Magistrati contro la corruzione - Il caso Elbopoli
Il Tribunale di Genova ha pronunciato condanne per i responsabili e colpevoli degli scandali immobiliari nell’Isola d’Elba e per la tragedia della Mobil Prince. Fra loro un giudice (Germano Lamberti di Livorno) e altri pubblici ufficiali.
Non c’èntra con la fallimentopoli di Firenze, ma siccome è venuto soltanto un articolino che appena si vede sul giornale, la pubblichiamo anche noi su internet.
Nel processo erano parti civili la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero dell’Interno ed ora i responsabili dovranno risarcire i danni allo Stato, un segnale molto positivo di speranza per la martoriata giustizia in Italia, perche stavolta, almeno in parte, non saranno i cittadini a pagare.
Così sarebbe giusto che accadesse con il processo contro il Puliga e il suo comitato d’affari, che hanno provocato enormi danni allo Stato oltre che avere leso gravemente l’economia fiorentina e procurato centinaia di vittime.
Ecco due degli articoli trovati su internet:
Scandali immobiliari/ Sei condannati,tra loro ex capo Gip Livorno
La sentenza emessa dal tribunale di Genova
Genova, 21 apr. (Apcom) - Il presidente della prima sezione penale del tribunale di Genova, Giuseppe d’Agnino, dopo oltre sei ore di camera di consiglio ha letto la sentenza che condanna sei degli otto imputati nel procedimento riguardante vari scandali immobiliari nell’Isola d’Elba. La vicenda era iniziata sei anni fa e tra i coinvolti vi era anche l’ex capo dei Gip di Livorno Germano Lamberti, il prefetto della stessa città, Vincenzo Gallitto, e il suo vice Giuseppe Pesce. Il tribunale ha condannato a tre anni di reclusione per corruzione Lamberti, il viceprefetto Pesce a due anni e due mesi per lo stesso reato e il prefetto Gallitto a due anni per favoreggiamento e peculato. Tra gli altri imputati Gabriele Mazzarri, ex responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, ad un anno e otto mesi, mentre i costruttori Franco Giusti e Fiorello Filippi hanno ricevuto una pena di tre anni e quattro mesi per corruzione. Sono stati invece assolti il sindaco di Marciana Marina e un immobiliarista. Tutti gli imputati condannati sono stati inoltre interdetti dai pubblici uffici per cinque anni oltre che al risarcimento, da liquidarsi in sede civile, alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell’Interno che si erano costituiti parte civile. Tra il pubblico, al processo, erano presenti alcuni familiari delle vittime del Moby Prince, il traghetto dove nel 1991 morirono bruciate 140 persone. La sentenza di assoluzione dei presunti responsabili venne proprio pronunciata dal giudice Lamberti.
IL SARDEGNA - Cronache : Moby Prince, condannato il Gip i parenti delle vittime: fa pensare
23.04.2009
Un buco nero che si spalanca davanti a una delle vicende giudiziarie più controverse della storia italiana. Non si sono fatte attendere le reazioni dei familiari delle vittime della tragedia del Moby Prince, il traghetto che andò a fuoco dopo uno scontro con la petroliera dell’Agip Abruzzo, dramma nel quale la sera del 10 aprile 1991 persero la vita 140 persone di cui molti sardi, dopo la condanna dell’ex capo dei Gip del tribunale di Livorno durante il processo per la tragedia. Martedì il presidente della prima sezione penale del tribun a l e d i Genova , Giuseppe d’Agnino, dopo oltre sei ore di camera di consiglio, aveva letto la sentenza di condanna per sei degli otto imputati nel procedimento riguardante vari scandali immobiliari nell’Isola d’Elba: tra questi c’è anche l’ex capo dei Gip di Livorno, Germano Lamberti, presidente del Collegio giudicante nel processo sul disastro della Moby Prince, in cui furono assolti tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». La sentenza verrà però parzialmente riformata in appello: la terza sezione penale di Firenze dichiarò il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato. Secondo le accuse, Lamberti, in concorso con altri due imputati, avrebbe ottenuto appartamenti in un residence di lusso in cambio di agevolazioni per la realizzazione di un centro servizi nel comune di Marciana. Secondo il pm, inoltre, il giudice Lamberti non sequestrò volutamente un cantiere irregolare. Tra il pubblico, al processo nei confronti di Lamberti, erano presenti alcuni familiari delle vittime della Moby Prince. «La sentenza del tribunale di Genova che ha condannato per corruzione il Presidente del Collegio giudicante del processo Moby Prince amareggia ed inquieta». Sono le prime parole di Angelo Chessa, presidente dell’associazione “10 aprile”, che raccoglie alcuni familiari delle vittime morte nel 1991 nel traghetto che entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno, nel commento dell’esito del processo genovese nel quale l’ex giudice Germano Lamberti era imputato per una vicenda diversa. «Abbiamo - ha aggiunto Chessa - aspramente contestato il modo in cui il processo fu condotto e la sentenza successivamente emessa dal tribunale di Livorno. Ciò ci porta a tornare indietro con la mente e non siamo sereni». Sono stati svolti due processi sulla tragedia della Moby Prince, dai quali non è emersa nessuna responsabilità precisa: la tragedia è quindi ufficialmente ascritta alla distrazione che sarebbe regnata a bordo del traghetto (si parlò a lungo anche del fatto che sia il personale di bordo sia i soccorritori sarebbero stato distolti dalle loro mansioni da un’importante partita di calcio che si stava svolgendo quella sera).
”Amareggiato per la sentenza”
Il collegio genovese (Panicucci, D’Agnino, Lepri) mentre legge la sentenza di condanna agli imputati del processo Elbopoli










Ho trovato questo post che mi sembra interessante e toglie un unaltro “velo” sulle strorture esistenti nei tribunali.
La mafia forense
Amico lettore, è molto tempo che non ricevi notizie dalla lunga e sorda guerra di trincea che il potere occhiuto di ZOG mi scatena da anni. Ciò non significa che ormai un velo di oblio sia caduto sulle brame vendicative degli utili servi del vecchio Shylock.
Purtroppo, quando si deve affrontare giorno per giorno le fasi di una articolata guerra giudiziaria, non sempre si ha il tempo di redigere le pagine di un diario . La guerra incalza.
Ora, in una pausa fra alcuni processi e i prossimi, trovo il tempo, nelle grigie serate della mia lugubre città – dove ormai un cittadino su tre è negro o semita – di redigere questo silenzioso dialogo con i miei lettori sparsi qua e là.
Ce ne sarebbero, di cosa da scrivere in questo diario di lotta al potere tentacolare della democrazia giudiziaria : la vicenda della “ congiura delle baldracche “ (che vede unite in un sordido accordo alcune lavoratrici di marciapiede e alcune avvocatesse dell’ordine forense, non da meno delle loro clienti nelle abitudini di mercimonio sessuale..), la storia lugubre di alcuni sicofanti e falsi testimoni prezzolati dal Rasputin delle Procure, la tenacia con cui io e il mio legale blocchiamo a tempo indeterminato i processi che Rasputin ha elaborato a tavolino per s/finirmi , le trame giudiziarie per impedirmi un attacco alla magistratura locale al servizio della lobby “antifà”, che vuole sperimentare nella mia città le delizie della società multirazziale. E tanto altro. Ma il tempo è poco.
Ho quindi pensato, amico lettore, di farti conoscere con questo mio “messaggio in bottiglia” la “new entry” della Procura pordenonese, l’accusa cioè di aver messo a nudo il racket del controllo giudiziario portato avanti dal consiglio dell’ordine forense.
Sono stato accusato alcuni anni fa di aver leso la rispettabilità di simile lobby trasversale che unisce in un “patto delle merende” politicanti avidi, sordidi maneggioni, avvocati mafiosi e logge massoniche.
Fra i tanti modi con cui questo purulento verminaio di sordidi interessi economici si arricchisce vergognosamente sulla pelle dei poveri “utenti” involontari (gli imputati dei processi penali…) del “pianeta –giustizia” ne ho indicati alcuni. Fra questi uno particolarmente sordido.
Consiste nel prendere cognizione per motivi fiscali e amministrativi (fra cui la liquidazione delle parcelle) dei fascicoli privati che gli avvocati tengono in studio.
Quando vuole ficcare il naso negli affari di un avvocato, il consiglio dell’ordine può intimare l’esibizione di tali fascicoli. Con tanti saluti alla riservatezza !
Io non ci sto. Ho denunciato questo metodo di controllo sociale totalitario ai miei clienti con una lettera-circolare in cui li avvertivo dell’esistenza di questi metodi mafiosi cui io non mi inchino.
L’ordine e i suoi burattini in toga giudiziaria si sono indignati come furie : il “mito” della riservatezza del mondo forense – già traballante per molti motivi – è venuto meno.
Sono stato posto in stato d’accusa.
Per avere detto la verità.
Per aver avvertito i miei assistiti ed amici che io non ci stavo al metodo orwelliano architettato dal consiglio dell’ordine per controllare il lavoro degli avvocati ad esso sottoposti e per passare notizie riservate alle Procura, secondo il lucroso sistema che ordini e Procura seguono da tempo, nel loro sordido “patto delle merende”.
Ecco il testo che ha scatenato le ire della mafia forense, dei suoi picciotti da quattro lire e dei suoi luridi capibastone .
Amico lettore, a te valutare. Questo è il testo che ha aperto l’ennesimo fronte di guerra fra me e la dittatura giudiziaria, autentico cane da guardia delle occulte mafie forensi, al servizio dell’infernale dominio di Usura.
“..Forse Lei già saprà che il Consiglio dell’Ordine è un organismo, seppur dipendente in qualche modo dal ministero di grazie e giustizia,largamente infiltrato da gruppi e appartenenti ad organizzazioni massoniche, settarie e di partiti politici di regime.
Tali organismi, in specie quelli di derivazione massonica, hanno uno scarsissimo senso della privacy altrui e, quindi, inevitabilmente i dati dei procedimenti finiranno senz’altro in mano a massoni e a esponenti della sinistra, cui io vorrei evitare di far conoscere la sua vicenda processuale.
Infatti, costoro sono soliti far incetta di dati e vicende e situazioni delicate altrui, al fine di intromettersi nella vita privata e lavorativa delle persone.
Tramite i loro gangli di riferimento (fra cui lo stesso consiglio forense), essi approfittano delle vicissitudini altrui di cui vengono a conoscenza, per costringere le persone su cui pongono gli occhi ad affiliarsi a tali cosche (secondo lo stile orwelliano dei ‘ grandi fratelli’), e nel caso di persone restie ad ‘allinearsi’ con loro, alla loro eliminazione professionale, lavorativa e personale abusando dei dati di cui vengono a conoscenza attraverso i canali informativi a loro affiliati, fra cui il consiglio forense.
Per giungere a tali scopi illeciti, non esitano a sobillare i loro vari organismi di controllo sociale, disseminati nelle varie categorie lavorative a vessazioni e varie azioni illecite.
Io stesso, a tutela di varie persone, ho proposto oltre venti denunce penali contro il consiglio dell’ordine forense per violazione della privacy a causa di illeciti trattamenti diffusivi di dati riservati di terzi, dati venuti a conoscenza del consiglio abusando delle funzioni di controllo di tale ente.”
Questo succede in tutte le città d’Italia. La tirannia di ZOG ha già pronti i suoi quadri.
Debbo anche aggiungere che nella mia città ,a Pordenone, vige una strana legge che non ha riscontro in nessun’altra città : nel Palazzo di giustizia è obbligatorio che tutti gli atti processuali richiesti dia cittadini o dagli avvocati debbano essere fotocopiati non dal personale giudiziario di cancelleria a ciò preposto dalla legge, bensì solo dal consiglio dell’ordine degli avvocati.
Chiunque chieda che tali atti vengano fotocopiati davanti a lui o dal persone giudiziario (non interessato al controllo sociale del lavoro degli avvocati ) si vede opporre un illegittimo rifiuto : tutti gli atti debbono essere fotocopiati solo presso la segreteria del consiglio.
Non solo : il servizio non viene mai effettuato in giornata, col risultato che almeno per un giorno gli atti dei procedimenti penali sono in mano a tale cricca di malaffare che provvede a quanto necessario per sabotare i procedimenti dei cittadini scomodi informando persone interessate a sabotare le difese.
Amico lettore, sai cosa significa ?
Significa che nove avvocati, espressione dei gruppi di pressione delle lobbies politiche e di malaffare della città (magari anche della associazione Italia – Israele..) vengono a conoscenza di tutti i dati di tutti i procedimenti penali della città…
E sicuramente “li vendono” al miglior offerente…
Denunciare questo sordido giro di sporchi affare e di traffici sulla pelle dei cittadini sottoposti a procedimenti penali è considerato criminale dalla Procura di questa città e da parte del relativo consiglio dell’ordine forense, perfetto compare delle più sordide procure .
E’ considerato invece “legittimo” il sordido business sulla pelle dei cittadini, i cui destini sono noti prima ai maneggioni della città che a loro stessi….
Anche questa è giustizia…
Anche questa è democrazia….
Estorsioni effettuate “in nome della legge”……
Pordenone, 17-11-2003
Edoardo Longo
scriveteci a:
movitaliasociale@virgilio.it
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