ogni volta che penso, a come queste persone hanno abusato della loro “funzione pubblica” per arricchirsi alle spalle dell’ onesto  “cittadino”, che  hanno giurato di difendere, mi si rivolta lo stomaco!     Purtroppo, quello che hanno fatto non sarà niente in confronto a quello che faranno appena “riprenderanno” a “decretare”!   Per come viene gestita la “giustizia” oggi in Italia, gente come il Puliga e i suoi sodali, la faranno sempre franca, in barba alle leggi male amministrate e facilmente aggirabili dalle migliaia di cavilli burocratici “legalmente”  utilizzati per aggirare qualsiasi  “reato”  venga loro  contestato!

  • Gino says:

    non credo che Puliga torni a fare il magistrato, non dovrebbe dopo tutto quello che ha fatto.
     

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